Capitolo Quarto

 

LA CHIESA NEL PENSIERO
E NEGLI ATTEGGIAMENTI DI MERZ

 

 

Premessa

 

Affrontiamo adesso la caratteristica fondamentale dell' "essere cristiano" di Merz, l'espressione forse più osservabile della sua fede matura che dava un'impronta de­terminante, sia alla sua vita interiore che a tutta la sua attività: è il rapporto e l'intima unione alla Chiesa che per lui non è soltanto la mediatrice tra Dio e l'umanità, ma è anche il corpo mistico di Cristo e Regno di Dio già iniziato sulla terra. Data l'importanza e l'ampiezza che questa dimensione della fede di Merz occupa nella sua vita ed attività abbiamo preferito dedicarle l'intero capitolo, che in un certo senso può essere considerato anche come ponte per la seconda parte, in cui viene esposto come il suo "essere – membro – della - Chiesa" si esprime nella sua attività apostolica ed educativa.

La Chiesa è continuamente presente sull'orizzonte dei suoi impegni, essa permea tutta la sua vita di fede e la sua azione religioso-educativa. I suoi vicini se ne so­no resi conto e molti di essi mettevano in rilievo proprio questa dimensione come costitutiva della sua personalità. Così scrive D. Žanko:

"Nel profilo spirituale di Ivan non c'è idea più forte dell'idea della Chiesa; quella Chiesa che attraverso il papato conserva la dot­trina e l'unione, e attraverso la liturgia prega e offre 'il sacrificio di lode al Padre', per mezzo della quale il fedele, nella sua anima, vive tutte le fasi dell'eterna vita di Cristo".[1]

 

La Chiesa cattolica romana è l'ambiente vitale in cui si muove il suo spirito, dalle cui ricchezze trae le ispi­razioni per tutto quello che vive e fa. Non consuma passiva mente le sue idee, ma le arricchisce di personali riflessioni e le diffonde con tutti i mezzi disponibili, oralmente e per iscritto. Questo agire lo fa singolare difensore dei suoi di­ritti e apostolo della sua vera identità.

P. J. Vrbanek, il suo direttore spirituale, nel sintetiz­zare in una frase il profilo spirituale di Merz così definisce la caratteristica generale della sua vita cristiana: "Vivere la vita di Gesú con la Chiesa".[2] Cioè la Chiesa è cosi entrata nella vita di Merz che egli è inimmaginabile senza il riferimento ad essa.

Il ruolo di Ivan e il suo impegno nello scoprire la vera identità della Chiesa non solo ai laici cattolici, ma anche a lei stessa in Croazia e così importante da costitui­re una svolta decisiva nel modo di concepire la Chiesa presso un grande numero di cattolici. Questo comportava anche determinate scelte operative. Difatti con lui comincia la divisione nel campo cattolico che durò fino al 1945. Era considerato come “signum contradictionis” e come simbolo dell'orientamento spirituale del cattolicesimo croato, pro­prio per questa sua concezione della Chiesa e il rapporto dei suoi membri verso di essa.[3]

Ivan non ci ha lasciato un trattato elaborato sulla ecclesiologia. Ma da tutti i suoi scritti che sono permeati dalla realtà ecclesiale, non è difficile comporre le linee principali della sua visione della Chiesa. Il tema ec­clesiologico è così ampiamente presente nelle sue opere che in questo lavoro, dati i suoi limiti e scopi precisi, non è possibile presentarlo in tutti i suoi dettagli. Perciò ci soffermeremo sugli aspetti pili rilevanti per il tema gene­rale di questo lavoro.

 

 

I. CONCEZIONE DELLA CHIESA

 

A.  Le definizioni

1.  Rapporto a Cristo.  In quel testo significativo dell'Inchiesta Ivan dice che nella Chiesa egli vede "la chiara figura del diletto Salvatore e Dio Gesù con tutte le sue perfezioni".[4] Inoltre si e  sottolineato che una nota importante della visione di Cristo, come lo concepi­sce Ivan, è la sua stretta connessione con la Chiesa.[5] A fortiori questo vale viceversa. Anzi, questo strettissimo legame tra Cristo e la Chiesa, che continuamente rientra nei suoi scritti, è la caratteristica dominante della sua visione della Chiesa. È Cristo che attraverso la Chiesa, i suoi sacramenti, la sua gerarchia, agisce nella storia e continua la sua missione salvifica.

La convinzione che la Chiesa è corpo mistico di Cristo è per lui così chiara che non ha bisogno di dimostra­zione né di spiegazione. Nell'opuscolo sull'Azione Cattolica dove affronta questo tema più sistematicamente si esprime cosi:

"Tutti sappiamo che la Chiesa cattolica e corpo mistico di Cristo.  Cristo è il capo e noi siamo le sue membra.  Come il capo sulla croce è morto, così, per mezzo del battesimo le membra di questo corpo mistico con Cristo risorgeranno. Cristo allora sarà il centro di tutto... L'ultimo fine degli uomini è arrivare nel Regno di Cristo. Soltanto per mezzo della Chiesa ci arriveranno e conseguiranno il loro fine ultimo. Ne segue allora, che tutto quello che è nel mondo, tutto l'ordinamento mondiale, deve servire a che gli uomi­ni, incorporati alla Chiesa e così a Cristo, risorgano all'eternità".[6]

 

Il testo parla molto chiaramente sia dell'essenza della Chiesa - corpo mistico di Cristo - sia della sua funzione: unirsi con essa vuol dire unirsi a Cristo e conse­guire il fine ultimo.

Fino a che punto arriva la sua convinzione dell'i­dentità tra Cristo e la Chiesa si vede ancora più chiara­mente nel testo seguente. Si tratta di un articolo in cui Ivan difende i francescani di Zagabria contro gli attacchi, perché hanno cominciato ad attuare la riforma richiesta dal Papa Pio X riguardo al canto gregoriano. Giustificando il loro passo Ivan dice:

"I padri francescani hanno cominciato con la riforma che chiede loro la santa Chiesa - cioè Cristo stesso. In primo luogo, perciò, essi devono aver riguardo al desiderio di Cristo, perché Egli è Dio e legislatore e non ordina niente che non sia utile per la salvezza dell'anima, nonostante che i fedeli, nella loro limitatezza non lo comprendano subito".[7]

 

2.  Relazione allo Spirito Santo. Ivan non lascia intatto neppure il rapporto tra la Chiesa e lo Spirito San­to. Benché i luoghi dove ne parla siano meno numerosi, so­no tuttavia sufficienti a farci vedere quello che sentiva e pensava su questo punto. In primo luogo, per lui, lo Spirito Santo è colui "che guida la Chiesa".[8] È Lui che "agisce nell'anima della Chiesa".[9] Egli influisce sulla creazione dei testi liturgici,[10] "Egli e l'autore della liturgia".[11] Lo Spirito Santo regna nella Chiesa in mo­do visibile.[12] "Questo stesso Spirito, dà al Papa e ai vescovi l'infallibilità, che molti dicono il dogma più co­raggioso della fede cattolica".[13] Così, anche la Santa Sede "con l’aiuto dello Spirito Santo dirige sapientemente la Chiesa di Cristo".[14]

 

B. Le proprietà della Chiesa

1. La vita divina. In primo luogo la Chiesa possiede la vita divina che circola in essa e si effonde in tut­te le cellule della società umana. Perciò tutto quello "che si lega strettamente alla Chiesa, come l'Azione Cattolica, diventa partecipe di questa vita grandiosa".[15] Questa vi­talità della Chiesa, la sua giovinezza e l'attività in tutto il mondo, dove essa si estende, è difatti "l'attività di Gesù nel presente".[16]

2.  Verità da seguire. Già nel diario si vede come Ivan era tutto teso nel trovare la verità. Quando finalmente la trova nel cristianesimo, come lo vive e interpreta la Chiesa cattolica, non cesserà di accentuare questa di­mensione della fede cattolica. Ipso facto questa sua con­vinzione si riferisce alla Chiesa come custode e possesso­re di questa verità. Così nell'articolo indirizzato all'associazione dei giovani "Hrvatski Sokol" che cominciavano ad allontanarsi dalla Chiesa Ivan fa sapere:

"I 'Sokol' Croati siano convinti che unica­mente la Chiesa Cattolica è il porto della verità e la fortezza della salvezza per il popolo croato; se da essa non chiedono aiuto invano lo cercheranno."[17]

In modo particolare Ivan sperimenta la verità della Chiesa a Lourdes. A questo proposito ci lasciò dei bellis­simi testi che non possiamo citare tutti. In modo speciale si convince che la Chiesa cattolica è la vera Chiesa,[18] l'unica Chiesa di Dio,[19] i suoi dogmi sono "viva, salvi­fica verità".[20] Essendo a Lourdes ricorda con dolore i sacerdoti vecchi-cattolici e si domanda: "Perché hanno la­sciato Dio, Creatore del mondo, la taumaturga di Lourdes, il verginale splendore della brillante, santa, unica Chie­sa Cattolica?"[21] Anzi, allo stesso vescovo vecchio-cattolico N. Kalodjera Ivan manda la foto della signorina Parizot, miracolosamente guarita, con intenzione di mostrargli "che la Chiesa romano-cattolica è l'unica Chiesa di Dio".[22]

Proprio perché possiede la verità, la Chiesa "in ogni secolo mostra all'umanità il vero senso della vita".[23] Essa è per lui anche "infallibile custode della moralità".[24]

Da questa sua convinzione che la Chiesa possiede la verità deriva che bisogna seguire le sue norme e direttive e a loro sottomettersi.[25]

 

3.  Garanzia e sicurezza. Logicamente legato a quanto detto prima sulla Chiesa, che possiede la verità e dà le norme da seguire, è l'intima convinzione di Ivan che il le­game con la Chiesa costituisce la garanzia di una vita pie­na di prosperità, non  soltanto a livello individuale, ma anche nazionale. In occasione della celebrazione del millena­rio del Regno dei Croati Ivan pubblica un ampio articolo intitolato "Cattolicesimo e popolo croato"[26] in cui mette in rilievo tutti i benefici che i Croati hanno ricevuto dalla Chiesa lungo i secoli e che questo legame con la Chiesa è stato decisivo per l'esistenza e il progresso del popolo stesso. Da questa realtà storica Ivan tira le conseguenze per il momento presente:

"La fede cattolica era la fede dei tuoi padri; tutto il popolo croato deve ringraziar­la per il suo glorioso passato. Se vuoi che in questa esiziale epoca il popolo croato rinvigorisca di nuovo in tutte le aree della vita, bisogna che ponga come fondamento al   suo operare i grandi e unicamente veri prin­cipi della Chiesa di Cristo, la Chiesa Catto­lica... Ogni lavoro nazionale che non ha ri­guardo ai principi eterni della Chiesa Cattolica e della morale cristiana porterà prima o poi dei frutti con conseguenze fatali anche per tutto il popolo"[27]

 

Quello che vale per la nazione vale, a fortiori, per ogni organizzazione cattolica che vuole lavorare per il popolo e vale anche per il singolo individuo.[28]

 

4.  Romanità.  Una caratteristica della Chiesa che Ivan in molte occasioni metteva in rilievo, sia oralmente che per iscritto, è la "romanità" della Chiesa che per lui è soltanto sinonimo di "cattolica". Sotto questo concetto della "romanità" Ivan intende soprattutto la sua struttura gerarchica che ha come centro il Papa con la sua sede a Roma. Qui non possiamo riportare tutti quei testi in cui Ivan ne parla. Ne abbiamo scelto soltanto due per illustra­re come Ivan, in modo molto espressivo sentiva questo "polso romano" della Chiesa. La visita a Lourdes causa in lui delle belle riflessioni in questo senso. Descrivendo la processione scrive:

"Un cardinale della Santa Chiesa Romana ha portato il Santissimo e il clero della Chiesa romana ha pregato nel nome e davanti al popolo... Quando il canto (del Credo) è arriva­to fino alle parole "et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam" come se questo infuocato lago si fosse alzato di un metro mentre tutto il popolo lentamente, devotamen­te cantava ognuno di questi attributi della Chiesa: una, santa, cattolica ed apostolica. Sembrava che aderisse tanto ad ogni parola che difficilmente passava all'altra".[29]

 

Durante tutto l’Anno Santo 1925 nella rivista "Za Vjeru i Dom" (Per la Fede ed il Focolare) Ivan redigeva la rubrica "Roma eterna". In essa pubblicava vari articoli scritti da lui sulla Chiesa proprio sotto l'aspetto della sua "romanità". Nell'ultimo numero descrive le sue impressioni sulla Chiesa come l'ha vissuta a Roma durante il pellegri­naggio per l'Anno Santo. La descrizione è piena di immagi­ni che mostrano l’intensità nel sentire la realtà della Chiesa di fronte alla quale tutte le altre realtà presenti a Roma spariscono semplicemente.

"Quando arrivate a Roma, quando vedete l'e­sposizione missionaria e pellegrini da tutti i continenti, allora sentite chiaramente l’esplosiva attività della Chiesa Romana, ma­dre di tutte le Chiese del mondo. Sentite che attraverso il vescovo di Roma e la diocesi romana corrono flussi d’energia straordina­ria. Quando siete a Roma vi sembra di trovarvi in una gigantesca, finora mai vista, centrale elettrica, le cui ruote girano continuamente e che manda in tutto il mondo ener­gie di grande rinnovamento morale. A Roma avete l'intuizione, il senso che la Chiesa è 'perpetuum mobile' o per dire meglio che certa forza invisibile muove continuamente que­sta gigantesca macchina... Avete un vivo senso, che tutto è fragile e incostante..., ma che la navicella del Papa si dondola senza paure in mezzo alle onde e ai fulmini perché è ancorata all'invincibile roccia di Pietro".[30]

 

Su questo modo di vedere e sentire la Chiesa si parlerà ancora nella sezione sulla gerarchia[31] e poi anche nella parte dove trattiamo del suo apostolato.[32] Termi­niamo con la constatazione che il suo primo biografo pone nel capitolo in cui tratta della "orientazione romana" di Ivan:

"Il suo pensiero sulla Chiesa come comunità spirituale di tutti i fedeli cattolici con un Maestro alla testa, vicario di Cristo, il Santo Padre, il Papa, non era solo il sogno della sua anima, ma la realtà oggettiva, che aveva ricevuto vita nella sua grande anima e che egli voleva realizzare nelle anime di tutti i cattolici croati in modo reale e pratico".[33]

 

5.  Universalità.  Come abbiamo già rilevato[34] un tratto significativo della sua esperienza di fede è l’uni­versalità che è intimamente legata alla sua coscienza dell’universalità della Chiesa. Cioè: nel suo concepire la Chie­sa, Ivan non rimane chiuso nell'ambito della sua nazione, ma si eleva al di sopra e abbraccia tutta la Chiesa presente in tutto il mondo, in tutte le nazioni. Proprio questa sua visione della Chiesa nella sua totalità oltre le barriere della propria nazione, è un elemento che lo distingue dalla concezione della Chiesa nell'ambiente in cui operava. E molto sensibile a tutto quello che accade nella Chiesa univer­sale e che essa vive sia nella sua totalità sia nelle sue varie parti. Perciò segue con grande interesse la stampa cattolica di altre nazioni, soprattutto quella italiana e francese da cui trae le informazioni sulla vita della Chiesa che poi pubblica nella stampa cattolica locale.[35] Come risulta da tutti gli articoli che in questo senso ha pubblicato, oltre ad informare il pubblico sui fatti della vita della Chiesa, li prospettava nel loro aspetto esemplificativo, imitativo, proponendo che anche nella sua patria si realizzassero iniziative simili. Metteva in rilievo questo soprattutto quando informava su vari interventi della gerarchia ecclesiastica in altre nazioni, che riguardavano specialmente direttive su problemi morali. Guardando le sue realizzazioni in questo campo, cioè del contatto con la Chiesa universale per il quale e  riuscito ad interessare il pubblico croato, si vede come è rimasto fedele al suo proposito, fatto negli esercizi spirituali del 1923, quan­do ha fatto la scelta della sua vita: essere mediatore tra i movimenti cattolici degli altri paesi e il movimento  in Croazia e svolgere la attività di correttore.[36]

Fino a che punto Ivan fosse attento a questa dimen­sione dell'universalità della Chiesa, si vede dalla sua re­censione del romanzo di Francis Jammes "Monsieur le Curé d'Ozeron". Egli si aspetta che anche nella letteratura cattolica sia presente la vita della Chiesa. Individuando le lacune del romanzo dice:

"Al romanziere cattolico chiederemmo che nello sfondo (della sua opera) ci fosse un grande avvenimento cattolico, come per esempio la pubblicazione dell'enciclica "Rerum novarum" oppure del Motu proprio sul canto ecclesiastico, i quali due documenti hanno arato profondi solchi nella vita sociale e liturgica di tutti i cattolici - e quelli d’Ozeron compresi".[37]

 

Ivan era molto interessato per la stampa cattolica, essendo cosciente della sua importanza apostolica. Spesso nei suoi articoli sottolinea la necessità del 'quotidiano cattolico ' che in quel tempo non esisteva in Croazia. Ne­gli ultimi anni della sua vita pensava seriamente di ini­ziarne la fondazione e a questo scopo era andato a Parigi dove aveva studiato il sistema della 'Bonne Presse' e de 'La Croix'. Quali motivi lo spingevano a insistere sull'importanza della stampa si vede molto bene dall'introduzione del suo articolo "Le novità di un giorno":

"Prendo nelle mani alcuni giornali e riviste cattoliche che ricevetti dall'estero dalla posta di ieri e di oggi e vi presenterò bre­vemente le novità cattoliche di un giorno soltanto. Se avessimo il quotidiano cattolico lo leggereste ogni giorno e vi entusiasmireste per la Chiesa di Dio, che ringiovani­sce eternamente e ferve di lavoro e di atti­vità per tutto il mondo. Adesso non vi resta altro che pregare che otteniamo quanto prima questo quotidiano cattolico".[38]

Segue poi un breve riassunto di varie notizie. In primo luogo porta una notizia di Roma: dice che il Santo Padre ha ricevuto in udienza i seminaristi francesi e ha parlato dello "spirito romano" che è l'anima dell'anima cattolica e che non deve mancare alla fede cattolica perché le dà la sua perfezione. Poi Ivan continua:

"Mi sono domandato: il nostro popolo sa che è proprio questo ‘spirito romano’ che deve essere l'anima dell'anima cattolica? Non ci si impone il dovere di educare i nostri fi­gli dalla primissima età in questo amore verso il Papa e la Chiesa Romana - madre di tut­te le Chiese?".[39]

 

6.  Chiesa e politica.  Nella sua larga attività apostolica Ivan si è confrontato seriamente anche con que­sto delicato problema del rapporto tra Chiesa e politica, molto attuale anche al suo tempo. Ha pubblicato a questo riguardo alcuni articoli[40] e ha lasciato nel manoscrit­to una grande opera “I principi dell'azione politica cat­tolica”,[41] in cui ha raccolto dichiarazioni e pensieri tratti dai documenti della Santa Sede, dei vescovi, dei teologi e di altri cattolici esperti in questo problema. Ivan difatti non porta nessuna nuova teoria, ma il suo at­teggiamento a questo proposito coincide perfettamente con quello della Chiesa ufficiale che egli incessantemente di­fendeva e diffondeva oralmente e per iscritto, combattendo contro le idee d’altri cattolici che si servivano della Chiesa perfino per i suoi scopi, anche politici.[42] L'atteggiamento di Ivan si può così riassumere: da una parte, la Chiesa deve essere al di sopra e al di fuori di ogni partito politico per non compromettere la sua missione  soprannaturale.[43] D'altra parte i cattolici hanno il dovere di impegnarsi politicamente sforzandosi di introdurre nella vita pubblica i principi della fede e morale cattolica. Perciò essi dovrebbero appartenere a quel partito e scegliere quei deputati che danno maggiore garanzia di difendere i valori cristiani nella vita pubblica.[44] Nei suoi scritti Ivan ha elaborato questi fondamentali atteg­giamenti fino agli ultimi dettagli, applicandoli ai più complicati casi che la vita e le circostanze presentavano. Soprattutto è da sottolineare il suo continuo insistere che i sacerdoti non devono essere impegnati politicamente[45] co­sa che, purtroppo, in quel tempo era frequente e che com­portava seri danni all'azione pastorale.

 

II. GERARCHIA NELLA CHIESA

 La presentazione del rapporto di Ivan alla Chiesa implica necessariamente il domandarsi quale sia stato il suo rapporto con la gerarchia ecclesiastica. Anche su questo punto disponiamo di una tale vastità di materiale e di documenti che dobbiamo limitarci agli aspetti più essenziali, dato 1o scopo di questo lavoro, lasciando allo studio di altri la presentazione dettagliata di questo tema.

Divideremo questa nostra breve presentazione in tre punti perché sono anche individuabili negli scritti dello stesso Merz: il suo pensiero e il suo atteggiamento verso 1. il papa, 2. i vescovi, 3. i sacerdoti. Notiamo che sarebbe molto artificiale dividere il pensiero di Ivan sulla gerarchia del suo atteggiamento di amore e filiale ubbidienza che ac­compagnava quasi ogni sua parola che diceva a tale proposi­to. Perciò non li trattiamo separatamente, ma unitamente come Ivan stesso li presenta.

 

A. Il Papa

Il cuore del sentire di Ivan con la Chiesa gerarchi­ca era il suo rapporto al Vicario di Cristo, il Romano Pon­tefice. Forse a prima vista questo non rappresenta qualche cosa di speciale perché dovrebbe essere la caratteristica d’ogni buon cattolico sia oggi come ieri. Tuttavia non è così. Tenendo presente l'ambiente e la situazione storica[46] in cui Ivan è apparso con questa sua idea così costitutiva del suo "essere cattolico", si deve dire che con essa Ivan ha portato veramente qualcosa di nuovo e originale al cattolicesimo croato. In questo giudizio sono unanimi tutti i suoi biografi e coloro che hanno scritto su di lui,[47] riflettendo l'opinione generale dei cattolici croati. Anzi questa novità che egli progressivamente introduceva nella vita pubblica dei cattolici era così spiccante da essere considerata una vera rivoluzione. Udendo caratterizzare cosi il suo sincero impegno di far sentire quel che dice il Pa­pa e di farlo amare e rispettare, Ivan soleva rispondere: "È rivoluzione se un uomo ripete oggi quello che il Papa aveva detto ieri?"[48]

Quale sarebbe il fondamento di questo suo singolare rapporto al Romano Pontefice? È molto semplice. Si tratta della logica conseguenza della sua fede che è arrivata al­la piena maturità, che ha capito a fondo tutta la realtà del mistero di Cristo operante nel suo copro mistico che è la Chiesa cattolica gerarchicamente strutturata. In modo semplice ma profondo Ivan stesso ci dà la risposta nell'Inchiesta di questo suo, enigmatico a prima vista, rapporto col Papa. Alla domanda "perché amo il Santo Padre" Ivan rispose: "Perché nel Santo Padre - il Papa - sotto la figu­ra dell’uomo vedo il mio Dio e il mio Signore".[49] Qui difatti abbiamo la chiave per comprendere tutto quello che Ivan disse, scrisse e fece riguardo al Papa. Questa verità cioè che il Papa per lui è il Cristo visibile sulla terra Ivan ripeterà moltissime volte e la esprimerà con numerose sfumature e variazioni nei suoi scritti ed in altri inter­venti apostolici.

Elenchiamo qui brevemente certi fatti che illustrano quanto profondo era questo suo atteggiamento d’amore e ubbidienza al Vicario di Cristo che lo ha portato ad esserne anche un apostolo fervoroso. Dopo presenteremo brevemente il suo pensiero sul Romano Pontefice, come risulta dai suoi numerosi scritti.

La prima cosa che Ivan fece e stato lo studio di tutti i documenti più importanti della Santa Sede e delle en­cicliche dei Papi negli ultimi cento anni, da Gregorio XVI in poi.[50] Ha acquistato una tale conoscenza dei documenti pontifici da essere considerato un vero perito nella materia,[51] superando in questo molte persone del clero stesso. Però Ivan non si soddisfa di studiarli per conto suo, ma diventa un vero promotore del loro messaggio e del loro contenuto. Difatti, raramente si troverà un suo articolo che non porti qualche accenno all’insegnamento Pontifi­cio oppure citazioni, talvolta anche copiose, dalle encicliche. Afferma a questo proposito D. Žanko:

"Oggi posso dire tranquillamente che per me era una vera meraviglia guardare per quattro anni questo giovane professore, la cui prima e principale preoccupazione era senza alcuna esagerazione lo studio delle encicliche. Era il magico potere di Ivan Merz e a lui solo bisogna ringraziare se questa parola straniera e sconosciuta ha trovato certo ca­lore nelle nostre anime... L'ambiente è di­ventato improvvisamente pieno delle encicli­che.  Tutto incominciava e finiva con esse".[52]

 

Ivan stesso spiegando questo suo ardore per le encicliche ne dà la seguente ragione: "Si tratta della disposizione del Papa, e il Papa non può ordinare  qualcosa da cui potrebbe essere sacrificata la verità. Si tratta quin­di infine che gli uomini sacrifichino soltanto 1'errore".[53]

Oltre a questo continuo riferimento alle encicliche sia nei suoi articoli sia anche nelle sue conferenze, Ivan pubblica una diecina di articoli sul Papa e sulla città di Roma, ma sempre considerata nel suo aspetto soprannaturale in quanto sede del Papa, in quanto centro del cristianesimo a cui la presenza del Vicario di Cristo dà tutto il suo significato.[54] 

Come abbiamo già accennato Ivan cura nella rivista per la gioventù femminile "Per la Fede e il Focolare" per l'intero Anno Santo 1925 la rubrica "Eterna Roma". Come motto per questa rubrica mette una citazione di Pio X in cui esprime quale deve essere il rapporto del cristiano col Vicario di Cristo: "E quanto bisogna amare il Papa? Non con le parole né con la lingua, ma con opere e verità ... Se vogliamo provare il nostro amore al Papa dobbiamo ubbidirgli".[55] Nel primo articolo introduttivo della rubrica Ivan spiega quale sia il suo scopo e programma. Par­te dalla premessa che una "delle caratteristiche essenzia­li di ogni cattolico romano è di amare il Santo Padre, il Papa e di regolarsi secondo le sue direttive e i suoi desideri".[56] La ragione per cui si deve fare questo è sem­plice e ovvia: "Il Papa romano è Cristo visibile fra gli uomini, sposo della Chiesa universale. Egli è infallibile nei problemi che riguardano la fede e la morale ...".[57]

Da queste premesse Ivan deduce chiaramente lo scopo della rubrica "Eterna Roma":

"Il programma della rubrica 'Eterna Roma' è di fortificare quanto più possibile nei no­stri cuori la convinzione, che il nostro do­vere è di amare il S. Padre il Papa e di con­formare la nostra attività privata e pubbli­ca secondo le direttive che egli ha dato al­la Chiesa universale".[58]

 

Nell'Anno Santo 1925 Ivan organizza e guida il pellegrinaggio di 100 giovani membri dell'HOS[59] Il principale scopo di questo pellegrinaggio, come lui stesso affermò nell'articolo preparatorio, era di approfondire nei giovani la loro fede e l'amore verso il Vicario di Cristo e tutto quello che Roma, come centro del cristianesimo, offre al pellegrino.[60] Dopo questo pellegrinaggio pubblica articoli pieni di impressioni entusiastiche su quello che Roma gli ha offerto.[61] Il culmine della gioia di Ivan era la solenne udienza concessa ai giovani Croati da Papa Pio XI e il suo discorso rivolto loro considerato un grande premio per tutto il suo impegno nell'avvicinare i giovani quanto più possibile al Cristo visibile sulla terra.[62] Descrivendo l'incontro col Papa Ivan si esprime cosi:

"Papa! Abbiamo visto la sua bianca figura, abbiamo baciato la sua santa mano e per l'a­more verso il Cristo visibile eravamo pronti - con la grazia del Signore - a consegnargli tutta la nostra esistenza".[63]

 

Lo stesso si ripete l'anno successivo 1926 quando Ivan ha accompagnato 60 ragazze, membri del ramo femminile dell’organizzazione aquilina (SHO) nel loro pellegrinaggio a Roma e nell'udienza dal Papa. Al ritorno da Roma Ivan fece la proposta ad altri dirigenti dell'HOS che s’introducesse ogni anno nell'organizzazione la celebrazione della giornata del Papa, con lo scopo di approfondire la coscienza del significato del Papato per la vita dei catto­lici.[64] La proposta fu accolta, anzi Ivan stesso compose la lettera circolare all'Arcivescovo di Zagabria con la quale egli introduceva e raccomandava la celebrazione della gior­nata.[65] Di anno in anno le celebrazioni erano sempre più solenni e i loro principali organizzatori e promotori erano in seguito i Križari (Crociati), l'organizzazione che continuò a vivere dell'eredità spirituale di Ivan Merz, dopo la sua morte.

Non c'è poi niente di strano se questo uomo che ha fatto tanto per il Papa tra i cattolici croati, che in mi­gliaia di loro ha piantato un sincero rispetto, amore e fedeltà verso il Vicario di Cristo, è morto con la sua bene­dizione. Il giorno prima della sua morte il Santo Padre avvisato della sua grave malattia tramite il Cardinal Gasparri gli mandò la sua benedizione per telegramma.[66] Notiamo che oltre gli articoli scritti, Ivan tenne molte conferenze nelle organizzazioni cattoliche, non solo aquilina, sul Papa e su Roma usando già a quel tempo le diaposi­tive come illustrazione di quanto diceva.[67]

Dai fatti elencati risulta già molto chiaro l'atteggiamento di Ivan verso il Papa. Questo suo atteggiamento, come abbiamo già accennato, ha concettualizzato in parecchi articoli. Il suo pensiero sul Papa lo presenta in modo sintetico e completo e molto bene elaborato nella Lettera all'Aquila, cioè al membro dell'HOS.[68] Oltre al suo pensiero sul Papa e al suo ruolo nella nostra vita nello scritto si vede la forte insistenza apostolica di Ivan di svegliare nelle anime giovani il senso, l'amore e l'adesione al Vicario di Cristo e di farli attenti al suo significato per la nostra vita. Riportiamo qui il breve riassunto di questa sua lettera con qualche citazione.

Ivan parte dalle premesse "che la dottrina cattolica sul Papato deve diventare per ogni cattolico moderno, l'oggetto della sua più profonda convinzione, sia del suo intelletto come anche del suo cuore".[69] Portando poi vari esempi d’altre nazioni su come il Papa è venerato da loro, afferma che "l'amore e la fedeltà al Papa è per la vita d’ogni fedele della massima ed essenziale importanza".[70] E non soltanto per ogni singolo fedele, ma per tutta la vita sociale sia nazionale che internazionale. Questa affermazione Ivan la deriva dal fatto che come Cristo così anche il Papa, suo Vicario, è il centro della storia per­ché egli è "il Cristo visibile sulla terra".[71] Poi Ivan concretamente elenca tutte le aree della vita dei cattoli­ci dove il Papa dà le sue direttive e conclude, che "difat­ti non c'è attività in cui il Papa non darebbe le sue di­rettive". Questo dovere del Papa deriva da Cristo che gli ha comandato di insegnar loro le verità eterne e guidarli verso la beatitudine eterna. Da questo chiaramente si vede che il Papa è quella base e quella roccia immobile su cui è costruita la Chiesa". Come la Chiesa si estende in tutte le diocesi del mondo così anche "il papato misteriosamente si estende in tutte le diocesi del mondo". Da questa base del Papato la Chiesa ottiene tutta la sua forza e saldezza. Ivan inoltre mette in rilievo che il Papato deve essere "la roccia e la base della vita spirituale di ogni fedele", so­prattutto a causa delle verità che il Papa infallibilmente insegna. Perciò egli deve essere per noi oggetto d’amore particolare e di venerazione, "la parte della vita della nostra anima". Da tutto questo provengono anche delle conse­guenze per l’organizzazione aquilina e i suoi membri "che devono essere nel nostro popolo i portatori dell’idea pa­pale",  studiando e applicando le sue encicliche nella nostra vita apostolica e privata. Se si opererà così si può esse­re sicuri di non naufragare, ma di "portare se stessi e il proprio popolo al porto della salvezza".[72]

Completiamo questi pensieri di Ivan con una sua precisazione molto significativa riguardo ai documenti ponti­fici, pubblicata nell'ampio articolo "l'Autorità della Chiesa".[73] Dicendo che i più puri e giusti criteri per la nostra attività apostolica li troviamo nei documenti e nelle encicliche dei Papi, Ivan continua:

"Anzi questi documenti del vivo magistero hanno per la maggior parte dei cattolici più grande importanza dalla Sacra Scrittura stessa, perché essa non ci parla sempre con il linguaggio del nostro secolo e perché un laico non istruito non ha sempre sufficiente erudizione per essere in grado di applicare la dottrina della Sacra Scrittura alle condizioni di vita odierna, che qualche volta so­no molto complicate. E proprio questo fanno i documenti della Santa Sede, che ci parlano con la lingua odierna e ci risolvono, sul fondamento della filosofia e della Rivelazione, le difficoltà odierne e danno la direzio­ne sicura alla nostra attività".[74]

 
B. I Vescovi

Mentre la nota dominante del rapporto di Ivan verso la gerarchia della Chiesa si esprimeva nel suo filiale e singolare attaccamento alla persona del Vicario di Cristo, Ivan praticava rispetto e ubbidienza anche agli altri mem­bri della gerarchia ecclesiastica perché partecipi e portatori dell’unico sacerdozio di Cristo, insieme al Papa: ve­scovi e sacerdoti. Benché su queste due categorie della gerarchia Ivan non ha scritto tanto come sul Papa, tuttavia ci ha lasciato documenti sufficienti per poter vedere qua­le era il suo pensiero e il suo atteggiamento verso di lo­ro.

Nella sua funzione di segretario dell'HOS e inizia­tore dell'Azione Cattolica Ivan manteneva contatti con quasi tutti i vescovi croati. Il suo archivio contiene varie cartelle e una parte di queste contiene i documenti del suo contatto con varie diocesi. I documenti sono bene ordinati e divisi per diocesi. Ogni diocesi ha la sua cartella. Qui si trovano anche sia le copie delle lettere che Ivan indi­rizzava ai vescovi sia le lettere dei vescovi a lui, com­pletati con molti altri documenti.

Basandoci sia su questi documenti come anche su quello che scrisse a tale proposito, il pensiero e atteggiamento corrispondente di Ivan verso i vescovi si potrebbe riassumere nel modo che segue.

Siccome la funzione del vescovo deriva da Cristo, che gli conferisce i vari poteri in vista della continuazione della sua opera salvifica, ne segue che gli dobbiamo amore, rispetto ed ubbidienza come al Pa­pa. Espone in modo sistematico il suo pensiero a tale pro­posito nell'articolo: "L' autorità della Chiesa".[75]   Il "Sitz im Leben" di quest’articolo era la contestazione del Seniorato all'introduzione dell'Azione Cattolica e in specie che i vescovi avessero un ruolo direttivo e decisi­vo su tutto il Movimento Cattolico e su tutte le opere che i cattolici laici avessero intrapreso. Merz basandosi su­gli ultimi documenti del magistero, soprattutto quelli che riguardano l'introduzione dell'Azione Cattolica, mostra chiaramente come il vescovo ha tutti i poteri su tutte le organizzazioni e le iniziative apostoliche che si conside­rano cattoliche nella sua diocesi. Nel suddetto articolo prima espone l'importanza della sottomissione di ogni lavoro apostolico al Papa e alle sue direttive come la base più importante dell'attività cattolica. Dice poi che quest’esposizione non sarebbe completa se non si continuasse a presentare "il potere del vescovo, ordinario del luogo, attra­verso cui, secondo la volontà di Gesù, ordinariamente si diffonde la dottrina divina nelle anime dei fedeli; egli è anche immediato sovrano di ogni attività cattolica nella sua diocesi".[76] Nel corso dell'articolo Ivan non cessa di ripetere continuamente che "l'ordinario del luogo nella sua diocesi è il capo supremo dell'Azione Cattolica" e di ogni attività cattolica in quanto essa tende verso il fine religioso-morale. Anzi Ivan tira la conclusione "che l'es­senziale per ogni lavoro cattolico è di essere in "essen­ziale contatto con l'ordinario del luogo".[77] Ivan giu­stifica questa sua affermazione col fatto che Cristo ha fondato la Chiesa, le ha dato una costituzione gerarchica e d'altra parte la Chiesa lungo i secoli non è stata mai senza vescovi.[78]

L'atteggiamento di Ivan verso i vescovi viene in ri­salto ancora meglio nella sua corrispondenza privata dove si vede proprio quel suo profondo sentire personale verso la gerarchia, che non era soltanto a livello intellettuale ma toccava anche i fondamenti delle sue convinzioni.  Dopo che il dott. I. Protulipac è stato espulso dal Seniorato, Ivan gli scrive che l'HOS deve d'ora in poi ancora più for­temente attaccarsi alla "gerarchia consacrata" perché "la costituzione divina della Chiesa ci garantisce, che una corretta, normale e ordinaria vita cattolica rigenerativa de­ve fluire dal vescovo come dalla sua fonte".[79]

 

Tutto il lavoro di Ivan nell'HOS non era altro che un lavoro nella piena sottomissione e dipendenza dai vescovi contro la cui volontà, difatti, non permetteva che si facesse niente. Ivan esprime questo suo atteggiamento, in una specie di rendiconto del suo lavoro nella lettera al rev. Sokol:

"A noi è completamente chiaro che nell'ambi­to di nessuna diocesi possiamo fare qualcosa che non sia in accordo con i desideri dell' Ordinario; penso di dire tutta la verità se sottolineo che ci sforzavamo di lavorare proprio nello spirito dell'Ordinario del luogo. Questo non era difficile per noi, perché fin dall'origine il pensiero votivo di HOS - co­me del resto anche lei stesso sa - era che tutto il lavoro e tutta l'Azione Cattolica si svolgesse secondo le direttive della San­ta Sede e dei vescovi locali".[80]

 

In molte altre lettere, soprattutto quelle indiriz­zate ai vescovi, Ivan esprime questo atteggiamento di pronta ubbidienza e non rimaneva solo alle parole ma le eseguiva anche nella pratica, cosciente che il vescovo "ottiene la grazia dello stato vescovile per guidare la sua diocesi".[81]

Da questo non risulta che Ivan fosse cieco di fron­te alle mancanze dei vescovi stessi e del loro lavoro, so­prattutto riguardo alla loro posizione verso il Seniorato, dove i vescovi purtroppo non erano tutti uniti. Così quando finalmente i vescovi s'impegnarono seriamente a introdurre l'Azione Cattolica in Croazia sotto la spinta di Ivan, alcuni di loro sotto l'influsso del Seniorato elaborarono statuti diocesani tali che non corrispondevano alle direttive della Santa Sede. Di tutto questo Ivan avverte 1'arcivescovo di Sarajevo e poi ne scrive anche a Protulipac aggiungendo però le seguenti frasi: "Questo rimanga fra di noi; i vescovi hanno stabilito, noi ubbidiamo, pero ci è permesso richiamare l'attenzione alle illogicità".[82] Appare ovvio che Ivan di fronte agli atti della gerarchia, che giudica erronei, non reagirà pubblicamente con danno alla loro autorità, ma piuttosto reagisce nella linea del "silenzio ossequioso" e anche ubbidendo nonostante pensas­se altrimenti.

Riportiamo ancora due fatti da cui si vede che tipo di rapporto Ivan manteneva nei confronti della gerarchia. Prima della Conferenza episcopale dei vescovi croati nel­l'autunno del 1927 Ivan propone al presidente dell'HOS, dott. Protulipac che si avvisino i vescovi sul numero del­le comunioni che i membri dell'HOS hanno fatto nell'anno trascorso. Oltre questo propone che si consigli a tutte le associazioni locali dell'HOS in tutta la Croazia che entro il mese che precede la conferenza facciano quanto più comunioni possibile per i vescovi. La somma di queste sarebbe offerta ai vescovi come un regalo spirituale.[83]

Nonostante che Ivan come laico e non appartenente a nessuna istituzione ecclesiastica non fosse obbligato a chiedere l'imprimatur per le sue pubblicazioni, tuttavia lo fece per tutti e cinque i suoi opuscoli che difatti porta­no l'approvazione ecclesiastica.[84] Inoltre, come riporta il settimanale cattolico di Sarajevo "Katolički Tjednik", Ivan "soleva presentare a qualche autorevole e competente persona ecclesiastica per l'esame o la censura ogni sua conferenza di una certa importanza, oppure gli articoli prima della stampa o della pubblicazione".[85]

Questo fatto c’illustra come Ivan si sforzasse in tutta la sua attività apostolica, anche in quella lettera­ria, di agire sempre nello spirito della Chiesa e di non far nulla che si allontanasse da esso.

 

C. I Sacerdoti

Per capire il merito che Ivan ebbe nel creare un nuovo rapporto verso i sacerdoti bisogna premettere brevemente qualche cenno sulla posizione che il clero aveva sia nella Chiesa stessa, che nella vita pubblica. Oltre ad essere im­pegnati pastoralmente nella missione della Chiesa, molti sacerdoti erano anche impegnati direttamente nella politi­ca. Inoltre un buon numero, circa il 10% di tutto il clero era membro del Seniorato come semplici membri.[86] Ricor­diamo che il Seniorato era una organizzazione del tutto laicale. Questa situazione creava nel clero una dolorosa divisione che spesso portava danno alla loro missione spiri­tuale. Ivan ne era molto bene cosciente perché ancora stu­dente seguiva da vicino tutto ciò che accadeva nel Movimento Cattolico croato. Perciò fin dall'inizio dell'esistenza dell'HOS, essendo stato eletto fra i suoi dirigenti princi­pali Ivan si sforzerà "di restituire al sacerdote quel posto dignitoso, che spetta al discepolo di Cristo" perché il sacerdote ha "il primo e il più importante compito nel­la diffusione del Regno di Dio, e i laici devono associar­si a loro, devono diventare i loro aiutanti".[87] Ivan, realizza e concretizza questo suo atteggiamento fondamentale nell'HOS in quanto riesce a introdurre, nonostante le op­posizioni del Seniorato, la nuova funzione del sacerdote: direttore spirituale. Cosicché il sacerdote non è semplice membro dell'organizzazione, come per esempio lo era nel Seniorato ma ha un ruolo ben definito e determinato di rappresentan­te della Chiesa e della sua missione. Nel "Zlatna knjiga" (Libro d'oro) - il libro guida - manuale per i membri dell'HOS - la cui edizione croata è stata curata dallo stesso Ivan, fu introdotto uno speciale capitolo "L'amore verso la Santa Chiesa"[88] che non si trovava nell'originale sloveno. In questo capitolo Ivan chiaramente precisa il posto e il ruolo del sacerdote nell'HOS:

"I rappresentanti della santa Chiesa nell'organizzazione aquilina sono gli spirituali aquilini, e questi nelle singole organizzazio­ni locali sono quei sacerdoti che nomina il vescovo nella sua diocesi… Ai sacerdoti spetta nell'organizzazione aquilina il posto più onorato perché in essa loro sono i rappresentanti del autorità della Chiesa. Loro compito è di vegliare sopra la vita religiosa e morale dei membri e delle associazioni e di incoraggiarle a fare i doveri aquilini".[89]

 

Questi suoi atteggiamenti sul ruolo dello direttore spiritua­le nell'organizzazione Ivan li ripeterà parecchie volte e li esprimerà in diversi modi. In questo senso bisogna men­zionare in modo speciale il suo articolo "Il sacerdote co­me spirituale dell'associazione giovanile",[90] che aveva elaborato ispirandosi alle direttive dell'Azione Cattolica italiana su questo punto. Nell'articolo presenta le funzioni dello spirituale fino nel dettaglio, i suoi compiti spe­cifici, i suoi doveri etc. Senza prendere i posti dei diri­genti delle associazioni e le loro responsabilità egli de­ve agire come anima nel corpo, ispirando, animando, incoraggiando e soprattutto formando i membri nel suo campo specifico religioso-morale.

Oltre a insistere sul ruolo del sacerdote come spi­rituale nell'HOS, Ivan interviene in molte altre occasioni anche fuori dell'HOS, cercando di tirare fuori i sacerdoti dall'impegno politico diretto[91] e di sormontare le divisioni che esistevano fra di loro a causa d’appartenenza a diversi partiti o a causa d’altre controversie. In questo senso scrive all’ amico fra Krešo Pandžić, sacerdote ed operatore nell'apostolato giovanile:

"Procura che i sacerdoti esercitino il ministerium reconciliationis... Che abbiano un largo cuore cattolico come la Chiesa che abbraccia lo stile romanico, il gotico e il ba­rocco, che è indifferente verso la monarchia o la repubblica".[92]

 

Come Ivan apprezzasse altamente la vocazione sacerdotale e ne individuasse il suo aspetto spirituale si vede dalla lettera che scrisse una ventina di giorni prima del­la sua morte ad un amico sacerdote, M. Blašković. Tutta la lettera tratta difatti di certe opere della letteratura francese a cui questo sacerdote era interessato. Dando il suo giudizio critico su varie opere Ivan conclude la lettera così:

"Quasi mi dispiace di essermi dilungato tan­to a parlare sulla letteratura, perché più importante dell’arte è educare e guidare gli uomini a Gesù, e l'arte, come anche tutto il creato, deve aiutare l'uomo a venire a Gesù. Perciò so che lei si occuperà dei libri e dell'arte soltanto tanto quanto ne avrà bi­sogno per il suo gregge, per esserne buon pastore e per portare un giorno se stesso e quello all'eterna Bellezza".[93]

 

Incoraggia nell'apostolato giovanile un altro sacerdote, rev. I. Kukula, consigliandogli di seguire le direttive dell'Azione Cattolica nell'educazione dei giovani, perché questa è l'unica via giusta giacché è "la via di Roma, della Chiesa romana, del Papa romano".[94] Al neosacerdote, rev. Kralik, che lo avvisò delle sue primizie, Ivan inviò le sue congratulazioni augurandogli la benedizione nel lavoro apostolico, la gioia nel portare la santa Croce, e termina con la frase: "Soprattutto Le auguro molta grazia per diventare dappertutto un vero combattente per l'autorità del Santo Padre e dei Vescovi locali".[95]

I suoi amici riportano vari casi in cui Ivan mostrava interesse, desiderio e impegno per l'accrescimento del­le vocazioni sacerdotali.[96] A certuni ne parla diretta­mente come per esempio al suo amico Dj. Gračanin che studiava insieme a lui a Parigi; e difatti dopo un anno costui si decise per il sacerdozio e diventò un bravo sacerdote.[97] D'altra parte Ivan mostrava grande rispetto verso i sacer­doti nel contatto con loro come anche in loro assenza. Dice M. Stanković:

"Ivan venerava ogni sacerdote in modo parti­colare. Non permetteva mai che si critichino i sacerdoti e che si parli delle loro mancanze di fronte alla gioventù, che si nuoccia in qualsiasi modo alla loro reputazione sacerdotale".[98]

 

Mentre da una parte Ivan stimava tanto lo stato sa­cerdotale, d'altra parte mostrava comprensione se qualcuno lasciava la strada del sacerdozio. Cosi un ex-religioso e studente di teologia che lasciò l'ordine trovò in Ivan una gran comprensione. Racconta:        

"Tutti mi hanno abbandonato e disprezzato. Anche quelli più vicini... Soltanto Ivan Merz non mi ha condannato. È rimasto vicino a me, mi ha teso la mano, ha avuto comprensione per il mio caso, mi ha aiutato in ogni occa­sione durante la sua vita. Gli sarò ricono­scente tutta la vita per la comprensione da santo del mio caso".[99]

 

* * * * * *

 

Concludendo questa sezione sul rapporto di Ivan verso la gerarchia della Chiesa, possiamo dire che in tutte le sue categorie Ivan vede Cristo presente ed operante sulla terra. Ad essa Ivan estende gli stessi sentimenti e at­teggiamenti di rispetto, ubbidienza, amore che a Cristo stesso.

Sul piano operativo-apostolico il ruolo di Ivan nel l'introdurre nuovi rapporti verso la gerarchia della Chie­sa è molto significativo. Egli, laico, è stato l'unico che in una grande parte dei cattolici croati ha creato nuovi atteggiamenti verso la gerarchia che si potrebbero riassu­mere nel modo seguente:

(a) Svegliò la coscienza di appar­tenenza alla Chiesa universale attraverso l'introduzione del culto verso il Papa, della ubbidienza al suo insegna­mento e della filiale dedizione alla sua persona come Vicario di Cristo. Questo è la vera novità che egli introdusse nella vita della Chiesa in Croazia, perché fino al suo tem­po difatti regnava una vera indifferenza verso il Papa. Questi sembrava molto lontano dalla vita dei cattolici croati. Ivan ebbe il merito di avvicinarlo a molti di loro.

(b) Riguardo ai vescovi locali Ivan riuscì a introdurre, almeno nella prassi che riguarda l'HOS e L'Azione Cattolica, il principio che i vescovi sono i primi responsabili per ogni lavoro apostolico cattolico che si svolge nella loro diocesi. Questo suo merito viene in risalto soprattutto se si tiene conto che il Seniorato pretendeva di guidare tutta l'attività cattolica nella Chiesa e in molte cose di porsi perfino sopra gli stessi vescovi.

(c) Per quel che ri­guarda i sacerdoti, come si è visto, Ivan si sforzava mol­to di mettere in rilievo la loro dignità sacerdotale affinché  esercitassero soltanto la loro missione spirituale af­fidata loro da Cristo, evitando divisioni e tutto quello che potrebbe provocare danno alla loro attività pastorale, in cui entra sia il loro impegno sia il loro esempio personale.

 

 

III.  ATTEGGIAMENTI VERSO LA CHIESA

 

Da tutto quello che è già stato detto risulta chia­ramente che tipo di atteggiamento Ivan aveva verso la Chiesa e la sua gerarchia, cioè di piena ubbidienza, sottomis­sione e filiale amore.

1.  Le norme da seguire. Nel modo speciale Ivan era preoccupato di sensibilizzare i cattolici, soprattutto i giovani del loro obbligo di seguire le norme e le direttive della Chiesa, di cui parla in molti luoghi. In primo luogo Ivan mette in rilievo e difende il di­ritto della Chiesa di avere cura e dirigere il Movimento Cattolico in quanto cattolico. Difatti questa presa di po­sizione di Ivan sarà, come si vedrà in seguito, il principale punto del disaccordo con il Seniorato.[100] Nell’esteso articolo "L'Autorità della Chiesa", dove in tutti i dettagli tratta questo delicato problema, scrive anche le seguenti parole:

"... la Chiesa, non soltanto dà i principi (ideologia) al Movimento Cattolico e a tutta la vita cattolica, ma essa in questo Movimento e vita cattolica entra con tutta la forza del suo regale potere, emanando le leggi, le norme e le direttive ... È così perché Cri­sto Signore inseparabilmente ha legato, nei portatori dell'autorità ecclesiale il potere magistrale e pastorale (regale)".[101]

Tenendo presente il contesto storico in cui il Se­niorato contestava alla Chiesa la sua ingerenza nello stesso Movimento, questa posizione di Ivan rivela la chiarezza delle sue idee e la correttezza del suo atteggiamento.

Soprattutto nel campo morale Ivan mette in rilievo questo diritto e funzione della Chiesa di emanare le norme. Cosi contro i liberali, che giudicano severe e inaccettabili le sue norme, Ivan scrive:

"Diciamo grazie a Dio che c'è qualcuno che a tempo ci avverte dei pericoli che ci minac­ciano da tutte le parti. Essa (la Chiesa) ha l'esperienza di duemila anni; la guida lo Spirito Santo stesso; perché allora ubbidire più a noi stessi e al nostro ambiente corrotto che alla Chiesa di Dio? Le nostre organizza­zioni aquiline hanno il compito di mostrare come le direttive della Chiesa sono sapienti e vero beneficio per il genere umano".[102]

 

Così anche in tutti gli altri campi della vita e attività umana Ivan difende questa presenza illuminativa della Chiesa e della sua dottrina. È profondamente convinto che "senza i grandi principi che dà la Chiesa non è affatto possibile mettere l'ordinamento sociale su fondamenta stabili".[103] Perciò bisogna rivolgersi in primo luogo e unicamente "all'infallibile maestro della Verità e della Morale, al Santo Padre il Papa e a coloro a cui lo Spirito Santo stesso ha affidato di dirigere la Chiesa di Dio".[104] Rifiu­tando i principi del razionalismo Ivan stabilisce per i cattolici il seguente principio: "Bisogna, dopo aver pensato con la nostra ragione, domandare prima d’ogni nostro atto: 'E che dice a questo proposito la Chiesa di Dio?'"[105] La presenza della Chiesa è giustificata anche nella vita economica in quanto gli atti economici toccano il campo morale. In questo senso pubblica due articoli.[106] Soprattutto riguardo alla scuola Ivan difende i diritti del­la Chiesa e dei cristiani di aprire e mantenere le proprie scuole. In questo senso Ivan elabora un saggio di 22 pagi­ne e lo pubblica in 4 puntate nella rivista "Za Vjeru i Dom".[107] In questa presentazione dettagliata di tutta la problematica Ivan si serve dei documenti della Chiesa riportando molte citazioni di vari Papi e delle loro encicliche che trattavano il problema. Alla fine riporta le di­chiarazioni di vari vescovi croati sul problema e termi­na l'articolo coll' affermazione:

"Queste direttive dei nostri vescovi sono un precetto per tutti i cattolici. Il nostro dovere è di iniziare il popolo dappertutto a questa posizione dei nostri vescovi e inse­gnare soprattutto il diritto e il dovere dei genitori di mandare i figli nelle scuole cattoliche".[108]

 

Ivan accetta anche nel campo dell'arte il ruolo della Chiesa e la sua visione del mondo.[109] Parte dalla premessa che è bello soltanto quello che nello stesso tem­po è anche buono. D'altra parte, la Chiesa durante i secoli ha elaborato in un’unità armonica il suo giudizio cri­tico su tutti i fenomeni della vita che continuamente cam­bia. "Perciò la critica sarà relativamente la più ogget­tiva solo quando considera le opere applicando loro le ve­rità cristiane; le verità di cui i secoli testimoniano che sono vere".[110]

 

Per i bisogni dell'HOS Ivan ha composto uno studio: "La musica e il cattolicesimo" che è rimasto ma­noscritto. Tratta ampiamente sulla musica in genere, poi mostra il suo ruolo nella Chiesa; riguardo al suo uso nell'HOS porta determinati criteri, tutti presi dalla dottrina morale della Chiesa, come, per esempio, quando e quale mu­sica è accettabile fra i membri e quale invece e da evitare.[111]

Dalla sua corrispondenza privata si vede anche come Ivan è entrato profondamente nello spirito della Chiesa. All'amico Ć. Brajša, che gli aveva chiesto di fare da pa­drino a sua figlia, Ivan rispondeva affermativamente. Anzi accentuando che è consapevole del suo dovere secondo la legge della Chiesa, gli cita in latino l'intero paragrafo 769, 1335 del CIC che parla dei doveri dei padrini.[112] Simi­le atteggiamento Ivan mostra nella lettera al sacerdote P. Lončar, rettore del seminario che l'aveva ingiustamente attaccato riguardo al suo lavoro nell'HOS. Con molte citazioni dei documenti della Santa Sede, dal CIC e dai moralisti cattolici attuali, Ivan gli dimostra come non ha fatto niente di riprovevole perché si muoveva sempre nella sfera delle direttive e dei diritti "che la Chiesa gli dà".[113]

In modo particolare Ivan era entusiasmato dallo studio della filosofia cristiana e dalla teologia che eseguiva privatamente con l'amico D. Ćepulić, sotto la guida del p. Alfirević, S. J.[114] In connessione con questo studio Ivan scrisse un entusiasmante articolo sulla filosofia cristiana intitolandolo "Philosophia perennis" e intendendo con esso risvegliare fra i lettori l'interesse per lo stu­dio di essa. Si tratta quasi di un inno alla filosofia che però è soltanto la porta per entrare nel meraviglioso e incantevole mondo delle discipline teologiche. Scrive:

"Come è bella la philosophia perennis! Sol­tanto quando sia studiata a fondo, ci appari­rà nella vera luce lo splendore delle disci­pline teologiche, che portano di fronte alla nostra anima tutto l'universo soprannaturale come ce l’ha scoperta la misericordia divina nella rivelazione".[115]

 

Il "sentire cum Ecclesia" di Ivan in tutta la vita e in tutti i problemi che incontrava era per tutti coloro che lo conoscevano e sentivano parlare o leggevano i suoi scritti una cosa nuova e originale, fino a quel tempo com­pletamente inconsueta. Non è da meravigliarsi che parecchi di loro nei propri ricordi mettevano fortemente in rilievo proprio questo aspetto. Subito dopo la sua morte la rivi­sta "Il pensiero aquilino" scrive come Ivan studiasse con grande fervore i documenti della Santa Sede e dell'episco­pato cattolico delle altre nazioni su tutti i problemi del­la vita contemporanea. Poi continua:

"Egli non cercava le sue soluzioni1 e neppure 'le vie nuove'. Egli si domandava sempre che cosa pensava la Chiesa cattolica sul problema sorto. E quando con personale studio aveva trovato la risposta, allora, sempre e subito sottometteva la sua ragione e conse­guentemente attuava, nella sua vita e nel suo lavoro, la verità compresa".[116]

 

Ilija Jakovljević presentando l'attività letteraria di Ivan afferma che egli ha messo tutto il suo talento al servizio della Chiesa e della sua dottrina. Poi dice: "Ci vuole molto studio e molta grazia perché un intellettuale riesca ad elevarsi tanto, che accanto alle soluzioni che la Chiesa dà, non cerchi le sue soluzioni particolari".[117]

 

2.  Difesa della Chiesa.  A proposito della sua in­condizionata fiducia nella Chiesa D. Žanko riporta la se­guente dichiarazione: "Quante volte metteva in rilievo che ama tanto la Chiesa che, se la Chiesa dicesse che il bian­co è nero egli le crederebbe".[118] Da questo amore incondizionato verso la Chiesa proviene la sua prontezza nel difenderla quando ce n'è bisogno. Si tratta in primo luogo dei suoi interventi nella stampa dove difende la Chiesa e i suoi diritti, la sua dottrina, la sua gerarchia e il ma­gistero dagli attacchi dei liberali appartenenti alla società ginnica Sokol.[119]

Anzi, quando c'è bisogno di di­fenderla materialmente, Ivan si presta di persona. Si tratta del famoso avvenimento in Stenjevec, vicino a Zagabria, do­ve i vecchi cattolici volevano per forza occupare la chie­sa cattolica e trasformarla nel loro tempio. Ivan organizza tra le aquile ed altri giovani un gruppo che venne a Stenjevec sotto la sua guida e difese con successo la chiesa subendo offese, umiliazioni ed anche attacchi materiali.  Ivan, che stava nella fila dei difensori di fronte alla chiesa, come riferisce il parroco, testimone oculare, alle minacce fisiche degli aggressori coraggiosamente rispondeva; "Soltanto passando sopra le nostre salme potrete entrare nella chiesa"; a tale risposta gli aggressori gli sputa­vano pieni di odio.[120]

 

3.  Impegno nella Chiesa e per la Chiesa.  Accenniamo infine, all'ultimo atteggiamento di Ivan di cui trattano ampiamente i capitoli seguenti, cioè al suo atteggiamento operati­vo, al suo impegno nella Chiesa e per la Chiesa. Questa coscienza di lavorare per la diffusione della Chiesa Ivan la mostra chiaramente già da studente[121] e la porterà a esemplare realizzazione negli ultimi sei anni della sua vi­ta. Si tratta della logica conseguenza della sua esperien­za di Cristo al cui servizio si sente attratto per collaborare alla salvezza delle anime tramite la Chiesa secondo il detto "caritas Christi urget nos".

 

 

IV.  GIUDIZIO DEI CONTEMPORANEI SULL'ARGOMENTO

 

Il singolare rapporto di Ivan alla Chiesa e tutta la sua realtà era talmente originale e nuovo che destava 1’am­mirazione di molti suoi contemporanei. Non possiamo qui portare tutte le testimonianza che sono state scritte a questo proposito. Ne abbiamo scelto soltanto alcune espresse da persone autorevoli e di una certa importanza nella vita della Chiesa in Croazia. Inoltre esse conoscevano Ivan personal­mente.

Il Cardinale Šeper così si esprime: " Il 'Sentire cum Ecclesia' era in lui incarnato. Non si trattava soltanto di una certa obbedienza e sottomissione militare, ma dell'amore verso la Chiesa. Questo amore parlava da ogni sua paro­la".[122]

Il settimanale cattolico"Katolički tjednik", subito dopo la morte di Ivan, nell'articolo commemorativo scritto dal redattore dott. Čedomil Čekada,  descrive nel modo se­gente il rapporto di Ivan alla Chiesa:

"Il contatto con la sua anima significava una scoperta. Tutto quello che la Chiesa in­segna era realizzato fino alla fine nella fede di Merz e tutto quello che essa prescrive e consiglia era praticato nel suo lavoro e nella sua vita. Ogni sacerdote poteva liberamente prenderselo come esempio di amore verso il S. Padre e ubbidienza al vescovo".[123]

 

Lo stesso dott. Čekada in altro luogo dice espressamente le parole seguenti: "Mai ha vestito la sottana ed era la colonna alla Chiesa di Dio. Conquistava per Cristo dovunque appariva. Viveva soltanto per il Regno di Dio".[124]

 

Il dott. Frane Grgić, laico e operatore nell'apostolato giovanile scrive:

"Possiamo liberamente affermare che nel no­stro popolo nessun laico ha penetrato con tale profondità le verità della fede e ha sottomesso alla Chiesa e alla sua direzione i suoi sentimenti come Ivan Merz".[125]

 

D. Žanko nel suo studio, uno dei più solidi ed importanti saggi pubblicati su Ivan, mette in risalto, in modo particolare, questa dimensione ecclesiale di Ivan:

"Non so se è possibile immaginare la fisio­nomia del dott. Ivan Merz fuori dal luminoso cerchio in cui irradia quella più profonda, mistica idea della Chiesa. Egli portava la Chiesa cosi organicamente, spiritualmente nel suo essere che si sentiva una viva particel­la di essa, come la mano o la gamba è parte di un organismo, che si chiama uomo. Tutta la sua anima era l'amore per la Chiesa, amore nella Chiesa. Da tutti coloro che venivano da lui, di sentire e vedere qualcosa almeno nicodemicamente, chiedeva nelle innumerevoli variazioni di trasferirsi nel mistero della Chiesa... Il suo discorso sulla Chiesa era nuovo, completamente nuovo alle nostre orec­chie. Questo non era soltanto la dottrina delle encicliche, che bisognava conoscere (tanto meno la dottrina apologetico-giuridica), ma la vita, che bisognava vivere perso­nalmente e sinceramente. E questa vita era anche nuova, ineffabilmente attraente, magnifica, universale, unicamente oggettiva, liturgica".[126]

 

La rivista "Život" (la Vita), unica rivista per gli intellettuali cattolici nella Croazia prima della Seconda Guerra Mondiale, pubblicata dai gesuiti, consacrò a Ivan tutto il numero del mese di maggio del 1938; ricorreva allora il decimo anniversario della sua morte. Si ricordava la sua vita, il suo apostolato e il suo significato per la Chiesa in Croazia. In questa occasione anche D. Žanko pubblicò il suo saggio sopra menzionato. Il redattore p. T. S. Poglajen nell'editoriale, fra tutte le caratteristiche di Ivan, mette in speciale rilievo proprio questo suo rapporto alla Chiesa e quanto essa significava e portava frutti nell1ambiente dove Ivan operava. Anzi p. Poglajen, per far meglio risaltare la figura di Ivan in questo senso, ripor­ta certi cenni alla situazione, quale di fatto era nella Chiesa di Croazia, quando Ivan è apparso nel suo orizzonte. Qui riportiamo soltanto alcuni passi più significativi di questo importante articolo di p. Poglajen:

"È apparso fra di noi quando si è corrotto quasi completamente il concetto e il rappor­to verso colei, a cui la Croazia deve e la sua particolare fisionomia e la sua naziona­le individualità e la sua storica esistenza - la Chiesa...  Si, Ivan, tu sei l’uomo prov­videnziale della Croazia. Per mezzo di te il Signore...  ha concretamente rivelato e ri­vela tutta la realtà vitale della Chiesa di Cristo, la più reale vitalità della Croazia. Hai scoperto, Ivan, alla gioventù... la Chie­sa - vivo corpo di Cristo, la fondamentale, la centrale realtà della Chiesa; Chiesa-Cri­sto. Si, ci hai rivelato Cristo, che ci illumina e guida nella Chiesa tramite la gerar­chia: e perciò ci hai insegnato ad amare la gerarchia, ad amare  il Papa, ad amare i ve­scovi, ad amarli e ubbidirli fino all'eroi­smo. Ci hai rivelato Cristo che nella Chiesa per noi, nel nostro nome, con noi - noi insie­me a lui e con tutto il suo Corpo Mistico - nella liturgia si dona e prega. Ci hai sco­perto Cristo nella Chiesa che, nell'Eucari­stia e per mezzo di essa, ci si dona, ci fonde con sé, ci trasforma in sé, ci divinizza, e per mezzo di noi il cosmo e tutto ciò che è in esso.  Ivan, tu hai ridonato alla Croa­zia la sua eterna giovinezza, perché in modo incarnato le hai rivelato la sua fondamenta­le vitalità".[127]

Con queste parole l'editoriale della rivista Život mette in rilievo l'importanza di Ivan nella e per la Chie­sa in Croazia. Queste affermazioni otterranno tutto il suo significato dopo la presentazione dell'impegno apostolico di Ivan che viene esposto nei capitoli successivi.

 


 


[1] ŽANKO, Duša, 250

[2] VRBANEK, Vitez, 220

[3] Cf ŽANKO, Duša, 246

[4] Cf NAGY, Borac, 275

[5] Vedi P I., cap. 2, B 4

[6] MERZ, Katolička Akcija, 32-33

[7] Id., Božićno bogoslužje, in KL 3(1925)36

[8] Id., Ljepota crkvene godine, in ZV 4(1926)214; anche Id., Let- Protulipac 21, senza data, FC

[9] Id., Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)82

[10] Cf id., Ljepota crkvene godine, in ZV 4(1926)214

[11] L. cit.

[12] Cf id., Liturgijski kutić, in POS 8-9(1924)166

[13] L. cit.

[14] Id., Katolici i politika, in ND 17(1924)2

 

[15] Cf id., Katolička Akcija,48

[16] MERZ, Novosti jednog dana,in KT 3(1928)2

[17] Id., Na adresu,in KL 2(1925)21

[18] Cf id., Lurd,in KL 28(1924)461

[19] Ibid., 41(1924)504

[20] Ibid., 37(1924)442

[21] Ibid., 38(1924)461

[22] Ibid., 41(1924)504

[23] D 1-2-1921

[24] MERZ, Vjera i gosp. život, in KT 27(1927)5

[25] Vedi P. I., cap. 4, n. III-1

[26] MERZ, Katoličanstvo i hrv. narod, in ML 11-12(1924)201-214

[27] Id., Hrvatskoj omladini, FV

[28] Vedi Bibliografia: No 52,70,106,136

[29] MERZ, Lurd, in KL 37(1924)442

[30] Id., Vječni Rim - Papa, in ZVD 12(1925)338-339

[31] Vedi P. I., cap. 4, n. II A

[32] Vedi P. II., cap 3., B 1; cap 4, A 2

[33] KNIEWALD, Život,169

[34] Vedi P. I., cap. 2, C 3

[35] Vedi Bibliografia: No  39,40,41,42,43,44,45,53,57, 59, 68, 71, 74, 105, 108, 115, 135

[36] Cf NAGY, Borac, 245

[37] MERZ, Francis Jammes, in Luč 9-10(1922)262

 

[38] Id., Novosti jednog dana, in KT 3(1928)2

[39] L.cit.

[40] Vedi Bibliografia: No 68-85

[41] Manoscritto conservato nell'archivio di Merz

[42] Gf POGLAJEN S.T., Providencijalni čovjek Hrvatske, in ZV 5(1938)242

[43] Cf MERZ, Katolici i politika, in ND 17(1924)1-2

[44] Cf MATIJEVIĆ P., Merz i političko držanje katolika, in NP 121(1928)1

[45] Cf MERZ, Kat. Akc. - kat. pol. stranka - kat. dnevnik, in ND 1(1925)3-4

[46] Vedi P II., cap 1, A 1

[47] Cf KN1EWALD, Život, 168-170; VRBANEK,Vitez,123-151; NAGY, Borac,279-284; ŽANKO, Duša, 250-258; STANKOVIĆ M., Merz i Papinstvo, in ND 6(1943)3

 

[48] ŽANKO, Duša, 247

[49] NAGY, Borac, 275

[50] Cf VRBANEK, Vitez, 99

[51] Cf Z.M., Dalla lettera al redattore, in Misao 3(l929) copertina

[52] ŽANKO,Duša,254-255

[53] ibid.,254

[54] Vedi Bibliografia: No 86-97

[55] MERZ,Vječni Rim, in ZVD 1(1925)15

[56] L.cit.

[57] L.cit.

[58] L.cit.

[59] Cf KNIEWALD, Život, 180-181

[60] Cf MERZ, U vječni Rim, in ML 3(1925)65-67

[61] Cf id., Orlovi u Rimu, in KT 13(1925)5-6

[62] Cf ŽANKO, Duša, 256

[63] MERZ, Orlovi u Rimu, in KT 13(1925)6

[64] Cf VRBANEK, Vitez, 115 e 129

[65] Oralmente trasmesso dal dott.Kniewald al p.B.Nagy

[66] Cf VRBANEK, Vitez,153

[67] Cf ibid., 116

[68] MERZ, Pismo-bratu orlu, F 39/25

[69] L.cit

[70] L.cit

[71] L.cit

[72] L.cit

[73] MERZ, Vlast Crkve, in VB 4-5(1927)75-80 

[74] Ibid.,78

[75] Ibid., 4-5(1927)75-80; 6(1927)94-96; 7(1927)105

[76] Ibid., 6(1927)94

[77] L. cit.

[78] Ibid.,94-95

[79] MERZ, Let-Protulipac 6, Sv. Iv. Frane. Chantal 1926, PC

[80] MERZ, Let-Sokol, Sv. Kat. s. Petra u A. 1927, F 50/5

[81] MERZ, Let-Čule, Blagovijest 1927,F 52/17; Id., Let- Marušić(vescovo) 1-4-1927, F 54/6; Id.,Let-Šarić(arcivescovo) 3-5-1926, F 53/23

[82] MERZ, Let-Protulipac 5, 10-2-1926, FC

[83] Cf MERZ, Let-Protulipac 9, 27-8-1927, FC

[84] Vedi Bibliografia: No 84,102,110,111,133

[85] Cf MERZ, Suvremena križarska vojna, in KT 22(1928)2, nota del redattore. Il redattore scrisse queste righe a proposito dell'articolo di Merz appena citato, che Merz mandò al vescovo Srebrni per farlo esaminare prima della pubblicazione. Mentre l'articolo si trovava ancora dal vescovo Ivan morì; il vescovo lo mandò subito dopo la morte di Ivan al settimanale che lo pubblico.

[86] Cf MERZ Let-Nunzio Apostolico H. Pellegrinetti, 28-8-1927, FC

[87] Cf NAGY, Borac, 293; vedi anche MERZ, Iz povijesti Orlovstva, in KT 25(1927)8-9

[88] Cf Zlatna knjiga (Zagreb 1924)46-47

[89] L.cit.

[90] MERZ, Svećenik kao duhovnik, in FVJ 4(1927)85-87

[91] Cf MERZ, Let-Anonimo 3-12-1927, FC; Id., Let-Pandzić 10-6-1927, F2/52; Id., Let-Protulipac 6, Sv.Iv.Frane.Chantal 1926,FC; Id., Let-Sarić(arcivescovo) 17-6-1927, F 53/12; Id., Let-Protulipac 7, 19-8-1927, FC

[92] MERZ, Let-Pandzić 11-4-1928, F 52/33

[93] KNIEWALD, Život, 203-204

[94] MERZ, Let-Kukula 5-12-1927, FC

[95] MERZ, Cartolina-Kralik 4-2-1927, FC

[96] Cf STANKOVIĆ M., Merz Božji čovjek, in ZV 5(1938)290; JÄGER I., Moj susret s Ivom, in ZV 5(1938)304

[97] Cf NAGY, Borac, 196

[98] STANKOVIĆ M., op. cit., 291

[99] NAGY, Prijatelj mladih,108

[100] Vedi P. II., cap. 1, C 1 a)

[101] MERZ, Vlast Crkve, in Vrhbosna 4-5(1927)76

[102] Id., Pismo Orlu, F 36

[103] Id., Naš ovog. prosvj. rad, F 36

[104] L.cit.

[105] Cf id., Kršć. društveni poredak, in OV 2(1928)8

[106] Cf id.,Vjera i gosp. život, in KT 21(1927)5; Id., Soc. ekonom. akc. katolika, in KT 18(1927)5-6

[107] Cf id.,Vječni Rim - Školstvo, in ZVD 5(1925)111-117; 6-8(1925)175-189

[108] Ibid., 189

[109] Cf Id., Objektivna kritika, in HP 4-5(1920)118-120

[110] Ibid., 119

[111] Id., Glazba i katolicizam, A

[112] Cf NAGY, Borac, 502-303

[113] MERZ, Let-Lončar 21-10-1927, FC

[114] Vedi P. I., cap 1, n. I. C

[115] MERZ, Philosophia perennis, in ND 29(1942)3

[116] Studij dra Ivana Merza, in OM 9(l927-192a)l29

[117] JAKOVLJEVIĆ I., Dr. Ivan Merz u knjiž. radu, in OM 9(1927-1928)124

[118] ŽANKO, Duša, 291

[119] Cf MERZ, Orlovsko slavlje, in NP (14-7-1923); id., Na adresu, in KL 2(1925)21

[120] Cf VRBANEK, Vitez,150

[121] Cf MERZ, Let-Marošević, sv.Luka 1921, FC

[122] ŠEPER F., Ljubav prema Crkvi, in GP 2(1974)6

[123] Dr Ivan Merz, in KT 21(1928)1

[124] ČEKADA Č., Naš svetac u fraku, in KT 19(1933)4

[125] GRGIĆ F., Već sedam godina, in KS 1(1935)2-3

[126] ŽANKO, Duša, 250-251

[127] POGLAJEN S.T., Providencijalni čovjek Hrvatske, in ZV 5(1938)241