PARTE  SECONDA

 

 

IVAN MERZ
EDUCATORE DI FEDE

 

 

Premessa

 

Integrazione tra fede e vita che Ivan Merz realizzò, come abbiamo esposto nella prima parte, comprendeva anche la forte carica apostolica, che difatti era dimensione costituente della sua fede matura. L'intensiva esperienza di fede che Ivan visse sotto l'influsso della Grazia, non l'ha lasciata chiusa in se stesso neppure nello stretto ambito dei suoi amici, ma spinto dallo Spirito fece che molti ve­nissero a conoscenza di questo "miracolo"[1] che la Gra­zia creò nella sua anima. Partecipando alla sua esperienza religiosa ed edificati dal suo esempio molti ne trassero frutti spirituali che rimasero. Perciò tutta questa secon­da parte l'abbiamo consacrata all'apostolato di Ivan Merz che sostanzialmente consisteva nell'educare la fede sopra tutto nei giovani, nel avviarli verso la maturità cristiana che egli raggiunse cosi presto, per indicar loro poi quel­la, meta ultima verso cui tendeva coscientemente tutto il suo lavoro apostolico: Regno Escatologico di Cristo.

Dopo una esposizione dell'ambiente storico-tempora­le in cui si svolse l'opera apostolica di Ivan analizziamo il suo lavoro dal punto di vista degli obiettivi, dei contenuti e della metodologia, terminando con una breve pano­ramica, sul grande influsso che esercitò sul suo tempo.

 

Capitolo Primo

 

L'AMBIENTE STORICO
DELL'ATTIVITÀ DI IVAN MERZ

 

Per cogliere tutto il significato della figura di Ivan Merz e del suo ruolo nella vita della Chiesa in Croazia è assolutamente necessario dare almeno un "breve prospetto della situazione della Chiesa in Croazia, quando egli appare nel suo orizzonte con il suo programma chiaro e bene delineato. Ci limitiamo ai punti essenziali, senza entrare dettagliatamente in questo vasto campo che tocca anche la storia della Chiesa in Croazia e che può offrire materiale per parecchi studi.

 

A. Il Movimento Cattolico croato

 

1.  Il vescovo Mahnić - iniziatore del Movimento. L'attività apostolica di Ivan Merz si inserisce nel già esistente Movimento Cattolico croato, iniziato da msgr. Antun Mahnić, vescovo dell'isola di Krk (Veglia).

a) Liberalismo sfida i cattolici. L'origine del Mo­vimento è strettamente legata alla ondata del liberalismo che cominciò a inondare la Croazia all'inizio del secolo ventesimo. Il pericolo consisteva principalmente nel fatto che gli intellettuali liberali croati, ritornando in patria dalle università europee, cominciarono ad occupare posti sempre più importanti nella società e con il loro influsso liberale minacciavano di far sparire Cristo e il cristianesimo dalla vita pubblica.[2] Il primo che segnalò il pericolo fu il vescovo Antun Mahnić. Purtroppo nelle sue insistenze a suonare l'allarme rimase incompreso dagli altri vescovi e dal clero in genere, che difatti  non si rendeva conto della nuova situazione in cui la Chiesa si trovava. Perciò il preveggente vescovo si rivolse agli studenti cattolici e cominciò con successo ad organizzarli nelle organizzazioni cattoliche. Esse non avevano ancora una fisionomia, e un programma elaborato, ma seguivano le idee del grande vescovo nell'intento di fare resistenza al liberalismo e intro­durre di nuovo i principi del cristianesimo nella vita pub­blica.[3] Cosi all'inizio del secolo XX nacque il Movimen­to Cattolico croato, essenzialmente come un movimento lai­cale, pur essendo suo iniziatore e fondatore il vescovo Mahnić.

b) Le idee di Mahnić. Tre erano le idee fondamenta­li, idee guida che il vescovo Mahnić ha fatto diventare proprie al Movimento e secondo le quali doveva svolgersi la sua attività:

1. Difendere la fede cattolica e la Chiesa e insistere perché la vita pubblica fosse permeata dai prin­cipi cristiani.

2. Con tutti i mezzi legittimi lottare per la libertà e l'autonomia del popolo croato.

3. Promuovere le idee sociali espresse nelle encicliche sociali di Leone XIII e confermate da Pio X, realizzando l'ideale di una democrazia cristiana.[4]

Anche se queste idee potrebbero dare l'impressione, soprattutto la seconda e la terza, che nelle loro realizzazioni non potevano fare a meno della politica, bisogna di­re che il vescovo Mahnić insisteva nel dire che il suo Mo­vimento non poteva identificarsi né legarsi con alcun par­tito politico, con alcun programma politico specifico, ma doveva rimanera sopra di essi, cioè presente in tutti i rami della vita pubblica. D'altra parte fortemente insisteva che l'unità del Movimento stava nel suo strette contatto con la Chiesa, la sua dottrina e la sua autorità.[5] Pro­prio questa dimensione dell'orientamento del vescovo Mahnić Ivan spesso metteva in rilievo ed in esso appoggiava e giustificava la sua azione apostolica. Così egli scrive:

"La secolare comparsa del vescovo Mahnić ha per noi unica­mente questa gigantesca importanza, perché egli era l'eco di Roma, la tromba del Papato, l'uomo forte delle encicli­che... il vescovo Mahnić desidera, che soprattutto un lai­cato istruito e cattolico sia dappertutto il portatore di questa grande orientazione romana".[6]

 

Oltre a questa orientazione puramente ecclesiale che il vescovo Mahnić cercava di dare al suo Movimento, Ivan vede in lui un altro grande merito, cioè l'introduzione del laicato nella recristianizzazione della vita.[7]

 

2. Origine del Seniorato.  Il Movimento intanto si sviluppò fortemente soprattutto tra la gioventù studente­sca. Coloro che erano da giovani intorno al vescovo e con i quali il Movimento iniziò il suo cammino, pian piano fi­nivano i loro studi universitari e ritornavano in patria, dove proseguivano a lavorare nell'apostolato cattolico se­condo l'iniziale impulso del vescovo Mahnić. Per assicurare 1'unità dell'azione del movimento che diventava sempre più largo e massiccio, il vescovo  Mahnić diede una spinta per la fondazione di un gruppo di intellettuali chiamato "Hrvatski Katolički Seniorat" (Il Seniorato Cattolico Croato) che avrebbe dovuto guidare il Movimento nel futuro, sempre però secondo le idee originarie in stretta unione con la Chiesa.[8] Purtroppo avvenne il contrario di quello che il vescovo Mahnić desiderava. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale egli perse il controllo del Movimento e subendo varie sof­ferenze della guerra morì dalle loro conseguenze nel 1920. Intanto il Seniorato, che era già formato, via facti, nel 1916, prese in mano la direzione del Movimento senza esplicito consenso della gerarchia della Chiesa, che a dire il vero poco s’interessava di tutto quello che accadeva, sia nel Movimen­to sia nello stesso Seniorato.[9]

 

3. Orientazione nuova - Dott. P. Rogulja. Un ruolo decisivo per la nuova orientazione del Movimento sotto la direzione del Seniorato ebbe il gruppo di giovani intellettuali membri del Seniorato, con alla testa il dott.  Petar Rogulja, che impose un nuovo programma al Movimento consi­stente nei punti seguenti: 1. L'idea della unità nazionale degli Slavi del sud, cioè dei Croati, Serbi, Sloveni e Bulgari. 2. Intensiva attività culturale nel popolo evitando gli scontri con i liberali a causa del programma puramente religioso pro o contro Cristo. 3. Dal punto di vista reli­gioso si propone l'idea dell'unione delle due Chiese, cat­tolica ed ortodossa.[10] Tutte queste idee formavano un sistema bene elaborato e logicamente portava alla politicizzazione di tutto il Movimento, che ottenne la sua forma concreta nella fondazione del Partito Popolare (Pučka stranka), portatore politico della ideologia del Movimento.[11]

 

4. Fisionomia del Seniorato. Sotto l’influsso del dott. Rogulja e con l'evoluzione organica del Movimento, il Seniorato si è sviluppato  in una, associazione bene struttura­ta, con propria fisionomia, senza dover render conto a nessuno, e che controllava tutto il Movimento e gli dava la direzione secondo il programma del dott. Rogulja e del suo gruppo. Nel convegno generale di tutto il Seniorato, il 6 e 7 maggio 1919, è stato accettato un nuovo statuto che stabilisce come legge interiore del Seniorato i principi già esistenti nella sua prassi.[12] Nel primo paragrafo dello statuto il Seniorato si definisce come "una organizzazione culturale, il cui scopo e di unire tutti i seniori nel la­voro per la recristianizzazione della patria.[13] Si pro­clama come "il foro supremo" di tutta l'attività cattolica dei laici, che crea l'ideologia del Movimento e da la direzione a tutto il lavoro culturale, sociale e politico dei suoi membri.[14] Riguardo al rapporto con la Chiesa si di­ce che il Seniorato "nelle questioni di fede e morale ope­ra in accordo con l'episcopato e se c'è bisogno anche con la Santa Sede".[15] Si sottolinea sempre nello stesso paragrafo che l'organizzazione del Seniorato in tutti i suoi a spetti è segreta. Nel paragrafo 6 si chiede ai membri di essere responsabili di fronte al Seniorato per tutta la loro vita pubblica e privata, di lavorare sempre nella loro attività esteriore secondo le intenzioni del Seniorato e di conservare il segreto anche nel caso di lasciare l'organizzazione. Anzi, ogni membro del Seniorato entro 14 giorni dopo l'avviso che è stato accettato dal Seniorato doveva personalmente sottoscrivere il giuramento con cui di fronte a Dio si obbligava ad agire secondo lo statuto del Seniorato in tutti i suoi punti.

Questo statuto il Seniorato non lo ha presentato per l'approvazione dei Vescovi.[16] Il rapporto con la Chiesa si è regolato così che l'episcopato in esso aveva due suoi rappresentanti, da cui il vescovo Njaradi era egli stesso un seniore giurato, e l'altro, il santo vescovo Lang, aveva pochissima conoscenza di quanto di fatto succedeva nel Seniorato. Dopo la sua morte nel 1924, il Seniorato stesso nomina l'altro rappresentante per l'episcopato nella persona del canonico Slamić, egli pure seniore giurato.[17] 

Nel seniorato aveva accesso ogni intellettuale cattolico di istruzione media, o universitaria. Anche seminari­sti, sacerdoti, religiosi e vescovi potevano ugualmente essere membri del seniorato, ma come persone private senza alcun’autorità speciale, neppure nella dignità di rap­presentanti della Chiesa. Erano allo stesso livello di lai­ci con questa differenza che non potevano occupare i posti di responsabilità nell'organizzazione, il che era riserva­to ai laici stessi a cui il clero prestava soltanto il suo aiuto.[18] Anzi, nel Seniorato i sacerdoti erano chiamati con l'espressione "compagno sacerdote".[19]

 

* * * * * *

 

Da quanto è stato detto riepiloghiamo i punti prin­cipali rilevanti per la nostra trattazione dell'ambiente in cui entra poi nel 1922 Ivan Merz con il suo programma e la sua attività.

Dopo la Prima Guerra Mondiale il Movimento cattoli­co, adesso guidato interamente dal Seniorato, si presenta, così:

a) Verso politica. Si lascia l'orientazione puramen­te religiosa posta all'inizio dal vescovo Mahnić e il Movimento si avvia verso il campo politico con il suo parti­to, portatore della sua ideologia, il cui programma era obbligatorio per tutti i membri del Movimento.[20]

b) Foro supremo. Il Seniorato si considera "il foro supremo" di ogni attività dei cattolici laici e riduce il legame con la Chiesa soltanto al campo che riguarda "la fede e la morale" riservando per sé il compito di creare l’ideologia del Movimento, e di dare le direttive all'attivi­tà concreta di ogni suo membro.[21]

c) Religione in funzione di ideologia. Nonostante che il Seniorato nel suo statuto menzioni che il suo scopo è "di unire tutti i seniori nel lavoro per la recristianizzazione della patria", di fatto lascia questo termine "re­cristianizzazione" molto vago e indeterminato. Come risul­ta, sia dal programma elaborato dal dott. Rogulja, sia dalla stessa prassi del Seniorato, esso aveva scopi ben diversi, oltre quello puramente religioso, che piuttosto era ridot­to in funzione degli altri scopi del Movimento, cioè politici, sociali, economici, culturali, con cui creava un si­stema completo, una ideologia elaborata e definita. La fe­de entrava piuttosto come parte integrante di una ideolo­gia, di un sistema.

d) Metodi. La struttura organizzativa del Seniorato con i suoi metodi dal punto di vista del puro apostolato cattolico lasciava molto a desiderare. Il suo giuramento, il suo aspetto segreto, l'esigenza che i membri debbano rendere per tutta la loro vita privata e pubblica al Seniorato, il metodo della segreta penetrazione in tutti i campi, sia della vita della Chiesa, sia della vita pubblica dove si dovevano eseguire le direttive del Seniorato ed il suo programma - tutto questo non si può dire che era del tutto consono allo spirito evangelico che dovrebbe animare since­ri apostoli di Cristo.

e) Programma politico. Bisogna ancora aggiungere che il programma del Seniorato, come viene imposto al Movimento e portato dal Partito Popolare nel suo aspetto politico sulla unità nazionale con altre nazionalità e sulla unione del­le Chiese, presto si mostrò come difficilmente realizzabi­le. Nonostante che in se presentasse una cosa veramente buona e ideale, le circostanze e lo sviluppo degli avveni­menti politici nel nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni creatosi dopo il crollo dell'Impero austroungarico con la continua e crescente egemonia dei Serbi sopra le altre popolazioni, per molti croati cattolici un tale programma era reso praticamente inaccettabile.

Nonostante tutti questi limiti, bisogna riconoscere che l'organizzazione del Seniorato raggruppava intorno a sé ottimi cattolici croati intellettuali, perché era l'unico spazio dove un laico cattolico di bona fede poteva impegnarsi per realizzare qualcosa per il suo popolo partendo anche dalle premesse cristiane. Un’organizzazione o associazione alternativa per i laici cattolici di tale tipo di fatto non esisteva ancora.

 

 

B. Ivan Merz e il Movimento

 

1.  Durante lo studio. - Insieme all’esperienza religiosa comincia a svilupparsi in Ivan anche la coscienza apostolica, il desiderio dell'impegno personale nel campo dell'apostolato cristiano. I primi cenni in questo senso li troviamo molto presto nel suo diario.

 

a) Coscienza apostolica. Già nel 1915 dice come vorrebbe molto imparare perché i nemici sono numerosi e contro di loro bisogna lottare con i mezzi profondi.[22] Un mese dopo esprime il desiderio di lavorare per il Movi­mento Cattolico in campo letterario, fare da ponte fra letteratura straniera e nostra, educare nei membri il gusto e l'amore verso l'arte.[23] Prima di partire per il servi­zio militare nota come bisognerebbe frequentare le più mi­serabili classi della società e sforzarsi di aiutarle. Soltanto non è sicuro in che modo. "Forse con la autoeducazione. Ho notato che certi fili nascosti (misteri!) emanano dall'interno ed agiscono sull'ambiente secondo la forza morale dell'individuo, anche se egli tacesse".[24] Porta poi l'esempio di San Francesco e della sua predicazione muta, quando passeggiava con le mani nelle maniche del suo abito religioso.

Il suo professore Lj. Maraković, che era personalmente molto impegnato nel ramo studentesco del Movimento Cattolico[25] l'aveva messo direttamente in contatto con esso. Anzi l'influsso del prof. Maraković era tale da produrre in Ivan un vero interesse di canalizzare le sue energie religioso - apostoliche, che cominciavano a sbocciare, nell'ambito del Movimento Cattolico.

 

b) Primi impegni. Finita la guerra, parallelamente con il suo studio e la sua vita spirituale Ivan comincia a prepararsi seriamente per il suo futuro impegno apostolico nel quadro del Movimento stesso. Essendo già a Vienna con un gruppo d’amici nel 1919 rinnova l'associazione degli studenti croati "Croazia" che era soltanto una cellula del vasto Movimento Cattolico, che dopo la guerra riprende vi­ta di nuovo.[26] Lo stesso Ivan fu l'anima della associa­zione e le prime riunioni si svolgevano nella sua camera.[27] Svolgeva anche la funzione di segretario. Con una forza irresistibile Ivan diffonde fra i suoi amici le proprie idee sull'importanza della vita spirituale per ogni impe­gno apostolico.[28] In modo speciale le espresse in una conferenza che poi pubblicò come il suo primo articolo, stampato sotto il titolo "Epoca nuova".[29]

 

c) Le reazioni contro la "nuova orientazione". Già da questo suo articolo "Epoca nuova", come anche dalle altre fonti, si vede come Ivan seguisse molto attentamente lo sviluppo del Movimento stesso in patria e si rendesse conto della deviazione che produsse il gruppo del dott. P. Rogulja, indirizzando il Movimento verso fini politici e nazio­nalistici. Le reazioni di Ivan in quel tempo sono molto significative e già chiaramente preannunciano quella svolta radicale di una parte del Movimento sotto la sua guida verso i valori puramente spirituali e religiosi quando attivamente egli entrerà nel Movimento Cattolico dopo la sua venuta a Zagabria. Riportiamo qui i passi significativi sia dell'articolo come anche dalle altre sue note, dove si vede come Ivan aveva già idee chiarissime sui valori e la loro gerarchia, come dovevano essere coltivati dal Movimen­to stesso secondo il suo parere.

Dopo aver esposto l'importanza della vita spiritua­le e dell'ascesi per coloro che vogliono lavorare per il suo popolo, Ivan alla fine dell'articolo allude alla nuova orientazione del Movimento che neppure in Croazia è rima­sto senza la reazione di coloro che volevano seguire la sua linea originaria ideata dal vescovo Mahnić. Scrive:

"Lo spirito della debolezza è entrato nelle nostre file; questioni politiche effimere ci divisero. Dimenticammo il cosmopolitismo della Chiesa e il suo programma politico elabo­rato attraverso i secoli, che si fonda unicamente sulla dottrina di Cristo. L'egoismo nazionale si è introdotto negli spiriti accesi ed essi dimenticarono l'umiltà e l'abnegazione... Perciò dobbiamo rivolgere tutta la no­stra attenzione all’educazione di noi stes­si e allo studio del cattolicesimo, che purtroppo non conosciamo neppure tanto quanto un allievo della scuola elementare".[30]

 

Ivan qui constata la situazione e fa la sua diagno­si, mette in rilievo lo scopo principale del Movimento cioè il cosmopolitismo della Chiesa, e la dottrina di Cristo, e suggerisce la terapia: studio del cattolicesimo e autoedu­cazione nel senso cristiano.

Ancora più chiaramente e più esplicitamente Ivan si esprime durante una seduta della "Croazia", in cui i membri hanno discusso la problematica del Movimento in patria. L' intervento di Ivan e conservato nelle sue note. Dice:

"Fratelli! Cosi non può andare avanti. Il nostro Movimento si decompone ed ha preso la strada sbagliata. La religione è diventata un mezzo per il nazionalismo. Noi non saremo e non dobbiamo mai essere cattolici per aiutare il popolo, ma aiuteremo anche il popolo perché siamo cattolici. Il cattolicesimo è la nostra meta e non il mezzo".[31]

 

Constata poi come le circostanze causate anche dal­la guerra abbiano creato due correnti in seno al Movimento nazionale - intellettuale e religioso. Ivan è decisamente per la seconda corrente, che deve prendere la guida del Movi­mento. Poi continua: "La base della nostra vita deve esse­re la nostra rigenerazione in Cristo, tutto il resto segue a questo spontaneamente".[32] Ivan in seguito afferma, che i fondatori del movimento hanno realizzato molti successi proprio perché erano cattolici radicali. Adesso però molti uomini sono nel Movimento perché pensano che in questo mondo progrediranno meglio. "E questo è una religione deficiente; noi siamo le membra del Corpo mistico di Cristo e conosciamo soltanto un unico centro di gravitazione e una unica vita".[33]

Un anno dopo Ivan esprimerà nel suo diario la seguen­te osservazione riguardo alla situazione del Movimento in patria, con cui era in continuo contatto:

"Due sono le correnti nelle file cattoliche. Per l'una la Chiesa è Alfa ed Omega, e la se­conda vuole che i principi cristiani permeino la vita pubblica perché essi sono la mi­gliore garanzia che questa fiorirà. Questa seconda corrente sottomette anche Cristo al­la vita pubblica".[34]

 

2.  Arrivo a Zagreb - Presidente dell'HKOS. Dopo aver finito gli studi a Parigi e dopo essersi arricchito non soltanto dal punto di vista professionale ma specialmente nel contatto con la vita cattolica e le sue multiformi espressioni, organizzazioni, attività sia in Austria sia, soprattutto in Francia, Ivan arriva nell'autunno 1922 a Zagabria con le idee chiare e precise, con un programma ben de­finito riguardo al lavoro apostolico e alla gerarchia di va­lori che in questo lavoro sono da conseguire. M. Stanković così descrive il suo arrivo a Zagabria:

"Un uomo nuovo appariva sul nostro orizzonte. Arrivava l'uomo, per cui la fede non era la tradizione, ma la vita, e non considerava il lavoro apostolico come sport, ma come la lot­ta per le anime immortali".[35]

 

Arrivato a Zagabria Ivan quasi automaticamente diven­ne membro del Seniorato, perché questo era l'unico spazio da dove poteva come laico partire per svolgere la sua singolare missione nella Chiesa in Croazia che la Provvidenza gli ha destinato. Lo stesso anno, il 3 dicembre 1922, nel Primo Congresso delle associazioni giovanili cattoliche, Ivan viene eletto presidente del "Hrvatski Katolički Omladinski Savez" - HKOS (Lega della gioventù cattolica croata) che era il ramo giovanile del vasto Movimento Cattolico. Ivan non tarda a mettere già in questo Primo Congresso il suo primo atto pubblico di avviamento dell'appena fondato HKOS verso la Chiesa. Secondo il suo desiderio nelle regole dell'HKOS viene messo che essa "è una organizzazione ecclesiale, che appartiene sotto la competenza della Chiesa e il rappresen­tante della Chiesa è il suo consigliere spirituale".[36] Nel Secondo congresso dell'HKOS il 18. VIII. 1923 Ivan viene rieletto presidente e tiene il discorso molto significati­vo sull'importanza della vita spirituale nelle organizzazioni giovanili in vista dell'apostolato e per l'acquisto di nuovi membri. Le sue risoluzioni in questo senso vengono anche accettate.[37]

Insieme a p. B. Foretić, S. J. che è stato nominato spirituale generale dell'HKOS Ivan è riuscito, come afferma il suo primo biografo D. Kniewald, "in breve termine porre i fondamenti della educazione religiosa dei giovani cattoli­ci croati".[38] In questo senso hanno chiesto da ogni membro come minimo della vita religiosa la comunione mensile. Hanno insistito anche presso i vescovi che nominassero i sacerdoti come assistenti ecclesiastici (padri spirituali) che si prendessero cura per la vita spirituale nelle organizzazioni giovanili che erano membri della Lega.[39]

 

C. HOS - Lega Aquilina Croata

 

Intanto dopo la Prima Guerra Mondiale fra la gioven­tù croata si diffondeva sempre di più il "movimento aquilano" che già prima della guerra era fortemente sviluppato in Cecoslovacchia e nella vicina Slovenia. Caratteristica principale di questo movimento era la coltivazione della ginnastica e dell’educazione fisica, che naturalmente molto attraeva la gioventù. Siccome molti giovani già membri dell'HKOS appartenevano a questo movimento che nella sua struttura giuridica dipendeva dalla Slovenia, si decise di fondere due associazioni sul territorio croato e creare un’unica organizzazione.[40]

La ragione principale del distacco dagli Sloveni era l'insistenza da parte dei Croati sulla dipendenza dell'organizzazione degli "Orlovi" dalla Chiesa, mentre gli Sloveni volevano mantenere l'autonomia dell'organizzazione sen­za accentuazione del momento religioso.[41]

 

1.  Ruolo di Merz nella fondazione dell'HOS - Corret­tore.  Nella commissione preparatoria per la fondazione dell'HOS entra anche Ivan. Come presidente dell'ancora esisten­te HKOS nel mese di novembre 1923 Ivan indirizza una lette­ra circolare a tutti i vescovi avvisandoli sui mutamenti che si preparavano nell'organizzazione giovanile e chiede loro consenso. Sono tre caratteristiche della lettera per noi qui importanti che bisogna mettere in rilievo.

1.- Ivan avvisa i vescovi che la nuova organizzazione si metterà sulle fondamenta dell'Azione Cattolica come la determina la Santa Sede.

2.- Accentua la completa dipendenza dell'orga­nizzazione dai vescovi.

3.- Mette in rilievo il ruolo importante del sacerdote come spirituale dell'organizzazione.[42] Ivan specifica ancora che la nuova organizzazione ac­cetterà in totalità il programma religioso-culturale dell'HKOS che cesserà di esistere.

 

Questa lettera è di grande importanza perché è il pri­mo annuncio d'introduzione dei principi dell'Azione Cattoli­ca nella Croazia, per il cui sviluppo Ivan avrà il più gran­de merito, cosi da essere considerato anche il suo pioniere.

Il 16 dicembre 1923 nell'assemblea costituente viene ufficialmente fondata e proclamata la nuova, organizzazione della gioventù cattolica "Hrvataki Orlovski Savez" (lega Aquilina Croata) - HOS.

La fondazione dell'HOS e la sua separazione dall'a­naloga organizzazione slovena era difatti prima discussa e decisa nel Seniorato e poi si è proceduto esteriormente al la realizzazione del progetto. Ivan come membro del Seniorato con gli altri inviati misero in pratica le direttive di esso riguardo all'unione dell'HKOS con i già esistenti gruppi, appartenenti prima al movimento aquilino legato agli Sloveni.[43]

 

 

L'episcopato croato durante la straordinaria confe­renza tenutasi dal 29 gennaio al 2 febbraio 1924 ha completamente ap­provato la nuova organizzazione, e nel comunicato pubblicato nel "Katolički list" loda in modo speciale il suo lega­me con la Chiesa, i suoi fini educativi e soprattutto ac­centua il valore del suo programma espresso nello slogan: "Sacrificio – Eucaristia - Apostolato". Perciò benedicendo l'organizzazione auspica copiosa benedizione divina sul suo lavoro. Anzi, lo raccomanda a tutto il clero e a tutti i cattolici considerandola come l'unica organizzazione per tutta la gioventù, cattolica croata.[44]

 

Il merito per queste lodevoli parole d’approvazio­ne dell'episcopato spetta in primo luogo a Ivan sotto il cui influsso tutta l’organizzazione difatti prese la strada della stretta connessione con la Chiesa, con i suoi pastori e le loro direttive, con i suoi principi educativi. È da mettere in rilievo che lo slogan: "Sacrificio – Eucaristia - Apostolato", che la nuova organizzazione si prese come linea distintiva del suo programma, era difatti la proposta di Ivan, accettata in una delle prime riunione dell'HOS.[45]

Nella nuova organizzazione Ivan già all'inizio era eletto vice-presidente e poi segretario, funzione nella quale rimarrà fino alla morte.

L'HOS aveva la sua sede centrale a Zagabria, e si esten­deva con le sue organizzazioni locali sul tutto il territo­rio della Jugoslavia dove vivevano i croati cattolici.  Nel 1928, per esempio, l'HOS nel suo ramo maschile e femminile comprendeva 15.000 giovani.[46] La funzione di Ivan nella centrale dell'HOS gli facilitava quell'enorme influsso che esercitava come leader spirituale e ideologo prin­cipale di essa. Oltre ai suoi numerosi articoli che ammon­tano a circa 180, ed agli opuscoli, con cui diffondeva le sue idee e influiva su tutta l'opinione pubblica cattoli­ca, la sua continua presenza nella Direzione centrale del­l'HOS era decisiva per molte scelte della stessa organizzazione, verso le quali Ivan l'aveva avviata già dall'inizio. Questo suo enorme influsso, di cui ancora si parlerà in seguito naturalmente è dovuto in primo luogo alla forza irresistibile della sua personalità erudita e spiri­tuale e alla chiarezza delle sue idee che incessantemente e coerentemente metteva in pratica.

L'HOS diventerà per Ivan il luogo delle sue gioie, ma anche delle sue amare croci e sofferenze provocategli da coloro che non capivano il suo sincero e disinteressato amore verso Cristo, la cui volontà vedeva espressa in tutto quello che la Chiesa attraverso il Papa e i vescovi chiedeva dai cattolici che volevano collaborare nella sua missione salvifica.

Come abbiamo già menzionato[47] un mese prima del­la fondazione dell'HOS Ivan fece gli esercizi spirituali in cui, oltre alla decisione di consacrarsi completamente al Signore per mezzo del voto di castità nello stato laicale, fece anche quella altra proposta tanto significativa per il suo lavoro apostolico: "Servirò il Signore Dio come correttore nelle organizzazioni cattoliche perché riconosco le permanenti deviazioni dalle dottrine rette (Sen., Orl., Domag.)"[48]  Ivan realizzerà la vocazione del correttore in modo eroico, soffrendo molto per le incomprensioni e le dirette opposizioni. Però, il suo faticoso lavoro e le sue soffe­renze portarono frutti. Ivan riuscì a mantenere grande parte dei cattolici croati nella via delle "dottrine rette" sotto cui intendeva la via della fedeltà alla Chiesa gerarchica e al suo insegnamento e le sue direttive.

 

2.  Il Seniorato respinge il programma di Merz.  L’esplicita orientazione di Merz verso la Chiesa e i valori religiosi sulla cui strada egli mise l'appena fondato HOS, non poteva piacere al Seniorato, che aveva, come abbiamo visto, tutt'altra concezione dell'azione delle organizza­zioni cattoliche. Da questo legame con la Chiesa e dall'accentuazione della sua competenza sul funzionamento delle organizzazione, che Merz considerava come essenziale nell' HOS, il Seniorato vide il pericolo per sé come "il foro su premo" di tutto il Movimento Cattolico, a cui apparteneva anche l'HOS. Il primo scontro non tardò a presentarsi già nei primi mesi della vita dell'HOS.

 

a) "Libro d'oro" dell'HOS. Nella lettera ai vesco­vi Ivan, ancora presidente dell'HKOS, annunciando la fondazione dell'HOS avvisa anche che nei prossimi giorni andrà in stampa l'edizione croata del "Zlatna knjiga" (Libro d' oro), il vademecum della gioventù aquilina. Il libro esi­steva già in sloveno e conteneva i seguenti capitoli: (l) L'Aquila, il suo fine, la sua attività e il suo modello da seguire. (2) I doveri e i compiti di vita delle Aquile. (3) Le virtù aquiline. (4). Il carattere. (5) La vita ca­sta. (6). L'amore e i doveri verso il popolo. (7) La sani­tà fisica e il senso per la casa. (8) L'amore e la misericordia cristiana. (9) Aquila e gli avversari.

Nella lettera ai vescovi Ivan precisa, che il libro sarà rifatto e completato perché "spingendo il momento ginnastico nello sfondo mette in rilievo il momento religioso-culturale in quella forma, che la Santa Sede negli ultimi anni ha definito".[49] Questo lavoro della redazione Ivan lo compie solo.[50] Introduce nel libro il nuovo capitolo intitolato "L'amore verso la santa Chiesa", in molti altri luoghi aggiunge con insistenza il legame dell'HOS con la Chiesa, e l'obbligo dei membri di coltivare amore e di ubbi­dire alle direttive dei vescovi e del Papa. Inoltre, premette una significativa prefazione, diventata poi famosa, in cui espone nelle linee principali il suo programma apostolico e giustifica la sua svolta verso la Chiesa e la sua gerar­chia. Intanto il Seniorato informato di questa novità redazionale tramite i due suoi inviati esegue una forzata censura nel testo che era già composto in tipografia. Vengono eliminati quasi tutti i luoghi dove si sottolinea l'amore, l'ubbidienza, e la fedeltà dei membri al Papa e ai vescovi, il capitolo sulla Chiesa viene ridotto al minimo e la pre­fazione di Merz viene completamente scartata.[51] Questo era il primo forte colpo che Ivan subì da parte del Seniorato nel suo nobile intento di svegliare nei cattolici, so­prattutto nei giovani, l'amore verso Chiesa e la sua gerarchia.  Questo fatto colpi Ivan tanto che pianse, come ac­cenna il suo biografo.[52]

Nonostante questa censura da parte del Seniorato è rimasto nel libro quel mutilato capitolo sulla Chiesa e sullo spirituale come rappresentante della sua gerarchia, i doveri religiosi per i membri sono un po' più esigenti ri­spetto a quelli che la Chiesa chiede dal cattolico ordina­rio e si accenna anche all'Azione Cattolica. Il libro an­che così pubblicato rappresenta una tappa significativa nell'impegno di Ivan per realizzare tutto quello che la Chiesa in quel momento storico si aspettava dai suoi figli. Le altre tappe e i principi espressi così programmaticamente in quella prefazione Ivan realizzerà col tempo, nonostante continue e crescenti difficoltà che gli si presentavano da parte del Seniorato.

b) Carta magna dell'apostolato di Ivan. Data la gran­de importanza della menzionata prefazione, perché in modo molto denso riassume tutto il programma apostolico di Merz, anzi può essere considerata come la "cartha magna" del suo apostolato, la riportiamo qui come ci è stata conservata nell'archivio di Ivan.[53] Difatti era già compresa nel­le bozze tipografiche quando il libro venne censurato. Ivan l'aveva dopo pubblicata parzialmente nel settimanale "Katolički Tjednik".[54] Dopo aver fatto accenno all'originale sloveno, cui l'autore F. Terseglav voleva anche improntare il libro con i principi cristiani, Ivan continua:

"Tuttavia molti si domanderanno meravigliati perché noi nonostante questo abbiamo osato completare e rifare questo libro. La ragione principale consiste nel fatto che dal 1910, cioè da quando è stato pubblicato per la prima volta questo libro, l'organizzata Azione Cattolica si è sviluppata, in modo particolaremente magnifico in tutto il mondo e questa grandiosa vita della Chiesa Cattolica ha la­sciato anche nella nostra gioventù, le sue profonde tracce.

Quel che accontentava i nostri compagni più anziani, non ci accontenta più. Noi non dobbiamo più lottare per il diritto di esistenza nella vita pubblica, come essi lo fa­cevano con tanto entusiasmo e successo. L'o­pinione pubblica tiene conto oggi della organizzata gioventù cattolica, e sono pochi coloro a cui sembra che un uomo erudito non pos­sa essere fedele figlio della Chiesa Cattolica.

La più recente generazione ha fatto un passo avanti. Essa è stata presa dalle onde di quei fiumi, che incominciarono a scorrere dall'eterna Roma, già nel 1905, quando Pio X, di pia memoria, ha pubblicato il Breve sulla frequente e quotidiana santa Comunione. La giovane generazione coltiva un amore pieno di entusiasmo verso il nostro Salvatore che è sempre con lei nella santissima Eucaristia; qui essa attinge la forza per la sua azione, per il suo apostolato. Mentre la generazione più anziana doveva affermare il cristianesi­mo nel modo intellettuale e apologetico e mostrava grande risolutezza, nell'opporsi agli attacchi del liberalismo, la nuova generazione è più tranquilla: essa e in continuo e intimo contatto con Gesú, che regna e governa nelle loro anime. In connessione a questo i giovani hanno l'amore pieno di slancio verso la santa Chiesa, l'immacolata Sposa di Gesú e verso i suoi vescovi e sacerdoti. Loro so­no convinti che al sacerdote spetta il compito primo e più importante nella diffusione del Regno di Dio e che i laici devono asso­ciarsi a questi; devono diventare i loro aiutanti. Perciò vediamo che presso gli altri popoli i migliori membri delle organizzazio­ni cattoliche giovanili sono entrati nel se­minario, e sembra che questo fra poco avver­rà anche da noi. Questa edizione del "Libro d'oro" aveva proprio questo scopo di resti­tuire al sacerdote quel dignitoso posto che spetta al discepolo di Cristo.

Da questo "Libro d'oro" si vede anche che la gioventù ha gli occhi sempre rivolti verso Roma, dove si trova quel faro che con i suoi raggi illumina tutta la terra. E dalla stessa Roma negli ultimi tempi sono scaturite le direttive che contano sull'Azione Cat­tolica come su un fatto e che in modo molto preciso determinarono il suo ruolo.

Rifacendo il "Libro d'oro" noi perciò ab­biamo posto la più grande attenzione a quel­le istruzioni che gli ultimi Papi hanno dato all'Azione Cattolica, soprattutto al movimento giovanile. Nell'Azione Cattolica entrano secondo questo: "Le forze cattoliche organizzate e collegate per la salvaguardia, diffu­sione, applicazione e difesa dei principi cattolici nella vita individuale, familiare e sociale". Riguardo la stessa gioventù cat­tolica organizzata, il Santo Padre Pio XI (il Papa dell'Azione Cattolica) ha chiaramente pronunciato che essa deve in primo luogo ten­dere verso la sua formazione religiosa, in­tellettuale, culturale e sociale. Il movimento giovanile cattolico deve curare l'educa­zione dell'elite, l'educazione degli apostoli. Le associazioni della gioventù cattolica devono essere alla Chiesa che ascolta - Ecclesiae audienti - i veri seminari, in cui nel modo programmatico si educheranno gli aiutanti alla Chiesa che insegna - Ecclesiae docenti.

Da tutto questo è comprensibile che noi oggi esigiamo dalla nostra gioventù molto di più di quanto non sia stato possibile tredi­ci anni fa. Noi perciò abbiamo determinato proprio in dettaglio quali sono i doveri re­ligiosi dell'Aquila, quante volte minimamente deve ricevere la santa Comunione, quale deve essere il suo rapporto verso la Chiesa ed i suoi ministri. Mentre la generazione più anziana accentuava di più l'amore verso Dio e verso il popolo, presso i giovani, questo amore verso Dio ha ricevuto la forma più concreta nell'amore al Gesù eucaristico, e all'amore verso la Santa Chiesa vuole sottomet­tere l'amore verso il popolo.

Che il buon Dio voglia che questo Libro d'oro in questa sua forma formi un esercito degli apostoli, esercito dei santi, che si spargerà per tutta la patria croata per con­quistare come i cavalieri cattolici il regno delle anime. Che anch’esso contribuisca in qualche modo affinché dappertutto regnino i principi della santa Chiesa romano-cattolica e che in questo modo il Sacratissimo Cuore di Gesù stringa il maggior numero possibile dei nostri fratelli nel suo abbraccio divi­no".

 

Questo era il programma apostolico di Ivan Merz. Qui in sintesi troviamo tutte le idee guida che determineranno la sua attività e che Ivan poi in quattro anni successivi seminerà nelle anime dei giovani, che poi porteranno frut­to sorprendente.

Riassumiamo: insistenza sulla vita spiri­tuale con speciale accento alla vita eucaristica; amore verso la Chiesa e rispetto ed ubbidienza verso la sua gerar­chia; attenzione a tutto ciò che il Papa da Roma dice e prontezza nell'eseguirlo; diretto impegno nella diffusione del Regno di Dio in collaborazione con i sacerdoti, mini­stri di Cristo secondo le recenti direttive del Suo Vicario espresse nei suoi documenti.

Nei capitoli successivi presenteremo come Ivan ha elaborato ulteriormente questo suo programma.

 

3.  Lo sviluppo del dissenso dal Seniorato. Con la respinta formale del programma di Ivan Merz dal "Libro d'oro" comincia, difatti una lotta fra il Seniorato e Ivan Merz ed i suoi collaboratori e seguaci, che come conseguenza avrà la divisione nel campo dei cattolici impegnati in Croazia. Noi qui dobbiamo prescindere, dati i limiti di questa tesi, dalla presentazione dettagliata di questa contro­versia e ci soffermeremo soltanto sui punti importanti per la nostra trattazione, cercando di mettere in rilievo gli atteggiamenti di Ivan Merz in tutto quest’affare.

 

a) Resistenza segreta. Nonostante questa iniziale resistenza del Seniorato riguardo allo stesso programma di Merz, il passo più importante era già fatto. Cioè i vesco­vi hanno approvato l'HOS[55] e la sua nuova direzione nel senso dell'Azione Cattolica. Di fronte a questo fatto il Seniorato non poteva agire pubblicamente, ma passa piutto­sto ad una resistenza segreta. Non voleva né poteva permettere che la più forte e più numerosa organizzazione della gioventù cattolica fosse sottratta al suo influsso perché secondo il suo intento questa organizzazione doveva essere il luogo del reclutamento non soltanto dei nuovi membri del Seniorato, ma soprattutto dei membri del Partito Popolare, fondato dal Seniorato con il suo programma irreale che non era difatti condiviso da molti cattolici.[56] Perciò il Seniorato cercava in tutti i modi di sostituire nella direzione dell'HOS, il dott. Protulipac, il dott. Merz ed altri loro collaboratori e di mettere al loro posto i suoi uomini, che sarebbero docili alle direttive del Seniorato e alla sua politica. Questi sforzi però non portarono frutti perché nelle assemblee generali dell'HOS, che si tenevano ogni anno, la direzione iniziale veniva sempre rieletta. Inoltre essa aveva l'appoggio e l'aiuto del maggior numero dei vescovi, soprattutto dell'Arcivescovo di Sarajevo Šarić, che non permisero che si realizzassero gli intenti del Seniorto.[57]

b) Espulsioni dal Seniorato. Il culmine della lot­ta fu nell'anno 1926. Dopo i vani intenti del Seniorato di rimuovere I. Protulipac, I. Merz ed altri loro collaborato­ri dalla direzione dell'HOS durante l’Assemblea generale di Požega[58] tutti loro, fino a quel tempo ancora membri del Seniorato, furono espulsi da esso. Nessuno, neppure dott. Merz era contento di questo gesto, poiché sperava, essendone membro, di poter agire nel Seniorato stesso nel sen­so dell'Azione Cattolica.

Nonostante l'espulsione di Ivan Merz e Ivan Protu­lipac ed altri loro collaboratori essi riuscirono a conservare la linea generale dell'HOS sulla posizione dei principi dell'Azione Cattolica, il che meritò loro molte approvazioni e riconoscenze dell'episcopato stesso.[59]

c) Ultima ragione del conflitto.  Da tutto quello che Ivan scrisse sulla controversia col Seniorato riportiamo qui il testo del suo autografo che forse in miglior modo individua l'ultima causa del conflitto tra le sue idee e quelle del Seniorato:

"La più profonda causa della controversia nelle file cattoliche consiste nel fatto che ai seniori manca una sufficiente formazione intellettuale. Sono cattolici secondo il cuore e riguardo la vita, le questioni sociali, estetica ecc. hanno in buona fede (perché cosi sono educati) le concezioni liberali ... (Seniorato) è l'appoggio del cattolicesimo liberale nella Croazia".[60]

 

Per ulteriore approfondimento di tutto il conflitto tra l'HOS, sotto la guida del dott. Merz e Seniorato uno dei documenti principali da consultare è la lettera che Ivan Merz scrisse al Nunzio Apostolico a Belgrado, Mons. Hermenegildo Pellegrinetti su tutta la problematica.[61] La lettera è di trenta pagine. Inoltre sono molto importanti altri due suoi opuscoli: "Organizzazione aquilina, studenti e il Movimento Cattolico" [62]e " 'Orlovstvo' e la situazione nel Movimento Cattolico",[63] che insieme a quel contro-opuscolo del Seniorato "Unità del movimento",[64] presenta dettagliatamente tutta la problematica del conflitto.

d) Segno di contraddizione. Completando questa breve presentazione dell'ulteriore sviluppo del conflitto ripor­tiamo qui l'opinione del prof. D. Žanko sul ruolo di Merz in tutta la divisione dei cattolici in Croazia, come anche il suo parere che ci sembra il più autorevole sulla sua causa. Il D. Žanko, che era dalla parte di Merz, vicino col­laboratore ed amico e testimone di tutto quello che accadeva, considera Merz "signum contradictionis" del suo tempo,[65] "la linea di demarcazione fra le due mentalità entro i cattolici organizzati",[66] anzi una "difficile prova per molti nella Croazia"[67] che fece dal suo nome, un nome incancellabile. La ragione di questo singolare ruolo Žanko la vede così:

"In qualunque modo questo suoni paradossal­mente, Ivan Merz è diventato perfino un sim­bolo di una certa orientazione spirituale e la pietra di frontiera del cattolicesimo croato, perché ha pronunciato alcuni principi vecchi e contenuti in tutte le dogmatiche e in tutti i manuali della storia ecclesiastica, cioè i principi sulla Chiesa, sul Papa, sui vescovi, sui sacerdoti e sul loro rapporto verso il mondo cattolico, oppure meglio sul rapporto del mondo cattolico verso di loro; perché senza alcuna pretesa di diventare guida lui personalmente, fino alla ingenuità del bambino puro da tutti gli aspetti razio­nalistici e politici,  ha pronuncialo - difatti ripetuto, verbalmente ripetuto, letteral­mente trascritto alcuni pensieri del Santo Padre sul cattolicesimo politicizzato e sul cattolicesimo della Chiesa; perché sul pro­blema dell'azione riguardo la contemplazione ha pensato come s. Tommaso d'Aquino, Toma Kempis e tutti gli altri maestri della vita spirituale".[68]

Žanko poi conclude che Merz di fatto non ha tanto lottato per le nuove verità quanto per i nuovi rapporti verso l'organismo delle verità cattoliche. E chiaro che questo portava al conflitto e la differenziazione dalla tradizione del "cattolicesimo empirico" per cui Ivan diventò "signum temporis".[69]

 

D.  Gli atteggiamenti di Ivan durante la controversia

 

Dal punto di vista della maturità di fede di Merz di non poca importanza sarebbe di vedere quali erano gli atteggiamenti di Merz e il suo metodo in questa lotta che in sostanza lui iniziò e portò fine alla fine della sua vita. Dalle numerose testimonianze e dichiarazioni che ab­biamo a disposizione a questo proposito, abbiamo scelto quelle principali e più importanti, in cui risaltano le sue singolari virtù, perché proprio le difficoltà e le croci sono quei segni che mostrano in quale grado Ivan Merz  è riuscito a realizzare le virtù, cristiane.

Nel suo opuscolo " 'Orlovstvo' e la situazione nel Movimento Cattolico", in cui in modo ampio espone tutto il conflitto, Ivan comincia col capitolo in cui cerca di co­gliere il lato positivo di tutto il conflitto. Riferendosi a simili fenomeni in altre nazioni continua: "... i disac­cordi sono il segno della vita e fra i cattolici hanno questo vantaggio che mettono molto meglio in evidenza le vere norme della Chiesa".[70] Anzi li considera come mezzo provvidenziale per cui queste norme della Chiesa vengono meglio conosciute e messe in pratica.[71] Però subito fa attenzione al lato negativo che ad ogni costo bisogna evitare: la violazione del comandamento della carità verso il prossimo.[72] Sarà proprio questo il punto principale che Ivan non soltanto tante volte ripeterà oralmente tra i suoi amici,[73] ma di cui darà il più bell'esempio quando lui stesso sarà attaccato dalla parte opposta.

Difatti nessuno, neppure da parte opposta come vedremo in seguito, poteva rimproverargli la trasgressione di questo principale comandamento, neppure in modo lievissimo. Ma sono molti coloro che in varie occasioni hanno messo in rilievo questo suo eroico comportamento nelle prove, pieno di perdono verso gli avversari. Cosi, per esempio, M. Stanković descrive l'Assemblea generale dell'HOS, in cui Merz, era pubblicamente attaccato a causa della sua introduzione dell'Azione Cattolica. La reazione di Ivan, M. Stanković la descrive cosi:

"Finalmente ha risposto, ma così tranquilla­mente, in modo così equilibrato, con tanto amore e perdono cristiano, che sia noi suoi amici come anche i suoi avversari ammutolimmo completamente per adorare il Signore in que­sta anima eletta".[74]

 

Non soltanto in questi confronti diretti con gli av­versari Ivan mostrava questo atteggiamento eminentemente cristiano, ma molte sue lettere scritte agli amici, i quali sicuramente non possedevano le virtù di carità in tanto gra­do come lui, sono piene dei consigli, suggerimenti e direttive pratiche sul come bisogna trattare gli avversari, come non bisogna provocarli,[75] ma evitare tutto quello che potrebbe offenderli,[76] disarmarli con bontà;[77] inco­raggia la promozione dello spirito di carità e concordia perché sono "vane tutte le nostre organizzazioni, movimen­ti, ideologie, se tra di noi non regna la carità e il tat­to".[78]

Ivan distingue molto bene le idee dagli uomini e perciò insiste che è possibile collaborare con i seniori non­ostante che le loro idee non si possano accettare.[79] Anzi cerca di vedere in loro i lati positivi e riconosce che tra di loro "ci sono uomini molto capaci e che sarebbe grande danno per la causa cattolica se loro si ritirassero".[80] In nessun modo vuole nuocere alla buona fama degli avversa­ri e neppure infliggere loro alcuna ingiustizia e coscientemente fa loro sapere di questo suo atteggiamento.[81]

Quando nella stampa si è sviluppata la polemica e l'HOS era fortemente attaccato e criticato ingiustamente, i vescovi vietarono ogni ulteriore polemica affinché si evi­tasse un maggior danno. A questo divieto dei vescovi a cui l'HOS ubbidii senza protestare, Ivan reagisce così:

"La divina Provvidenza ha voluto che da tut­ti questi attacchi non possiamo difenderci, perché l'Episcopato ha vietato ogni ulterio­re polemica, il quale divieto rispetta sol­tanto una parte. Ma non importa; chi crede nella forza del cristianesimo sa che i prin­cipi vincono nonostante il terrorismo dell' opinione pubblica".[82]

 

Come qui, così in molte altre situazioni, Ivan tiene sempre presente il momento soprannaturale e nella sua luce giudica e guarda tutte le difficoltà. In modo speciale mette in risalto quest’aspetto nell'opuscolo " 'Orlovstvo' e la situazione nel Movimento Cattolico".[83]

Notiamo ancora due autorevoli dichiarazioni degli amici di Ivan sul suo comportamento verso il Seniorato. Co­sì il p. Ambroz Vlahov, OFM Conv. dice che Ivan trattava sem­pre gentilmente chi non la pensava come lui e mai l'ha vi­sto perdere il controllo. Anzi gli stessi avversari aveva­no verso di lui una stima speciale.[84] P. Vrbanek dalla sua parte dichiara nella biografia che una delle virtù di Ivan che lo impressionava di più era proprio il suo atteg­giamento verso l'avversario che risparmiava fino all'ulti­mo, soprattutto la sua buona fama. Riporta a questo propo­sito l'atteggiamento eroico di Ivan verso un seniore che l'aveva non soltanto attaccato, ma profondamente offeso e umiliato e Ivan non soltanto gli ha perdonato ma anche in seguito si comportava come se non ci fosse niente.[85]

Molto importanti però sono le dichiarazioni degli stessi avversari su Ivan e sul suo comportamento verso di loro. Così il loro giornale "Narodna Politika", il cui re­dattore era M. Matulić, colui che ha affrettato la espul­sione di Merz dal Seniorato,[86] subito dopo la morte di Ivan riporta il suo necrologio, in cui loda le sue virtù, il coscienzioso esercizio dei doveri professionali, il suo lavoro nelle organizzazioni cattoliche, e in modo speciale mette in rilievo la sua vita religiosa ed ascetica accen­tuando che "era laico, ma viveva come un religioso".  Il giornale poi continua:

"Colui che non è d'accordo con qualche sua scelta, deve riconoscere che lavorava sempre nella migliore intenzione, bruciando dall'a­more per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Tra gli aderenti al Movimento Cattolico e di tutti i rami dell'Azione Cat­tolica egli rimarrà in perpetua memoria. E speriamo che la sua anima sia già adesso nel cielo e che dinnanzi al trono dell'Onnipotente preghi per la prosperità di tutto il Movimento Cattolico croato, soprattutto per il mutuo amore di tutti i rami dell'Azione Cat­tolica".[87]

 

Nello stesso senso si esprime un altro suo avversa­rio J. S. nella rivista Luč nell'articolo "Merz sempre oggettivo" pubblicato anche nell'anno della sua morte:

"Nel tempo dei più difficili scontri nelle file cattoliche, il dott. Merz, benché ferma­mente convinto nelle sue concezioni e nono­stante avesse qualcosa della caparbietà tedesca, mai ha oltrepassato la misura e si sforzava sempre di essere oggettivo ed imparzia­le e questo è grande cosa nella lotta quando molti non possono guardare le cose negli oc­chi, ma continuamente deformano gli uomini e gli avvenimenti dando loro la propria e ar­bitraria illuminazione".[88]

 

Un fatto su cui tutti sono d'accordo è, che Merz era il primo ad aver introdotto nella vita cattolica della Croazia la lotta e l'agitazione:

"Però questa lotta era simile a quella lotta che è annunciata dalle parole di Cristo: 'Non sono venuto nel mondo per portare la pace ma la spada’; nella quale Cristo ugualmente è rimasto il più grande predicatore della pace. Perché la lotta di Merz era la lotta delle idee, testimonianza per la Verità - e nient’altro. Lui odiava il peccato ma amava l'uomo peccatore. Egli perseguitava la non-verità ma amava coloro che erano nell'errore".[89]

 

Senz'altro il segreto di questi atteggiamenti eroi­ci di Ivan bisogna cercarlo nel suo superamento degli interessi propri e nel considerare tutto dal punto di vista soprannaturale. Come il p. Vrbanek nota nella sua biografia, Ivan si è trascritto su un pezzo di carta la seguente citazione di santa Teresa d'Avila e la teneva sempre sulla sua scrivania: "E veramente da tutte le parti mi perseguitaro­no, anzi gli uomini pensavano di operare bene con questo, così che non sapevo come difendermi né secondo quale deci­sione agire ... Unica mia uscita era di elevare gli occhi verso il cielo e di chiamare Dio in aiuto".[90] E infatti questa fiducia in Dio, questo ricorso in Dio che Ivan con­tinuamente esercitava nelle sue difficoltà non rimase sen­za frutto. Così per esempio quando il Seniorato non riuscì neppure nel 1927 all'Assemblea generale dell'HOS, a rimuovere la sua direzione e a sottomettere l'HOS al suo potere, Ivan avvisato di questo[91] scrisse una lunga lettera al presidente dell'HOS, I. Protulipac. Dopo l'intitolazione Ivan prima trascrive tutto il testo latino dell'inno Te Deum sottolineando le parole "In te Domine speravi", volendo esprimere la sua fiducia in Dio in tutte le difficoltà ri­guardo la lotta con il Seniorato. Poi aggiunge: "Davvero soltanto l'Onnipotente bisogna ringraziare se l'Assemblea generale è terminata bene oltre quanto ci si aspettava".[92] Riporta p. Vrbanek che nel giorno in cui si teneva l'Assemblea generale dell'HOS e durante il tempo della se­duta in cui si decideva della sorte dell'HOS Ivan passò due ore in adorazione dinnanzi al Santissimo. All'uscita della chiesa p. Vrbanek gli domandò cosa pensava se agli avversari fosse riuscito di distruggere l'HOS. Ivan rispose: "Penso di no! Ma anche se questo accadesse la volontà di Dio si faccia".[93]

Il legame con Dio, il continuo ricorso al mondo so­prannaturale, la sua vita profondamente spirituale costituiva la forza delle sue idee e del suo influsso. Nonostante che nel 1929 il governo serbo-jugoslavo di Belgrado abolisse l'HOS, l'organizzazione giovanile dei "Križari", che si formò subito dopo qualche mese, riprese completamente l'eredità di Merz mettendola coerentemente in pratica. Proprio in questo si ve­de la grande forza della personalità di Merz e delle sue idee che sopravvissero alla struttura organizzativa dell' HOS e diedero la vita e lo spirito alla nuova organizzazione, che diventò ancora più numerosa e per la quale lo stesso Ivan Merz con la sua vita ed opera diventò il "program­ma di una nuova azione, di un nuovo pensare, di una nuova vita nell'intima unione con Cristo e il suo Vicario sulla terra - Papa di Roma".[94]

 


[1] ŽANKO D., Homo catholicus, in OM 8(1928-1929)1

[2] Cf STANKOVIĆ M., Mladost vedrine (Zagreb 1944)11

[3] Cf ibid., 12-14

[4] Cf GUBERINA I., Zelena knjiga (Zagreb 1932) 18

[5] Cf ibid., 25-26

[6] MERZ, Mahnićevim putem, in OM 3-4(1927-1928)33-36

[7] Cf VRBANEK, Vitez, 246

[8] Cf PEROVIĆ Bonifacije, Hrvatski Katolički Pokret,(Roma 1976) 54-55

[9] Cf l.cit.; anche GUBERINA, Zelena knjiga, 41

[10] Cf ROGULJA P., Pred zoru, in Luč 1(1916-1-7)125-135

[11] Cf GUBERINA, op.cit., 34 s.

[12] Cf Statuto, in SV 2(1919)19-22

[13] L.cit

[14] Cf l.cit.

[15] L.cit.

[16] Cf GUBERINA, op.cit., 61-62

[17] Cf GUBERINA, Zelena knjiga, 61-62

[18] Cf ibid.,63-67

[19] Cf Glavna godišnja skupština, in SV 6(1925)1

[20] Cf GUBERINA, op. cit., 34

[21] Cf PEROVIĆ B., Hrvatski Katolički Pokret, 55

[22] Cf D 25-5-1915

[23] Cf D 10-6-1915

[24] D 24-2-1916

[25] Cf NAGY, Borac, 138-139

[26] Cf KNIEWALD, Život,101

[27] Cf ibid.,107

[28] Cf l.cit.

[29] MERZ, Novo doba, in Zora-Luč 9-10(1918-19)210-214

[30] Ibid., 214

[31] KNIEWALD, Život,108

[32] L.cit.

[33] Ibid., 109

[34] D 7-10-1920

[35] STANKOVTĆ M., Merz-Božji čovjek svagdašnjice, in ZV 5(1938)284

[36] Cf KNIEWALD, Ivan Merz, 2. ed., (Zagreb 1964)152 A (dattiloscritto)

[37] Cf MERZ, Sticanje podmlatka, in Luč 1-2(1923)14-16

[38] KNIEWALD, op. cit., 152

[39] L. cit.

[40] L. cit.

[41] Cf ibid.,153

[42] Cf KNIEWALD, Život, 162

[43] Cf Id., Ivan Merz,2. ed., 152-153

[44] Cf Naši biskupi Hrvatskim Orlovima, in KL 6(1924)65

[45] Cf VRBANEK,Vitez,104

[46] Cf Letak HOS-a, F 22/2

[47] Vedi P I., cap 3, F 2-3

[48] Cf NAGY, Borac, 244

 

[49] MERZ, Let-Vescovi, F 25/8

[50] Cf KNIEWALD, Život,165

[51] L. cit.

[52] L. cit.

[53] Cf MERZ, Predgovor F 21/6.12

[54] Cf  ld., Iz povijesti Orlovstva, in KT 25(1927)8-9

[55] Vedi P. II., cap. I, C 1

[56] Cf KNIEWALD, Život,146

[57] Cf GUBERINA, Zelena knjiga, 148 s.

[58] Cf ibid.,155

[59] Cf MERZ, Kodeks Hrvatskog Orlovstva, F 22

[60] MERZ, Najdublji razlog sporu, F 58/11

[61] Id., Let-Nunzio Apostolico H. Pellegrinetti 28-8-1927 FC

[62] Id., Orlovska organizacija - đaštvo i Katolički pokret (Zagreb 1926), Arhiv Ivana Merza

[63] Id., Orlovstvo i prilike u Katoličkom Pokretu (Zagreb 1927)

[64] Jedinstvo pokreta (Zagreb 1926), Arhiv Ivana Merza

[65] Cf ŽANK0, Duša, 246

[66] L. cit.

[67] L. cit.

[68] Ibid., 246-247

[69] Ibid., 258

[70] MERZ, Orlovstvo i prilike u Katoličkom Pokretu, Arhiv Ivana Merza

[71] Cf  l. cit.

[72] Cf  ibid., 4-5

[73] Cf KNIEWALD, Život,164

[74] STANKOVIĆ M., Merz - Božji čovjek, in ZV 5(1938)286

[75] Cf MERZ, Let-Foretić 2-6-1927, F 2/70

[76] Cf MERZ, Let-Foretić 12-5-1927, F 2/25

[77] Cf BLASKOVIĆ M., Izreke Ivana Merza, FMK

[78] MERZ, Let-Čule 15-3-1927, F 52/12

[79] Id., Let-Protulipac 6, Sv.I.Fr.Chantal 1926,FC

[80] Id., Let-Pandžić 11-4-1928, F 52/33

[81] Id., Let-Bakšić, s. d., F 2/35a

[82] Id., Let-Pandžić 10-6-1927, F 2/52

[83] Id., Orlovstvo i prilike u Katoličkom Pokretu, 20, A. I.Merza;  cf anche  id. , Let-Bakšić ,s .d. F 2/35a

[84] Cf VRBANEK, Vitez, 233-234

[85] Cf VRBANEK, Let-Kniewald 16-9-1930, FMK

[86] Cf MERZ, Danas, F 38/11

[87] Pok.dr Ivo Merz, in NP 54(1928)1

[88] VRBANEK, Vitez,108

[89] LEHPAMER M., Dr Ivo Merz - heroj kršćanskog mira, in Nedjelja 20(1930)2-3

[90] Cf VRBANEK,Vitez,118

[91] Ivan non poteva assistere all'Assemblea perché doveva curarsi la salute nelle montagne di Slovenia.

[92] MERZ, Let-Protulipac 7, 19-8-1927, FC

[93] Cf VRBANEK, Vitez, 204; p.Vrbanek insieme a Ivan in quel tempo si trovava nelle montagne a causa della salute.

[94] DUBIĆ A., Dr Ivan Merz, in ND 10(1943)9