C O N C L U S I O N E
La conclusione si articolerà in tre parti. Nella prima vogliamo mettere in rilievo la persona di Ivan Merz in quanto uomo di fede matura - come risulta dalla nostra ricerca — uomo di quelle qualità che sono indispensabilmente esibite per un apostolato nell'ambito dell'educazione ad una vita di fede, e che rendono quest’apostolato più fruttifero e autentico. Questa prima parte ci serve piuttosto come condizione, come ponte per la seconda più importante che sintetizza i dati della nostra ricerca sul Merz come educatore alla fede. Ricordando quel detto "nemo dat quod non habet", teniamo per fermo che il Merz, non soltanto con il suo impegno diretto nell'ambito dell’educazione, ma anche con il suo esempio, che era un modello di quella meta verso cui tendeva la sua opera educativa, ha dato un singolare contributo nell'ambito dell'educazione cristiana. Infine nella terza parte vogliamo stabilire per quanto è possibile, il parallelismo tra l'opera di Merz e la pastorale catechetica come si concepisce oggi, cercando con uno sguardo valutativo di mettere in rilievo quei punti che dallo stesso Merz oggi non sarebbero più accettabili, e di sottolineare invece quegli elementi della sua opera che possono avere, anche oggi, un'attualità nell'ambito dell'educazione cristiana.
A. Esperienza di fede di Merz nella sua maturità
A qualunque epoca sia appartenuta l'esperienza di fede cristiana di una persona, essa è sempre qualcosa di apprezzabile soprattutto se non si inquadra negli schemi consueti del tempo in cui visse, e se possiamo verificarla in base ai documenti autentici. La testimonianza che Ivan Merz diede della sua fede, come abbiamo visto nella prima parte della tesi, presenta qualcosa di molto singolare se si tiene conto delle circostanze in cui Ivan è cresciuto e si è sviluppato. La famiglia liberale, la lettura di varie opere letterarie, la guerra, gli studi a Vienna e a Parigi senza nessun controllo, godendo piena libertà, in continuo incontro con i mali delle grandi città: tutto questo poteva produrre, umanamente parlando, tutto fuorché un santo, cioè un uomo completamente dedicato al Signore e alla sua causa. L'influsso dell'elemento soprannaturale, della grazia appare così ovvio e palpabile nella sua maturazione. Abbiamo di fronte a noi l'uomo che ritorna in patria dai suoi studi con la consapevolezza che "la fede cattolica è la sua vocazione nella vita" e che assiduamente, con una costanza che sorprende e desta ammirazione nel suo ambiente realizza questa sua vocazione a cui fu coerente fino ai minimi particolari nella sua vita quotidiana con i principi di quella fede a cui consacra la sua vita.
In questa testimonianza che Merz diede alla fede, oltre all'elemento della costanza e assiduità nel viverla in prassi, c'è un altro elemento molto accentuato, che colpisce appena ci si avvicina ai suoi scritti. Si tratta della profonda convinzione della verità della fede che accetta e professa con tutto lo slancio della sua anima. Merz non si attarda neppure a sottolineare questa sua indiscussa fermezza di convinzione che soltanto il cristianesimo, come lo professa la Chiesa cattolica, possiede la pienezza della verità. È una convinzione senza nessun’esitazione o scetticismo, una chiarezza senza nessuna ombra di dubbio. E questa convinzione non lo lascia tranquillo, ma lo spinge a far si che anche gli altri scoprano questa Verità della fede cattolica, unica a dare la risposta soddisfacente ai quesiti dell'uomo e a rendere l'uomo veramente felice interiormente già qui sulla terra. Qui ha anche la sua origine quel suo stile pieno di slancio e d’entusiasmo quando scrive sulla fede e le sue verità, nei suoi articoli ed opuscoli. Si sente proprio che quelle righe sono piene di pathos per le verità di fede, che scaturiscono da un'anima che in fondo sperimenta il loro valore assoluto per l'uomo, che lo vive intensamente. Per non parlare poi delle testimonianze dei suoi amici e vicini che non potevano nascondere la loro sorpresa ed ammirazione di fronte a questo "miracolo dell'uomo cattolico", come lo consideravano. Allora, abbiamo una vita spirituale ricca, un'esperienza di fede di profonda convinzione sulle verità del cristianesimo, che si esteriorizza nelle forme concrete di vita, di piena integrazione della fede e delle sue esigenze nella vita personale e in quella dell'impegno attivo. Tutto questo costituisce una testimonianza forte per Cristo, per la fede, che non lascia indifferente colui che ne ha notizia, sia che personalmente abbia conosciuto Ivan, sia che lo abbia conosciuto indirettamente attraverso i suoi scritti e le sue biografie, come si è visto nella presentazione dell'influsso che Merz ebbe sulle varie categorie di persone. Tenendo presente questi dati della vita di fede di Merz, e quello che abbiamo detto all'inizio sul concetto della fede matura[1] come oggi si concepisce nell'ambito della catechesi, riteniamo che è possibile individuare certi elementi di convergenza, certi paralleli fra i tratti della fede di Merz e le esigenze per una fede matura come oggi si concepiscono. Partendo dagli aspetti per così dire materiali della fede matura, quali la conversione, l'espressione negli atteggiamenti e conoscenze, e l'attualizzazione nelle forme di vita e azione, si possono chiaramente individuare tutti e tre questi aspetti nella vita di fede di Ivan Merz. Benché fosse battezzato e avesse ricevuto una prima iniziazione cristiana nell'infanzia, Ivan Merz visse durante la guerra una vera e propria conversione, e attraverso lo studio dal cattolicesimo formale, "estetico" pervenne a un cattolicesimo praticante e completamente dedito a Cristo, che diventò il centro, il massimo valore della sua vita. La conversione di Ivan come abbiamo visto non rimane al puro livello intellettuale, ma egli con tutto il suo essere accetta Cristo e le sue esigenze per la sua vita concreta, integrando tutte le cose terrene ed i valori terreni nella visuale cristiana. Cioè la sua fede conseguentemente crea in lui gli atteggiamenti cristiani, cioè quel nuovo modo di essere, valorizzare, apprezzare, valutare le realtà della vita ed i suoi valori. A questi atteggiamenti precedette la conoscenza delle verità di fede che Ivan acquistò attraverso uno studio accurato ed un'assidua lettura. La sua fede cristallizzatasi negli atteggiamenti e conoscenze si esprime poi in diverse forme di vita e azione come abbiamo lungamente esposto. Sia che si tratti della sua intensa vita di preghiera, in rapporto alla liturgia e ai sacramenti, sia per quel che riguarda la sua carità operosa e l'impegno apostolico. Dal punto di vista formale anche qui troviamo i punti di raccordo della fede di Ivan con quelli di una fede matura. È chiaro che la sua fede è integrata con l'insieme della sua personalità; non c'è que divario che può qualche volta verificarsi tra la religiosità ed altri aspetti di vita dell'individuo. La fede ha preso il posto più alto nella gerarchia dei valori, che vengono riferiti tutti ad essa. La maturità psicologica come condizione per una fede matura è del tutto raggiunta, come appare sia dal suo diario e da altri scritti, come da tante altre testimonianze dei suoi vicini. L'aspetto intellettuale della fede nella sua vita è molto accentuato, in quanto è in continuo sforzo di conoscere sia le sue fondamenta attraverso lo studio filosofico - teologico e la meditazione dei documenti del magistero della Chiesa, sia attraverso la lettura di molti libri spirituali e il frequente contatto con sacerdoti e teologi. L'aspetto critico della sua fede si manifestò in tutta la sua intensità nella sua funzione di “correttore” mettendo in guardia migliaia dei giovani dai pericoli derivanti dai compromessi, sia dottrinali (politicizzazione della fede), sia pratici (liberalizzazione dei costumi morali). L'elemento operativo - creativo della sua fede senz'altro è il più accentuato fra tutti gli aspetti formali: sia se guardiamo la sua opera di pioniere nell'introduzione dell'Azione Cattolica in Croazia, sia se ricordiamo il suo ruolo nel movimento liturgico, sia se si considera la sua opera letteraria e soprattutto quella educativa nell'ambiente delle organizzazioni cattoliche, per coronarla con il suo progetto della fondazione di quell'istituto secolare che poi realizzò la sua prossima collaboratrice, Marica Stankoviæ, che Ivan andava preparando a quest'opera. Non in tanta misura, ma tuttavia è presente anche qualche traccia della dimensione dialogale e dell'apertura verso i valori degli altri. Ivan fa il proposito di parlare con i non cattolici nel senso della legge naturale, partendo da quest’elemento per avviarli quanto è possibile alla meta più alta. In un articolo dà precise direttive in senso positivo, come trattare e lavorare con gli avversari e con coloro che non condividono le nostre idee. Gli stessi atteggiamenti mostra in altre occasioni rispetto al Seniorato. Conforme al concetto neotestamentario di perfezione nella fede (teleiosis, pienezza dell'età di Cristo, uomo perfetto), la maturità sarebbe piuttosto una realtà escatologica; essa è sempre in fieri e non si compie totalmente nell'esistenza terrena, ma arriva alla sua pienezza soltanto nell'aldilà. È ovvio che questa dimensione sfugge alla nostra considerazione. Tuttavia, volendo dire qualcosa in proposito, pensiamo che si possa far attenzione a un fatto che ci può dare almeno un’indicazione non senza rilevanza e, che d’altra parte chiaramente mostra con quale disposizione d'animo e con quale fede Ivan passò da questa vita nell'aldilà. Si tratta del suo "testamento", ultimo scritto di Merz prima di morire, già citato.[2] Se lo si legge attentamente colpisce proprio il tono con cui Ivan ancora una volta professa solennemente la sua fede. C’è qui profonda convinzione sulla realtà del mondo soprannaturale, c'è la chiara dichiarazione che Cristo per lui era tutto nella vita terrena, c'è una ferma speranza di raggiungere i beni soprannaturali, cioè 1’unione di amore con Cristo, la possessione eterna del suo Cuore e che egli arriverà al fine per cui è stato creato. Un uomo che con tale disposizione d’animo passa da questa vita nell'aldilà, che fino all'ultimo istante della sua vita non diede nessun segno in contrario, anzi con i fatti, parole e gesti confermava soltanto quel che scrisse nel suo "testamento" possiamo per lui sperare con una certitudine morale che nell'aldilà raggiunse "la pienezza dell'età di Cristo". Senza nessuna esagerazione possiamo alla fine affermare che Ivan Merz veramente incarna l'ideale di una fede matura come si concepisce oggi. B. Opera educativa di Ivan Merz
L'attività educativa di Ivan Merz s’inserisce nell'ambiente del Movimento Cattolico che era già bene strutturato sia riguardo ai fini da conseguire sia riguardo al metodo di lavoro. Il Seniorato, che guidava tutto il Movimento Cattolico secondo il suo programma ben elaborato, cercava di controllare tutta l'attività dei laici cattolici e voleva che dappertutto si eseguissero le sue direttive e norme. Il programma del Movimento Cattolico, come abbiamo visto, comportava varie dimensioni, anche quella religiosa che piuttosto era subordinata alle altre con cui faceva sistema. Tutta l'opera educativo-apostolica di Ivan Merz bisogna guardarla proprio su questo sfondo, perché queste circostanze mostrano il suo lavoro in tutt'altra luce da quel che potrebbe apparire in un primo momento. Il suo gigantesco sforzo durante sei anni della sua attività non rimase senza frutto. Difatti, Ivan riuscí a realizzare una vera svolta di una parte del Movimento Cattolico, non senza grandi sacrifici e fatiche, sia a livello teorico che pratico. Questa sua svolta fu qualificata con vari appellativi, a seconda del punto di vista da cui era considerata. Per il Seniorato Merz era un "dissidente", perché, oltre a nuove idee che portava, rifiutava chiaramente, a livello teorico e pratico, di considerare il Seniorato come "foro supremo" del Movimento Cattolico, e invece questo ruolo lo attribuiva alla Chiesa e alla sua gerarchia. Per altri, Merz era un rivoluzionario, proprio per queste "nuove idee" che introduceva nella vita dei cattolici in Croazia, il che riguardavano il rapporto del cattolico impegnato verso l'insieme delle verità cristiane, soprattutto verso la Chiesa e la sua Gerarchia. Invece per i suoi seguaci, e per molti che oggettivamente guardavano le cose, Merz era un fedele figlio della Chiesa, un autentico apostolo di Cristo, un santo. Il fatto che il suo processo per la beatificazione è iniziato indica, che possedeva quelle qualità che potevano essere prese in considerazione in vista di conseguire l'alto riconoscimento della Chiesa ufficiale. Fatte queste premesse vediamo sinteticamente quelle dimensioni fondamentali dell'opera di Merz che lo rende un singolare educatore della fede. Innanzi tutto Merz ha davanti a sé chiarissimi i fini della sua attività; gli obiettivi sono precisi, bene formulati. Non lavora senza un piano, spontaneamente, per soddisfare i suoi impulsi di creatività o di autorealizzazione. Il fine ultimo verso cui tende tutta la sua attività, e a cui Ivan impegna disinteressatamente tutta la sua persona e il suo lavoro, è il Regno escatologico di Dio, a cui, attraverso la comunione con Cristo, bisogna addurre il maggior numero possibile di anime. Questo fine ultimo, espresso in diverse variazioni e sfumature, Ivan terrà costantemente presente sia nel parlare sia nello scrivere. La convinzione della realtà di questo fine ultimo soprannaturale cui Ivan coscientemente e coerentemente tende, presenta una grossa novità e originalità della sua opera educativa: nessuno prima di lui e come lui osava così chiaramente rilevare e impegnarsi in questo senso, valutando e subordinando coerentemente ogni altra cosa a questo fine ultimo. Per arrivare a questo fine ultimo ci sono delle tappe intermedie, gli obiettivi particolari che ne rendono possibile il raggiungimento. In primo luogo, la stretta unione con la Chiesa gerarchica. Questo tratto che abbiamo largamente esposto lungo il nostro lavoro costituisce veramente una nota proprio distintiva, originale, anzi unica della sua personalità e del suo lavoro. Un sentire con la Chiesa nei più piccoli dettagli, una fedeltà, amore e ubbidienza verso coloro che nel nome di Cristo la guidano per culminare nel suo singolare rapporto di filiale amore verso la persona del Vicario di Cristo, tutto questo costituisce non soltanto una novità del tutto inconsueta rispetto all'ambiente in cui comparve, ma è un barometro infallibile dell'autenticità della sua fede. Le norme e direttive della Chiesa che Ivan fedelmente e prontamente mette in pratica, rinunciando a creare i suoi propri programmi, le sue idee, le sue norme, sono un segno di quanto la sua fede fosse autentica e il suo impegno sincero e disinteressato. Da notare anche gli altri due obiettivi particolari della sua opera educativa. L'uno, portare il giovane al la maturità di fede, cercando che integri tutti i valori della vita intorno agli atteggiamento di fede; l'altro, formare in lui un vero apostolo di Cristo e collaboratore della sua missione salvifica affidata alla Chiesa gerarchica. Soprattutto questo ultimo tratto, cioè la formazione degli apostoli con tutto quell'impegno organizzativo che portava nella prassi, rendeva l'opera educativa di Merz un'impresa singolare nell'ambiente in cui comparve come laico impegnato. Individuati gli obiettivi dell'opera educativa, vediamo brevemente i contenuti. Bisogna innanzi tutto sottolineare che la scelta dei contenuti è stata determinata dagli stessi obiettivi e finalità che Merz si è prefisso di conseguire. Perciò in questo senso è completamente comprensibile che egli in primo luogo insista nell'approfondire negli educandi l'aspetto intellettuale della fede e delle sue verità, per poi formare in loro i corrispondenti atteggiamenti cristiani. Sono due le aree da cui Merz attinge i contenuti nel suo lavoro educativo, che sono sempre finalizzate dagli obiettivi prefissi. In una prima area chiamiamola teologico-ecclesiale, Merz insiste sui seguenti temi che vuol fare 'assimilare dai giovani: Cristo Salvatore nell'Eucaristia, la realtà della Chiesa con speciale accento sulla liturgia e sulla gerarchia, con a capo il Vicario di Cristo. Maria ha un posto speciale nella sua attività. I documenti del magistero della Chiesa sono, come abbiamo visto, una fonte di continuo riferimento, in cui Ivan attinge le idee per tradurle poi nella prassi. A queste realtà di fede Merz non si contenta di rimanere aderente nel livello puramente teorico, ma cerca sempre di svegliare, formare negli educandi gli atteggiamenti corrispondenti: contatto vitale con Cristo eucaristico attraverso la comunione frequente; vivere la vita spirituale sulla base della liturgia; rispetto, ubbidienza e amore verso la gerarchia della Chiesa e soprattutto al Vicario di Cristo, attraverso la fedele realizzazione delle loro direttive. Strettamente unita a questa, ma sufficientemente ampia da poter considerarla separatamente, e l’area della morale cristiana di cui Ivan come laico era un vero propugnatore e singolare difensore. In una parola, Ivan chiedeva da tutti i suoi educandi, giovani membri dell'HOS, che in tutta la vita pratica e quotidiana fossero coerenti con le loro scelte di fede; che gli atteggiamenti cristiani permeassero tutta la loro vita: in modo particolare quel che riguarda il settore dell'amore e della sessualità. Inoltre Ivan tocca tutte le altre aree della vita giovanile, i cui problemi cerca di illuminare con la luce della fede e dell’insegnamento della Chiesa. Perciò, oltre ai suoi sforzi nella lotta per la purezza delle anime giovanili, Ivan tratta il problema dell'educazione fisica, della sua utilità, dei suoi limiti e del suo scopo, sempre alla luce dell'insegnamento della Chiesa. Il problema dell'impegno politico e del vero patriottismo lo interessa del pari, e cerca di portare anche qui le idee chiare come le dà la Chiesa. Soprattutto è da notare la sua lotta per la dignità della donna e il suo ruolo nella società. Proprio su questo campo della morale cristiana Ivan ha cominciato e portato avanti una vera lotta per la difesa dei principi morali cristiani; si sforzava per la loro realizzazione, soprattutto nell'ambito delle organizzazioni in cui svolgeva la sua attività. Anche la metodologia è dettata dagli stessi fini che Ivan si proponeva di realizzare. Difatti non si può dire che Merz abbia indovinato o costruito una metodologia originale nell'apostolato giovanile. I suoi principi metodologici non sono nient’altro che applicazione dei principi che la stessa Chiesa dà; sia che si tratti di quelli provati già lungo i secoli - insistenza sulla vita spirituale e liturgica - sia quelli offerti nel determinato momento storico, come era il caso dell'Azione Cattolica. Sebbene però non ci sia stata un'innovazione nella metodologia dal punto di vista contenutistico, tuttavia c'era una grande novità ed originalità. Essa consisteva proprio nella coerenza, nella fedeltà, nella serietà e convinzione con cui Merz si mise a mettere in pratica questa metodologia della Chiesa, accentuando certi suoi aspetti e approfondendoli con le proprie riflessioni e applicandoli con tatto alle circostanze concrete. Ricordiamo con quale cura elaborò le direttive per l'apostolato diretto nell'articolo "La conquista della nuova generazione"; poi la sua premura per la stampa cattolica, i suoi suggerimenti sulla prudenza nell'apostolato e sulle esigenze per una sufficiente preparazione, i suoi consigli come utilizzare la sofferenza per gli scopi apostolici, e poi la sua pedagogia di ogni incontro, cioè non tralasciare nessuna occasione in cui non si potesse giovare all'altro, al giovane in primo luogo, nel senso educativo, soprannaturale. Qui sta proprio la sua originalità: molti principi e verità che già esistevano nella vita della Chiesa e che pochissimi seriamente mettevano in pratica, Merz li attualizzò in modo del tutto esemplare e coerente, mostrando il loro perenne, insostituibile valore quando incarnati in modo conseguente come la Chiesa consiglia. C. Confronto di Ivan Merz con la pastorale catechetica contemporanea
1. Il concetto della catechesi odierna. Per cogliere l'attualità dell'opera educativa di Merz per la pastorale catechetica è importante esporre, almeno in modo schematico, i concetti basilari e le esigenze della catechesi contemporanea, per vedere se è possibile stabilire qualche rapporto di parallelismo tra di loro. Nella esposizione dei concetti della catechesi contemporanea anche qui seguiamo il pensiero di E. Alberich.[3] La catechesi oggi s'intende non come una trasmissione intellettuale delle verità di fede, ma come "educazione della fede"; essa è la "mediazione umana che ha come oggetto lo sviluppo della fede nei soggetti a cui è rivolta".[4] Perciò il suo scopo finale è "la maturità di fede".[5] La sua prima caratteristica è il cristocentrismo in quanto il cuore dell'azione catechistica deve essere "annunciare Gesù Cristo, farlo conoscere, amare e seguire",[6] in quanto è la persona vivente. Seconda dimensione fondamentale è l’ecclesialità della catechesi. Deve essere con la Chiesa in stretto rapporto, perché è espressione della vita della Chiesa; nasce nella Chiesa e si riversa sulla Chiesa. Questo compito spetta a tutta la Chiesa; soprattutto oggi l'azione catechistica non è una funzione esclusiva del clero ma i laici sono chiamati a svolgere in essa un ruolo attivo.[7] Terza esigenza importante riguarda l’esperienza religiosa nel cui ambito deve essere situata la catechesi contemporanea, in quanto vuole essere fruttuosa. Sotto il nome d’esperienza religiosa s'intende quella vita di fede comunitaria e personale testimoniata dagli individui e della comunità. Soltanto in questo modo, che è inoltre la legge strutturale dell’economia della rivelazione, è possibile fare un’autentica comunicazione religiosa. La mediazione di questa vita di fede testimoniata dagli operatori catechistici è esigenza fondamentale per la catechesi. I compiti specifici come tappe intermediarie verso lo scopo finale, cioè verso la maturità di fede che la catechesi deve compiere, sarebbero i seguenti[8]: a) Favorire la conversione, cioè preparare le sue vie, in quanto nessuna azione umana può produrla. b) Avviare i soggetti a integrare i contenuti di fede con le concrete situazioni di vita. c) Oltre allo sforzo di approfondire le conoscenze religiose come aspetto importante degli atteggiamenti di fede, deve iniziare alla vita ecclesiale in tutti i suoi aspetti: vita di preghiera, liturgica, sacramentale, caritativa, apostolico - missionaria. d) Deve inoltre favorire la crescita dell'intera personalità, l'integrazione armonica di diversi elementi e valori nella personalità, perciò deve essere in rapporto con le istanze pedagogiche. Data questa molteplicità dei compiti specifici della catechesi, la sua stessa natura giustifica il pluralismo delle forme e delle modalità in cui essa si svolge.
2. Gli elementi oggi non più accettabili. La vita di fede e l'opera di Ivan Merz s’inserisce completamente nella vita della Chiesa del tempo in cui Merz viveva. Anzi, tutta la sua attività era del tutto consona sia con la dottrina sia con la prassi della Chiesa. Ivan stesso si è sforzato ed è riuscito ad assimilare completamente quello spirito ecclesiale, quel sentire con la Chiesa, che era tanto caratteristico nella sua esperienza di fede. Però, in questi ulti mi 50 anni, che ci dividono dal tempo in cui visse Ivan Merz, la Chiesa ha subito una notevole evoluzione nella sua vita e nella sua prassi. Perciò, molti elementi che in quel tempo erano validi ed in uso, sono ridimensionati oggi e non possono essere sostenuti nella stessa forma e con le stesse esigenze come in quel tempo. Tenendo presente queste premesse pensiamo che nell’opera di Merz i seguenti elementi oggi non potrebbero essere accettati perché condizionati dall'ambiente socio-culturale della Chiesa in quel momento storico. a) Ivan è stato molte bene informato sulla dottrina della Chiesa, dato che ha studiato privatamente la filosofia cristiana e teologia e vari documenti del magistero. Non è da meravigliarsi che condivida perciò completamente le opinioni teologiche che in quel tempo erano comunemente accettate. Così per esempio, il principio "extra Ecclesiam nulla salus" su cui egli insisteva molto nel suo zelo sincero e amore verso la Chiesa cattolica,[9] oggi dopo il Concilio Vaticano II non si potrebbe più difendere con tanta categoricità e fermezza come in quel tempo. b) Lo stesso si può dire dal punto di vista della dottrina morale della Chiesa, che Ivan conosceva bene ed era suo fedele interprete. Le sue insistenze e i suoi sforzi nel conservare la purezza fra i giovani si basavano sul la morale sessuale come in quel tempo veniva intesa e insegnata dalla Chiesa. Oggi, sebbene le sue intuizioni e sforzi su questo campo conservino la loro piena validità, non si potrebbe più procedere nello stesso modo come in quel tempo drammatizzando la problematica sessuale e far girare in modo casistico tutta la morale intorno al sesto comandamento. Così per esempio il principio pedagogico della coeducazione che Ivan non accettava, cercando anche di giustificare il rifiuto[10] - e in questo non faceva altro che ripetere la posizione ufficiale della Chiesa di allora - oggi difatti non si può più sostenere né difendere con gli argomenti che Ivan usava in quel tempo. e) Riguardo la liturgia, ci sono cose piuttosto marginali da osservare. Benché nella sua giovinezza Ivan avesse sostenuto che la liturgia si dovrebbe svolgere nelle lingue nazionali,[11] dopo, sotto l'influsso di dom Guéranger e dopo che ha capito la bellezza della liturgia latina, cambia la sua idea e sostiene la presenza della lingua latina nella liturgia; anzi la considera come l'elemento unificante dei cristiani.[12] Anche il suo estetismo liturgico, che va compreso a causa della sua natura estetica e inclinazione verso l'arte, oggi non potrebbe essere del tutto condiviso. La liturgia oggi, dopo il Concilio Vaticano II, si orienta ad essere più funzionale, a corrispondere ai bisogni spirituali primari dei fedeli, mentre l'aspetto estetico, sia delle cerimonie che delle altre realtà che entrano nella liturgia non viene più preso tanto in considerazione come nei tempi passati. d) L'ultima cosa riguarda piuttosto la vita personale di Ivan - il suo ascetismo: digiuno ed altre forme della penitenza corporale. Nel consigliarle agli altri Ivan era molto prudente, anzi non si può notare che su questo punto facesse qualche eccessiva propaganda. Ma egli, come abbiamo visto dai suoi propositi, li praticava in abbondanza. In questo Ivan non faceva altro che seguire, oltre le ispirazioni dello Spirito, anche la prassi che era in quel tempo comunemente raccomandata da vari maestri di vita spirituale e praticata dalle anime che si sentivano attratte verso una vita spirituale più profonda. La teologia spirituale oggi ha ridimensionato questi esercizi ascetici della penitenza corporale. Perciò metterli troppo in rilievo nella figura di Ivan, senza spiegare il contesto e il clima spirituale ascetico in cui venivano esercitati, non gioverebbe a rendere molto attraente ai giovani la persona di Ivan Merz.
3. Le esigenze della catechesi contemporanea e l'opera di Merz. In tutto il lavoro educativo di Ivan Merz, raramente ricorre la parola "catechesi". Perciò a prima vista potrebbe parere forzato stabilire qualche rapporto tra la sua opera e la catechesi. Difatti la cosa sarebbe senz'altro forzata se la parola "catechesi" si intendesse nel senso come si concepiva allora, cioè come pura "trasmissione intellettuale delle verità di fede", la cui effettuazione era ristretta soltanto nell'ambito scolastico. Però se si tiene presente a quali realtà si riferisce la catechesi odierna, quali caratteristiche e scopi ha - come abbiamo brevemente esposto -, allora pensiamo che si possono individuare vari punti di contatto tra l'opera religioso-educativa di Merz e la catechesi contemporanea, il che rende l'opera di Merz non senza valore anche per il nostro tempo. Vediamo però le cose da vicino. Da tutto quello che abbiamo esposto sull'attività di Merz nella seconda parte, possiamo senza esitazione qualificare la sua opera, realizzata nell'ambito delle organizzazioni cattoliche giovanili, come educazione della fede. Questo appare chiaro se si tiene conto sia degli obiettivi verso cui tendeva il suo apostolato, sia dei suoi contenuti sia della metodologia che usava. Par crescere la fede nei cuori dei giovani e formarli così che loro a loro volta diventassero gli apostoli, i promotori della fede nel loro ambiente è il breve riassunto dell'attività apostolico -educativa di Merz. Il cristocentrismo della sua attività pastorale in mezzo ai giovani è del tutto evidente. Come per lui Cristo era centro della vita così vuole addurre a lui le anime come espressamente dichiara in varie occasioni. Anche l'ecclesialità della sua opera religioso-educativa è tanto accentuata, da costituire qualcosa del tutto nuovo nella vita cattolica in Croazia. Soprattutto è da rilevare il suo stretto rapporto con la gerarchia e il suo impegno di laico come collaboratore nella missione salvifica della Chiesa secondo i principi dell'Azione Cattolica. Quell'enorme influsso che Merz esercitò sulla gioventù croata dal punto di vista della promozione dei valori cristiani è dovuto senz'altro, in primo luogo, alla sua testimonianza personale di una vita di fede autentica di un’esperienza religiosa cristiana non comune, coerente, vissuta in comunione con la Chiesa e attuata nella vita quotidiana in tutti i suoi dettagli. Proprio quest’esperienza di fede vissuta che egli non poteva nascondere dava la forza e convinzione irresistibile alle sue parole, sia scritte, sia pronunciate oralmente, sia ai vari suoi impegni. Anche nel settore dei compiti specifici della catechesi contemporanea è possibile individuare qualche parallelo con l'opera educativo - religiosa di Merz. La sua insistenza nel favorire la conversione e promuovere la vita cristiana nella lotta contro il peccato, che considera come lo scopo principale dell'HOS,[13] è del tutto evidente nel suo impegno apostolico. Ci sono poi molte occasioni particolari dove questo suo atteggiamento viene in luce, soprattutto quando scrive e parla su Lourdes, mettendo in rilievo il suo valore apologetico e sui suoi avvenimenti che invitano alla conversione e ad una vita più autentica di fede, e al cui messaggio Ivan presta il suo servizio. La maggior consonanza tra gli sforzi di Merz e le esigenze della catechesi contemporanea la troviamo nella sua opera da pioniere, cioè nell'iniziare alla vita ecclesiale le migliaia di giovani appartenenti al movimento aquilino. Si tratta, come abbiamo già largamente esposto nei capitoli precedenti, sia della sua insistenza nel promuovere la vita liturgica e sacramentale tra i giovani, sia dello sforzo rivolto a formarli per diventare gli apostoli della fede, sia a portarli ad essere in stretto rapporto con la gerarchia della Chiesa. Inoltre è da sottolineare il suo sforzo di promuovere lo sviluppo dell'intera personalità del giovane appartenente all'HOS badando sia alla sua formazione intellettuale e culturale, sia all'educazione fisica e cercando di integrare questi contenuti attorno all'atteggiamento di fede.[14] Infine il pluralismo delle forme e modalità che la catechesi contemporanea oggi consente senz'altro permette di individuare nell'opera di Ivan Merz una opera catechistica nel senso odierno del concetto; questo può essere di vera attualità, e fornire ispirazione soprattutto in quanto fu una testimonianza storica che ebbe inoltre tanti frutti fino ai nostri giorni.
4. Ivan Merz - Modello della vita cristiana. Oltre a quanto detto in precedenza sull'attualità dell'opera educativa di Ivan Merz vogliamo mettere in rilievo un altro elemento che ci pare forse ancora di maggior importanza nell'ambito della pastorale giovanile. Tutti gli operatori tra i giovani sanno bene quanta importanza abbia nel lavoro educativo un esempio, una testimonianza d’autentica vita cristiana, che si possa proporre alla gioventù come modello realizzato di quella meta verso cui dovrebbe tendere ogni autentica catechesi, compresa come educazione di fede: maturità di fede. Il fatto che Ivan Merz è divenuto programma di vita e d’azione per migliaia di giovani,[15] e come tale proposto e raccomandato dagli stessi vescovi croati[16] non è da trascurare, neppure nei giorni nostri. Anzi il suo esempio della vita cristiana diventa tanto più significativo in quanto in base ai documenti che ci ha, lasciato, soprattutto il suo diario, si può seguire il suo itinerario verso la maturità. Si possono vedere tutte le sue crisi, lotte, dubbi, difficoltà che ha avuto nel suo cammino. Proprio questo lo fa tanto vicino all'anima giovanile, ad ogni giovane che nella sua maturazione deve passare attraverso simili stadi. Merz non si presenta come già fatto, modellato, plasmato nella fede cristiana, ma l'acquista attraverso le lotte e le difficoltà per trovare in essa un completo senso di vita e di autorealizzazione. Il suo cammino di fede incoraggia, invita quasi irresistibilmente il giovane a non fermarsi, ma a proseguire verso quella meta e quei valori che Ivan Merz raggiunse. Poi, già adulto, Merz vive una vita in mezzo al mondo del tutto consacrata al Signore, solo, senza appoggio di una comunità, di una istituzione, di regole, che gli traccino la strada. Anzi, egli si crea la propria regola e vive con essa coerente, costante fino a farsi considerare dal suo ambiente "un santo", e tutto questo nell'intima unione con la Chiesa. Questa grandezza spirituale, questa eroicità del suo vivere la vita secondo le esigenze del Vangelo non si poteva nascondere, ma colpiva, perché era così inconsueto vedere un giovane intellettuale, erudito che viveva secondo una gerarchia dei valori contrastanti con 1’ambiente, anche con quello esteriormente cattolico. E quando apriva bocca, il suo parlare, sia scritto sia orale, sul mondo soprannaturale, sulle verità di fede, era pieno di una forza irresistibile, di una convinzione profonda, di un entusiasmo che era contagioso. Questa testimonianza per la fede cattolica, per i valori soprannaturali che Ivan diede con il suo vivere e parlare incoraggia, invita a meglio conoscerlo e poi seguirlo. Il suo sentire con la Chiesa nei più piccoli dettagli della sua vita, la sua fedeltà, amore e ubbidienza verso coloro che nel nome di Cristo la guidano, che culminerà nel suo singolare rapporto di filiale amore e rispetto verso la persona del Vicario di Cristo, tutto questo costituisce, non soltanto una novità del tutto inconsueta rispetto all'ambiente in cui comparve, ma è un barometro infallibile dell'autenticità della sua fede. Che un laico , intellettuale, così giovane arrivi a questa altezza da essere considerato "la colonna della Chiesa" nel suo paese è un evento che la Chiesa stessa non dovrebbe dimenticare né trascurare. Alla fine diciamo qualche parola conclusiva sul suo impegno apostolico. Nessun laico prima di lui e come lui, come afferma il suo biografo, si è impegnato cosi intensivamente nel promuovere la fede cattolica, i suoi principi ed esigenze morali. Questo faceva sempre in stretta unione con il magistero della Chiesa non soltanto scrutandone l'intimo pensiero espresso nei suoi vari documenti, ma cercando di prevenire i suoi stessi desideri. Un apostolato multiforme pieno di slancio che non si limitava soltanto ad agire personalmente, ma si sforzava di formare gli apostoli, di spingere gli altri alla conquista delle anime per Cristo e per il suo Regno. Un tale impegno apostolico disinteressato dimostra la presenza singolare dello Spirito in quest'anima eletta. Perciò non è da meravigliarsi che un uomo di tali qualità si meritasse dopo la sua morte vari appellativi, con i quali i suoi amici e collaboratori lo onorarono, esprimendo cosa egli significasse per i cattolici croati. Elenchiamo soltanto alcuni: la luce sul monte, l'angelo consolatore, il cavaliere di Cristo Re, l'uomo del Papa, l'apostolo della gioventù, l'eroe della pace cristiana, il modello dell'intellettuale cattolico, l'uomo della grazia, il nostro santo in frac, il cavaliere dell'onore femminile, il nostro eterno Merz, la luce dal cielo, l'eroe dell'amore, il gigante dello spirito, l'apostolo della serenità, il più bell’ideale della gioventù croata, la via dei nostri giorni, 1’opera d’arte di Dio, l’uomo di Dio di Croazia ecc..[17] La comparsa di Ivan Merz costituisce un enigma per la ragione umana che trova però la sua soluzione soltanto se guardato alla luce della fede. Soltanto il diretto intervento della Grazia nella sua anima poteva creare questo "miracolo dell'uomo cattolico".[18] Il ruolo del suo carisma pensiamo che non è terminato con la sua morte. Non soltanto è destinato ad essere vissuto dai membri dell'Istituto secolare da lui ideato e progettato, ma questo laico, con la sua testimonianza singolare di vita cristiana e con il suo impegno disinteressato e completo nella missione salvifica della Chiesa, costituisce un invito, una parola del Signore. Spetta a noi di discernere se tramite lui il Signore vuole comunicare qualche cosa anche al nostro tempo.
[1] Vedi P. I. Premessa
[2] Vedi P I., cap 2., C 2 [3] ALBERICH E., Natura e compiti di una catechesi moderna (Torino-Leumann 1974)
[4] Ibid., 89
[5] Ibid., 120
[6] Ibid., 31
[7] Ibid., 65 [8] Cf ibid., 122-127; 144-149 [9] Cf MERZ, Lurd, in KL 38(1924)461 [10] Cf STANKOVIÆ M., Merz o koedukaciji, in ND 40-41(1942)11
[11] Cf D 12-4-1914; 18-12-1918 [12] Cf MERZ, Razmatranja o rim. mis., in HP 3(1922)85-86 [13] Vedi P. II., cap 3, A
[14] Vedi P. II., cap 3, B 2
[15] Vedi P. II., cap 6, C
[16] Cf Lexikon für Theologie und Kirche, Vol. 7°, 110
[17] Questi appellativi si riferiscono principalmente ai titoli degli articoli pubblicati su Ivan; cf Bibliografia nell'archivio di Merz [18] Cf ŽANKO D., Homo catholicus, in OM 8(1928-29)97-98
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