Capitolo Quinto
METODOLOGIA NELL'EDUCAZIONE DELLA FEDE
Da tutto quello che abbiamo finora detto si possono già individuare le linee principali della metodologia che Ivan Merz seguiva nel suo lavoro educativo. La Chiesa nella sua multiforme realtà per Ivan non era soltanto uno degli obiettivi verso cui portava la gioventù, e neppure il contenuto preferito delle sue catechesi e conferenze; ma egli assimilò anche a fondo la metodologia che la Chiesa, adopera nello svolgere la sua missione salvifica di portare l'umanità verso la salvezza eterna, fine con cui Ivan fece coincidere, come abbiamo visto, l'obiettivo ultimo del suo apostolato. Tutti i metodi e mezzi che la Chiesa adopera o consiglia Ivan li fece suoi, anzi li giustifica e li arricchisce con le sue riflessioni e iniziative, che sono sempre consone con le linee principali della sua prassi. Enumeriamo brevemente quei principi della metodologia della Chiesa che Ivan fece suoi e realizzò in modo del tutto esemplare.
A. Formazione per l'apostolato
1. Vita spirituale. Essa era per Ivan la condizione fondamentale d’ogni apostolato. In modo molto chiaro e decisivo Ivan lo afferma nella sua conferenza tenuta al congresso della gioventù cattolica di "Liga" durante il congresso eucaristico, e poi pubblicata nella rivista Luč[1]:
Ivan poi subito enumera i mezzi per realizzare questo rapporto con Gesù e formarsi nel senso spirituale:
Questa insistenza sulla vita spirituale come condizione sine qua non di ogni apostolato Ivan in molte altre occasioni metterà in rilievo. Le stesse idee sopra enumerate Ivan le sviluppa ampiamente concretizzandole nei dettagli nell'articolo "La forza interiore della congregazione"[4] e questa forza interiore della congregazione mariana Ivan pone soltanto nella vita spirituale di ogni membro. Nello stesso modo Ivan si esprime col studente di teologia Franjo Šeper, dopo diventato cardinale, che insieme a un gruppo di colleghi chiedeva consigli sul come rinnovare lo spirito di una organizzazione cattolica. Merz insistette soltanto nell'intensificare la vita spirituale, e in questo senso gli diede il programma dettagliato su come dovrebbe organizzarlo ogni membro.[5] Questo programma sostanzialmente coincide con altri programmi citati sopra. Gli esercizi spirituali Ivan li considera come mezzo importante per l'approfondimento della vita spirituale, non soltanto propria, ma anche quella degli altri. Perciò insiste molto che i giovani li facciano.[6] Ai suoi collaboratori spesso consiglia di farli.[7]
2. Liturgia. Di liturgia nel Merz abbiamo parlato già estesamente, sia come parte essenziale della sua vita spirituale sia come contenuto del suo apostolato. Perciò qui basta soltanto accennare che la Liturgia egli la considera anche come la pedagogia per eccellenza, come espressamente dice nel suo articolo programmatico sulla liturgia:
In questo articolo dove dà questa definizione della liturgia, spiega ampiamente come bisogna, organizzare la propria vita spirituale sulla base della liturgia. Tutto il suo apostolato liturgico difatti era uno sforzo a che le anime scoprissero questa sublime pedagogia della Chiesa e si lasciassero da essa educare verso la pienezza della vita spirituale come egli stesso per sé ha sperimentato. Il piccolo corso sulla liturgia che Ivan in tre annate pubblico nel "Posestrimstvo" è in questo senso molto illustrativo.[9]
3. Azione Cattolica. I principi dell'Azione Cattolica senz'altro entrano nella sua metodologia apostolica, come parte integrante come abbiamo già visto.[10] Basti ancora sottolineare che non era l'Azione Cattolica in sé ad attirare l'attenzione di Merz, ma perché la Chiesa la raccomandava e la esigeva, come obbligo per tutti i cattolici. E Merz, che possedeva già un approfondito "sentire cum Ecclesia", senza nessuna difficoltà e con animo pronto accetta ed esegue quello che la Chiesa gli chiedeva in quel momento storico.[11] B. Principi metodologici concreti
1. Apostolato diretto. Nell'articolo "L'acquisto della generazione nuova"[12] Ivan ha elaborato una metodologia dettagliata per l'apostolato dei giovani membri delle organizzazioni cattoliche. Si tratta di una conferenza che Ivan tenne durante il corso della "Liga", una associazione cattolica giovanile. Già nella prima frase della conferenza egli spiega come egli concepisce il lavoro per l''acquisto di nuovi membri per l'associazione cattolica: "II titolo di questa relazione potrebbe essere: come uno studente cattolico organizzato lavorerà per la salvezza delle anime".[13] Poi subito continua a spiegare questo scopo principale che egli propone al membro dell'associazione cattolica:
Il primo principio di questo lavoro riguardo la salvezza delle anime secondo Merz si trova "nel nostro rapporto con Gesù che deve vivere in noi".[15] Spiega poi più dettagliatamente come bisogna, organizzare la vita spirituale.[16] Dopo questo primo passo con cui "abbiamo messo la nostra propria, libertà al servizio della volontà dì Gesù"[17] segue un secondo passo, il diretto contatto con i nostri compagni. Qui Ivan non fece niente altro che descrivere il suo modo d'agire nell'apostolato di cui erano testimoni tanti che gli stavano vicino.[18] In primo luogo Ivan insiste che in ogni nostro contatto apostolico con il prossimo "deve emanare da noi quella pace soprannaturale, quel dimorare in Dio di cui noi siamo partecipi".[19] Lo stesso contatto con i prossimi su cui vogliamo influire apostolicamente deve essere pieno di misericordia e di amore, essi devono essere coscienti "che noi amiamo in essi qualcosa il cui valore essi stessi non conoscono e che siamo pronti ad aiutarli sia nelle cose più grandi come anche in quelle più piccole".[20] Un tale modo di procedere dovrebbe creare intorno alla stessa organizzazione una atmosfera misteriosa che dovrebbe provocare in loro "il sentimento che qui si tratti di un grande mondo che loro soltanto intuiscono ma non ancora conoscono".[21] Poi Ivan fa accenno alle difficoltà che il giovane apostolo incontra nel lavoro soprattutto con gli avversari. Insiste che bisogna bene distinguere le loro false idee dalle loro "anime immortali che bisogna salvare".[22] Altrimenti si arriva alla completa separazione e rifiuto, il che è contro la carità di Cristo che deve spingerci ad uscire dalla cerchia della nostra organizzazione e avere contatto con coloro che pensano diversamente da noi. Quest’atteggiamento dovrebbe avere per conseguenza che molti di loro sentano
Però anche un contatto eccessivo e una troppa amicizia con gli avversari potrebbero essere nocivi agli stessi membri, perché potrebbe portarli sotto l'influsso negativo degli avversari, e potrebbe finire nei compromessi e nell’uscita dalla organizzazione. Perciò Ivan pone il principio seguente:
Perciò ogni membro dell'organizzazione cattolica quando comincia ad aver relazioni con gli avversari "deve essere continuamente cosciente che "egli è un apostolo tra loro, rappresentante di Gesù Cristo, di cui egli da testimonianza".[25] Per questo è necessario che egli sia in modo speciale formato spiritualmente che viva una profonda vita spirituale e sacramentale e che offra se stesso a Dio per tali anime. D'altra parte questo apostolo deve essere cosciente "che egli con le proprie forze non può convertire nessuno, ma che egli è soltanto l'arma nelle mani di Dio, al quale si sottomette umilmente".[26] Perciò bisogna disporre il proprio animo così "da essere strumento adatto per l'azione di Dio".[27] Inoltre Ivan insiste che l'organizzazione cattolica giovanile deve essere l'organizzazione d’elite, cioè di quei giovani che sono pronti ad eseguire tutti i suoi regolamenti. Attirare nell'organizzazione i giovani che sono già moralmente corrotti non è da consigliare, perché per questi ci vogliono, per la loro conversione, mezzi più forti di quelli di cui dispone l'organizzazione. Generalmente tutti gli sforzi in questo senso sono vani perché l'organizzazione non è luogo della salvezza degli individui già corrotti. Perciò bisogna attirare nell'organizzazione quei giovani "che già di per sé sono generosi, magnanimi, gentili, ma a causa dei pregiudizi non avevano occasione di accettare le verità cristiane".[28] Alla fine Ivan porta l'ultimo principio:
Questo tipo di rapporti amichevoli impedisce le defezioni dall'organizzazione e coloro che si sono già allontanati potrebbero con questa atmosfera amichevole, che deve regnare dentro l'organizzazione, essere di nuovo attirati. Abbiamo intenzionalmente presentato in tutti i dettagli quest’articolo programmatico di Merz sulla metodologia apostolica del giovane membro dell'organizzazione cattolica, perché oltre ai principi, validi anche oggi, Ivan difatti ci descrive se stesso, come procedeva lui nell'apostolato.
2. Importanza della stampa cattolica. Speciale attenzione Ivan dedica, all'apostolato scritto. Egli stesso, come abbiamo già visto, ha pubblicato parecchio; ed inoltre insisteva sull'importanza della pubblicazione e lettura della stampa cattolica. Come abbiamo già notato, Ivan era molto interessato per la fondazione di un quotidiano cattolico che in quel tempo non esisteva in Croazia.[30] Andò perfino in Francia per studiare come era organizzata la loro stampa cattolica, in specie il quotidiano La Croix.[31] Su questo punto si è conservato nel suo archivio un suo interessante scritto, l'abbozzo delle regole che ha composto per la fondazione e redazione del quotidiano cattolico, per il quale ha scelto anche il nome: "Il Vessillo di Cristo". Difatti questo era il secondo nome, che ha sostituito al primo: "Crocefisso". Dal fine che dà al giornale, e dalle esigenze che chiedeva dai membri della redazione e dagli stessi giornalisti, si vede una cosa: l'alto spirito soprannaturale che doveva stare alla base anche del giornale cattolico. Vediamo da vicino come egli imagina il funzionamento di questo giornale cattolico. All'inizio dello scritto Ivan definisce in modo chiaro lo scopo del giornale:
Poi Ivan enumera, tutto ciò che entrerebbe nell'ambito di questo giornale. In primo luogo, la vita della Chiesa e poi tutta la vita pubblica considerata però alla luce dei principi cattolici. Ivan desidera che questo giornale attiri tutti i cattolici senza eccezione, che si elevi sopra le divisioni vigenti fra i cattolici e che aiuti tutti nei loro sforzi, naturalmente se sono in armonia con la dottrina e le direttive della Chiesa. Insiste ancora che il programma del giornale è di sostenere "la sublime missione del papato",[33] e che il giornale è fondato sulla base soprannaturale sulla quale vuole anche rimanere. Per arrivare a tale alto fine religioso, Ivan impone serie esigenze religiose ai redattori, che devono essere cattolici di tale stampo "che energicamente tendono verso la santità",[34] e non coloro che si soddisfano con il minimo della vita spirituale. Anzi, Ivan prescrive in dettaglio quali sono gli obblighi spirituali per i redattori, in quanto devono tendere verso la santità: 1.- La consacrazione al Sacro Cuore e i nove primi venerdì del mese. 2.- Almeno due volte al mese comunicarsi, però si raccomanda che questo facciano ogni domenica. 3.- Esame di coscienza quotidiano. 4.- Una mezz'ora di preghiera quotidiana - meditazione, la lettura spirituale. 5.- Ogni giorno recitare il Veni Creator. 6.- Una volta alla settimana far digiuno per il successo del Movimento Cattolico. 7.- Cercare di avere un confessore costante. 8.- Almeno una volta all'anno fare gli esercizi spirituali. 9.- Quattro volte all'anno con altri collaboratori fare la Comunione insieme da offrire per i compagni morti, per le vocazioni sacerdotali e per il successo del Movimento Cattolico. 10.- Prima bisogna fare la via crucis. 11.- Domandare consiglio al proprio confessore se abbia sentito qualche obbiezione seria sul modo di scrivere nel giornale, che non fosse nello spirito della Chiesa.[35] Oltre a queste esigenze Ivan consiglia che si faccia anche quant'altro dipenderà dall'iniziativa di ogni singolo, per esempio fare le opere di misericordia spirituali e corporali, insistendo sull'abnegazione. Tutti questi obblighi hanno lo scopo "di rafforzare la disciplina, interiore degli stessi redattori e di far di loro i veri canali della grazia di Dio".[36] Inoltre Ivan propone che la redazione del giornale dovrebbe nello stesso edificio della redazione aprire una cappella con il Santissimo Sacramento dove si potesse insieme comunicarsi e chiedere luce e forza per il lavoro.[37] Queste alte esigenze spirituali per i redattori del giornale cattolico poteva ideare soltanto colui che personalmente viveva una profonda vita spirituale, il che era il caso di Merz, come già abbiamo visto nella prima parte di questo lavoro.
3. Vari principi particolari
a) Prudenza. Ivan insiste molto sulla prudenza quando si tratta del lavoro apostolico dei giovani stessi. Per non distrarre i giovani dai loro doveri primari e per evitare i pericoli dell'attivismo giovanile senza sufficiente preparazione, Ivan pone il principio: "I giovani ordinariamente devono usare 90% del loro tempo libero per la propria formazione intellettuale e l'educazione del cuore in vista del futuro apostolato e soltanto il 10% per lo stesso apostolato".[38]
b) Sofferenza. Ivan è cosciente di quale potente mezzo per l'apostolato ed il suo successo possa essere la sofferenza. Perciò alle anime che soffrono scrive e le incoraggia ad offrire le loro sofferenze per la salvezza delle anime e per il successo di varie imprese apostoliche.[39]
c) Pedagogia degli esempi. La pedagogia degli esempi è anche presente nell'apostolato di Ivan. Perciò, quando trova qualche esempio di vita cristiana, non tarda a renderlo quanto più possibile conosciuto. In primo luogo qui entra santa Giovanna d'Arco che Ivan propose alle Orlice come patrona e modello, e di cui pubblicò la biografia in croato. Scrive poi gli articoli sulla vita esemplare di Pierre Poyet, studente francese, buon cattolico, morto prematuramente[40] e sul giovane ingegnere Dragan Marošević, suo compagno di studi, morto solo un anno prima di Ivan.[41] Pubblica anche un articolo su san Tarcisio, come esempio dell'amore verso la santa Eucaristia.[42]
d) Idee guide per l'anno scolastico. Riguardo al lavoro nell'HOS Ivan aveva delle idee che non riuscì del tutto a realizzare. Cosi pensava che tutta l'organizzazione dell'HOS dedicasse ogni anno del suo lavoro all'approfondimento di un tema particolare. Il primo anno sarebbe dedicato all'Eucaristia perché bisogna chiedere la grazia del cielo. Il secondo anno sarebbe missionario in cui i giovani dovrebbero conoscere il lavoro missionario, entusiasmarsi per esso e parteciparvi secondo le possibilità. Il terzo anno sarebbe liturgico, come risultante dei primi due.[43] Proponeva, anche che le migliori associazioni aquiline diventassero con la preghiera protettrici di coloro che non funzionavano tanto bene.[44] Altre sue idee riuscì a realizzare come dice prof. D. Žanko:
P. Vrbanek nella sua biografia porta in quattro pagine l'elenco di altre varie iniziative che Ivan proponeva durante le sedute della presidenza dell'HOS e che in genere erano accettate e realizzate.[46]
e) Consigli per conservare la purezza. Nonostante avessimo parlato già estesamente sull'apostolato morale di Ivan, con speciale riferimento ai suoi sforzi per conservare la purezza nei giovani, portiamo qui le sue idee sui mezzi da usare per meglio conservarla. Nell'inchiesta, quando gli fu posta la domanda: "quali mezzi considera che sarebbero migliori per la conservazione della castità", Ivan risponde :
In altri luoghi raccomanda anche la devozione sincera alla Madonna.[48] In breve, Ivan non fa altro che sottolineare quei mezzi che la Chiesa consiglia. Dice espressamente nel suo opuscolo "Tu e lei": "Ogni giovane che vuole può conservare la purezza se fa attenzione a sé e se si serve dei mezzi che la Chiesa gli offre".[49]
f) Pedagogia di ogni incontro. Abbiamo scelto proprio questo nome per indicare un fatto che molti hanno notato, e un sacerdote lo ha espresso cosi come riporta e conferma D. Žanko:
Parecchie sono le testimonianze che riportano sia i suoi biografi[51] sia vari suoi amici nei loro ricordi pubblicati in varie riviste,[52] come Ivan Merz non perdeva nessuna occasione, nessun incontro, anche quello più casuale, per agire apostolicamente, per avviare l'interlocutore ai valori più elevati, morali e religiosi. Così Mirko Cerovac descrive in Nedjelja tre suoi incontri casuali con Merz. Nel primo incontro, e fu prima di una manifestazione degli Orlovi, Merz parlò a lui ed ai suoi compagni sullo studio e sulla preghiera. In altro incontro gli parla sull'importanza della sobrietà e sul coraggio di riconoscere i propri errori. Una terza volta gli consiglia quali libri leggere durante le vacanze e lo accompagna fino alla stazione soltanto per potergli dare altri buoni consigli. M. Cerovac poi così termina i suoi ricordi:
Il padre di Ivan Merz, Mavro Merz, ricorda il seguente dettaglio:
È anche significativo l'incontro di Ivan con un mendicante invalido nel tram, con cui iniziò un discorso spirituale dopo avergli fatto un dono, e la gente presente era piena di sorpresa e di ammirazione di questa scena.[55] Ci sono altri esempi di zelo apostolico di Ivan con cui in ogni occasione e circostanza testimoniava la sua fede e cercava di avvicinare il prossimo a Cristo e ai valori fondamentali della vita.[56]
[1] Cf MERZ, Sticanje podmlatka, in Luč 1-2(1923)14-16
[2] Ibid.,14
[3] L. cit. [4] Id., Unutarnja snaga kongregacije, in KL 51(1923)618-619; anche questo articolo e una conferenza che Ivan tenne il 9 dicembre 1923 in occasione del raduno di varie congregazioni mariane a Zagreb per la festa patronale. [5] Cf ŠEPER F., Ljubav prema Crkvi, in GP 2(1974)9 [6] Cf PUŠIC D., S našim Merzom od Zagreba do Rima, in ND 19(1930)6 [7] Cf MERZ, Let-Protulipac 7, 1927, FC [8] Id., Duhovna obnova po lit.,in Luč 1(1924)17 [9] Id., Liturgijski kutić, in POS dal 1(1922) al 10(1925)
[10] Vedi P. II., cap 2 [11] Vedi P II., cap 2, A [12] Cf MERZ, Sticanje podmlatka, in Luč 1-2(1923)14-16
[13] Ibid.,14
[14] L. cit.
[15] L. cit
[16] L. cit
[17] Ibid.,15
[18] Cf ŽANKO, Duša, 258-264 [19] MERZ, op.cit., 15; anche cf ŽANKO, Duša,263
[20] MERZ, l.cit.
[21] L. cit.
[22] L. cit.
[23] L. cit
[24] Ibid.,16
[25] L. cit
[26] L. cit
[27] MERZ, Sticanje podmlatka, in Luč 1-2(1923)16
[28] Ibid., 15
[29] Ibid., 16
[30] Id., Nove katoličke novine, in ND 50(1924)2-3.
[31] Cf Le Dr Yvan Merz, in La Croix (23-5-1928)4
[32] MERZ, Kristov stijeg - nacrt pravila, FV
[33] L. cit.
[34] L. cit.
[35] Cf l. cit.
[36] L. cit.
[37] Cf l. cit.
[38] MERZ, Let-Protulipac 6 Sv.Iv.Frane.Chantal 1926, FC
[39] Vedi P. I., cap. 3, G 3 [40] Cf MERZ, Đak apostol, in Luč 19-20(1922)24-27
[41] Cf Id., Ing.Dragan Marošević, in VMK 5(1927)70-71
[42] Cf Id., Sv.Tarzicije, in ML (1924)201 [43] Cf PUŠIĆ D., S našim Merzom od Zagreba do Rima, in ND 19(1930)6
[44] Cf l. cit.
[45] ŽANKO, Svjetlo na gori, in OS 6(1928)166
[46] Cf VRBANEK,Vitez, 113-116
[47] NAGY, Borac, 273
[48] Cf MERZ,Ti i ona,50
[49] Ibid.,43 [50] ŽANK0, O Božjem čovjeku, in ND 21(1929)4
[51] Cf NAGY, Borac, 299-311
[52] JÄGER I. Moj susret s Ivom, in ŽV 5(1938)301-305
[53] OKRIM C., Tri susreta sa dr.I.Merzom, in ND 38(1937)4-5
[54] MERZ Mavro, Očeve male uspomene, in ND 20(1938)3
[55] Cf KNIEWALD, Život, 259
[56] Cf per esemp. KNIEWALD, Život, 259-247 |