Capitolo Terzo

 

 

LE  ESPRESSIONI  DI  FEDE  NELLA VITA DI MERZ

 

 

 

A. La vita nello Spirito

 

A fondamento della maturità di fede di una persona non si trovano soltanto convinzioni intellettuali e atteggiamenti più o meno automatici che predeterminano le reazioni in certe circostanze. Ma la maturità di fede di fatto presuppone e contiene in se come fattore fondamentale, il continuo contatto con Dio e il suo mondo, contatto personale, dialogale e dinamico, espresso in termine classico come "la vita spirituale". E questo vitale contatto con Dio di fatto deve essere la base e ispirare in fondo tutte le altre componenti di una fede matura.

Vogliamo perciò, in questa parte, presentare questa dimensione fondamentale dell'esperienza di fede di Ivan, cioè come si svolgeva il suo contatto personale con Dio da cui, come da radice, provenivano tutti gli altri suoi atteggiamenti di fede. Ci soffermeremo sulle linee principali della sua vita spirituale che possiamo facilmente individuare nell'abbondanza del materiale che Ivan ci ha lasciato. Un' altra premessa importante da fare: dato che Ivan non soltanto viveva profondamente la vita spirituale, ma ne era anche un fervoroso promotore, ci serviremo a questo proposito dei suoi pensieri scritti, perché altro non sono che concettualizzazioni della sua esperienza personale come attesta anche D. Žanko.[1]

 

1. La necessità e l'importanza della vita spirituale. In molte occasioni Ivan sottolinea l'importanza della vita spirituale e la sua necessità per ognuno che voglia seriamente impegnarsi da cristiano e, conseguentemente, da apostolo; oppure semplicemente per colui che voglia degnamente vivere il fatto d’essere cristiano.

In modo molto chiaro Ivan si esprime su quale necessità sia per lui la vita spirituale nella risposta all'Inchiesta già menzionata.[2] Alla domanda: se la vita spirituale gli sia necessaria, Ivan risponde brevemente "Si".[3] E quando in un'altra domanda del questionario gli si chiede il perché di questa eventuale necessità, Ivan continua: "Perché senza di essa cesserei di esistere. Anzi, la vita per me senza di essa sarebbe un inferno."[4]

Nel suo primo articolo pubblicato "L'epoca nuova"[5] Ivan, con tutta intensità, comunica le sue convinzioni sull'importanza della vita spirituale, alle quali è pervenuto attraverso l’esperienza della guerra. Già qui considera la vita spirituale come condizione per formare uomini forti, che saranno poi capaci di giovare al proprio popolo. Questa dimensione apostolica della vita spirituale l'esprime anche in un altro luogo:

"Se vogliamo diventare portatori del grande pensiero cattolico, allora debbono tutte le nostre organizzazioni continuamente accentuare, che unica condizione per educare dei grandi individui, che con la loro vita realizzarono in seguito le loro grandi idee, è la profonda e l'intensa vita religiosa".[6]

I suoi pensieri sull'importanza della vita spirituale in modo speciale Ivan li sviluppa nell'opuscolo sull'Azione Cattolica. Sono due le idee principali che Ivan in esso espone. La prima: siccome "la contemplazione (la vita profonda di fede), la vita dell'anima in continua comunione con Gesú è la migliore vita",[7] cioè la "vita di Grazia", "la vita dell'unione dell'anima con Dio" è "unica vera vita umana"[8] risulta, secondo Ivan, che tutte le attività umane e tutto l'ordinamento sociale devono attraverso esse creare le predisposizioni onde far possibile la sua realizzazione, devono continuamente tendere ad essa.[9] Però questa vita di grazia si vive e sviluppa in mezzo e attraverso la Chiesa; perciò tutta la società deve essere diretta a far possibile alla Chiesa la sua missione della diffusione del Regno di Cristo nelle anime, che per Ivan coincide con la vita di grazia.[10]

Secondo pensiero che Ivan sottolinea fortemente è il fatto che la vita spirituale, oppure l' "ascetica e mistica" come in questo luogo la chiama, deve essere il fondamento e lo scopo dell'Azione Cattolica.[11] Solo dopo la formazione "ascetico - mistica" dei membri dell'A. C., viene la formazione intellettuale attraverso lo studio filosofico teologico e poi lo studio della dottrina sociale della Chiesa, specialmente dei documenti del magistero ecclesiale.[12] In occasione della grande manifestazione della gioventù aquilina a Đakovo, Ivan ha parlato di fronte a tutti questi giovani sull' importanza della vita spirituale servendosi di un paragone: ognuno deve costruire in sé una cattedrale spirituale più bella di quella di fronte a cui stavano.[13] P. I. Kukula, S. I. che era presente a questo suo discorso, così descrive le sue impressioni:

"Questo profondo e mistico tema, Merz l'esponeva per quasi mezz'ora, e tutti lo ascoltavamo con incanto, perché parlava con entusiasmo particolare. Sentivamo che di fronte a noi stava e parlava un uomo che la sua vita spirituale, la cattedrale nella sua anima, l' aveva già costruita fino alla perfezione di un santo".[14]

 

2. La concezione della vita spirituale. In una delle risposte dell'Inchiesta, Ivan ha lasciato una corta, ma significativa definizione della vita spirituale, come lui la concepiva. Alla domanda: "Che cosa è la vita spirituale, Ivan rispose:

"La contemplazione sulle cose divine; la partecipazione alla vita divina interiore; diventare in un certo senso Dio".[15]

In occasione della solenne accademia delle Congregazioni Mariane Ivan, lui stesso congregato mariano, tenne la conferenza sulla "forza interiore della Congregazione", che poi pubblicò.[16] Questa forza Ivan la vede soltanto nella vita interiore dei membri, e perciò tutta la conferenza tratta sulla vita spirituale, sul suo scopo e sui suoi mezzi. Lo scopo a cui deve tendere la vita spirituale, Ivan lo propone cosi:

"Lo scopo di tutti gli uomini è la loro santificazione; loro fine è diventare simili al Verbo Incarnato, nostro Salvatore Gesú Cristo. Domandiamoci quale era la vita interiore del nostro Salvatore, per fare la nostra vita simile alla sua".[17]

Tutto il problema per Ivan allora si riduce a trovare i dati sulla vita interiore di Gesú, dati che poi ci avrebbero mostrato la direzione da seguire. Enumera in seguito l'origine di questi dati: I Vangeli e i loro commentari, le preghiere dal Vecchio Testamento, la liturgia e le vite dei santi che nel modo migliore hanno adattato loro vita interiore al loro Modello.[18] Poi, sempre nello stesso articolo, ampiamente tratta i mezzi della vita spirituale, cioè come nella prassi, avendo a disposizione i dati sulla vita interiore di Gesú, realizzare questo processo di diventare simili a Cristo.

Il ruolo importante di mediatore nella vita spirituale, Ivan lo concede alla Chiesa:

"E chi è miglior maestro della vita spirituale dalla Santa Chiesa che, oltre la sua esperienza di duemila anni agisce sotto l'influenza dello stesso Spirito Santo; quali metodi sono migliori di quelli che essa insegna? Perciò bussiamo umilmente alla sua porta e preghiamola che Essa ci sia di guida nella nostra vita spirituale, chiediamole che la nostra limitata e precaria vita diventi partecipe della Sua infinita vita interiore; che la nostra piccola anima si allarghi fino all' infinità della vita divina. La Chiesa ciò lo realizza attraverso la sua liturgia"[19]

Il testo citato fa parte dell'articolo: "Il rinnovamento spirituale secondo la liturgia" in cui Ivan largamente spiega come la liturgia, essendo "la preghiera ufficiale della Chiesa, la conversazione tra la Sposa e il divino Sposo"[20] può diventare base per la promozione della vita spirituale. Nel corso dell'articolo dà tre consigli, che poi ulteriormente spiega, cioè come servirsi della liturgia per la utilità della vita spirituale:  1) Fare la lettura spirituale, per meglio capire i testi liturgici. 2) Meditare ogni giorno dal messale. 3) Non assistere mai alla Santa Messa senza comunicarsi.[21]

Un'altra dimensione della vita spirituale, su cui Ivan molto insisteva, almeno nella sua prassi personale, era la coerenza e perseveranza. Sono molti coloro che hanno notato questa sua edificante assiduità, riportandone anche le sue parole a proposito.[22] Così il suo intimi amico D. Žanko cita un'affermazione di Ivan in una conversazione sulla vita spirituale:

"Senza riguardo alla fatica e alle occupazioni oppure alle circostanze scomode, bisogna fare ogni mattina la Comunione. E questo nel modo più risoluto, perché, altrimenti, pian piano rilassandoci troveremo centinaia di giustificazioni".[23] Ripetendo lo stesso pensiero ad un altro amico, in altra circostanza Ivan aggiunse: "Solo con questa ferrea perseveranza è possibile mantenersi uomo spirituale".[24]

 

3. Il programma della vita spirituale. Ivan connette strettamente la vita spirituale con il tendere verso la perfezione, la santità. Questa è la meta della vita spirituale e di ogni impegno ascetico.[25] In questo senso Ivan elabora il programma della vita spirituale, che presenta in varie occasioni.[26] Lo schema comune sottostante a tutti i programmi contiene i seguenti punti: la meditazione quotidiana del mattino, la santa messa con la comunione, l’esame di coscienza ogni giorno; lettura spirituale giornaliera, insistenza sulla mortificazione e abnegazione. Difatti, questo programma che consigliava agli altri, lui stesso lo praticava in modo esemplare, come attesta p. Vrbanek, suo padre spirituale.[27] Il Cardinal Šeper, a cui Ivan di persona ha suggerito dettagliatamente un programma di vita spirituale, commentandolo dice: "Egli lo praticava sicuramente in misura ancora più completa. E qui si trovava, secondo il mio avviso, il segreto del fascino della sua personalità spirituale".[28]

 

B. Liturgia, il cuore della vita spirituale di Ivan

 Cominciando a trattare di questo tema, ci si presenta una difficoltà iniziale, cioè una difficoltà di scelta. Naturalmente, qui non è possibile affatto presentare tutto quello che Ivan ha scritto sulla liturgia, cioè che ha fatto per essa, oppure quello che gli altri hanno scritto sul suo rapporto con la liturgia. Ci limiteremo all'essenziale e cioè alla sua esperienza liturgica, al significato della liturgia nella sua vita spirituale, lasciando nella seconda parte la presentazione del suo apostolato liturgico.

La liturgia occupa il posto centrale nella vita spirituale di Ivan, nel suo contatto con Dio e col mondo invisibile. La liturgia lo interessa a tale misura che, per la sua laurea sceglie il seguente tema: L'influsso della Liturgia sugli scrittori francesi a partire da Chateaubriand fino ai nostri giorni. Pubblica più di cinquanta articoli e studi sulla liturgia in varie riviste. Il suo significato per il movimento liturgico in Croazia è di tale importanza da essere considerato lui stesso uno dei promotori del movimento. Su questo tema è stata scritta la tesi di laurea nel 1975. da Rev. Marin Škarica. La difese al Pontificio Istituto Anselmiano a Roma.[29]  L’ importanza di Merz per il risveglio liturgico nella Croazia è ancora più significativo, se si tiene presente che egli, oltre ad essere laico, era autodidatta in questo campo, cioè la liturgia gli era piuttosto "hobby".

Qui però c’interessa la sua esperienza liturgica, la sua vita liturgica: essa sta alla base di tutte le sue ulteriori realizzazioni in questo campo. Anche qui, come in altre sezioni, sarà difficile di fare una netta distinzione tra la sua prassi liturgica e il suo pensiero liturgico formale. Questo ultimo scaturisce dalla sua ricca esperienza. Ci serviremo perciò di esso per meglio illustrare la sua esperienza personale.

 

1. Genesi della vita liturgica. L'interesse di Ivan per la liturgia comincia dopo la guerra. Da una parte e legato a una religiosità non comune, arrivata alla sua maturità attraverso l’esperienza della guerra, dall'altra i valori dell'arte sono sempre presenti nel suo animo, benché già subordinati a quei religiosi. Queste due tendenze, religiosa e artistica, trovano il suo miglior punto d'incontro per Ivan nella liturgia. Le prime tracce del suo orientamento liturgico le troviamo nel suo diario viennese. Durante la Settimana Santa, Ivan partecipa agli esercizi spirituali sotto la guida del P. Schmidt, O.V.D. a Mödling. Ivan rimase molto impressionato, soprattutto dalle cerimonie liturgiche della Settimana Santa a cui partecipò. Ne lasciò ampia descrizione nel suo diario. Si nota la forte presenza del visuale artistico, sotto cui considera la liturgia. Ecco qualche passo:

"Era questa per me la più bella Pasqua: ho vissuto il riflesso artistico di grandi avvenimenti - la Passione di Cristo e la sua Risurrezione - immedesimandomi nell'arte liturgica... Come la teologia è la scienza centrale, cosi anche la liturgia è l'arte centrale. Essa è interamente oggettiva e corrisponde all'ideale di Wagner, che voleva tutte le arti unite in una. La liturgia è l'espressione dell'anima della Chiesa, sul suo fondamento sarebbe facile elaborare la teoria dell'arte".[30]

Il soggiorno a Parigi sviluppò ulteriormente il suo interesse e la sua conoscenza della liturgia. Legge moltissimi libri della letteratura francese sotto questa visuale, raccogliendo materiale per la sua tesi di laurea. Inoltre frequenta i luoghi dove si eseguono i riti liturgici in modo speciale il monastero delle Benedettine in rue Monsieur,[31] conosciuto per suo influsso liturgico su molti intellettuali francesi e stranieri. Lui stesso vive una vita spirituale intensa dal punto di vista anche liturgico.[32]

 

    2. Definizione della liturgia. Dai molti passi in cui Ivan parla della liturgia e ne dà la descrizione, la seguente definizione è la più bella; in essa Ivan concentra, in modo molto efficace tutto il suo concepire e sentire la liturgia. La troviamo nell'articolo programmatico sulla vita spirituale.[33] Ivan considera la liturgia una delle cose essenziali per la vita spirituale:

"Riguardo alla stessa s. Liturgia, essa è il miglior canale che ci rivela in modo molto pedagogico nel corso di un anno ecclesiastico tutti i particolari della vita del nostro Salvatore. La Chiesa, cioè, è la Sposa di Gesú e la vita interiore della sposa è il riflesso perfetto della vita interiore dello Sposo. Questa vita interiore della sposa celeste è espresso in modo realistico nella s. Liturgia. Le sue preghiere e movimenti, le sue melodie e profumi sono la proiezione del cielo sulla terra, sono la fotografia della vita interiore di Dio".[34]

In un altro luogo concepisce la liturgia come "la preghiera ufficiale della Chiesa, la conversazione tra la Sposa e il Divino Sposo"; e ascoltando questa conversazione diventiamo capaci "di elevare la nostra vita fino alle infinite altezze della vita divina".[35] Inoltre, "la liturgia è l'arte per eccellenza, perché essa è viva come è vivo il nostro Signore".[36] Ivan sottolinea spesso il rapporto dello Spirito Santo con la liturgia. Essa sta sotto il suo influsso, è permeata, guidata e santificata da Lui.[37] "Egli agisce nell'anima della Chiesa; Egli è autore della liturgia".[38]

Attraverso la liturgia, secondo Ivan, ogni singola anima si educa. Anzi, si può dire che "la liturgia è la pedagogia nel vero senso della parola perché con il suo aiuto, il fedele vive tutte le fasi dell'eterna vita di Cristo, eleva e rigenera la sua anima "edificando per mezzo suo un tipo universale, poiché Cristo è universale, un esempio per tutti i popoli e tutte le nazioni".[39] Infine Ivan vede centrate nella liturgia tutte le realtà terrene e tutte le attività e i valori umani. Tutto il creato ha, secondo Ivan, una relazione con la liturgia.[40]

 

3. Effetti della liturgia. L'articolo principale in cui Ivan tratta ampiamente degli effetti della liturgia è "Il rinnovamento spirituale secondo la liturgia".[41] Già lo stesso titolo suggerisce che intende parlare dei frutti di essa. Tenendo presente anche gli altri passi dove ne parla, il suo pensiero, come espressione della sua intima convinzione ed esperienza, si potrebbe riassumere come segue:

In primo luogo, la liturgia ci fa possibile la conoscenza delle cose divine ed eleva la nostra anima fino alle altezze della vita divina,[42] ci fa partecipi della stessa Divinità.[43] La meditazione liturgica fa il cattolico grande e universale, gli fa possibile di lasciare i suoi interessi privati per cominciare a "sentire quello che sente la stessa Chiesa, questo grandioso riflesso dello stesso Cristo infinito".[44] Contemplando per mezzo della liturgia la vita interiore di Dio, ci si offre il metodo per l'azione nel nostro apostolato, sia per quanto riguarda il singolo come per l'intera organizzazione cattolica.[45] La liturgia, per mezzo dei suoi testi meditati nello stesso tempo in tutto il mondo cattolico, "fortifica la coscienza dell'unità cattolica di tutti i popoli".[46] L'uomo, per mezzo della liturgia, "in modo più perfetto dà a Dio quell'onore che gli spetta".[47] Con la preghiera liturgica l'uomo s'associa ai cori degli angeli e "l'uomo già in questa terra comincia a esercitare quel servizio che offrirà nell'eternità, pieno di gioia ed entusiasmo".[48] La liturgia, inoltre, connette "i vivi con i morti e con le future generazioni" e insieme collega tutti i popoli, facendo di essi fratelli tra se e figli dell'unico Padre celeste".[49] Col suo carattere di stabilità, la liturgia come roccia dell'eternità offre all'uomo che si tiene ad essa, di non perire "nel mare agitato delle dottrine e concezioni transitorie"[50]

La liturgia ha speciale forza apologetica, in quanto porta gli uomini alla vera fede. Questa sua affermazione, Ivan in modo speciale tratta in due articoli, dove mostra come la liturgia ha influito sulla conversione di vari scrittori francesi.[51]

Per mezzo della liturgia si può sentire il polso del l'eternità;[52] essa dà il senso alla vita consacrata, in quanto i religiosi "hanno già cominciato qui sulla terra a cantare la lode al Creatore, non aspettando per questo il momento della morte, come noi che viviamo nel mondo".[53]

 

4. Messa, il centro della liturgia. Ivan, ogni giorno, nei suoi ultimi sei anni, assisteva alla santa messa e riceveva la comunione nella basilica del Sacro Cuore a Zagabria. La messa l'accompagnava col suo messale latino-francese. Alla domanda dell'Inchiesta, che cosa facesse durante la messa, Ivan rispose: "Pregavo la santa messa".[54] Con questa risposta voleva dire che accompagnava, comprendendoli, e il sacerdote e il testo della messa col suo messale. Quale alta concezione Ivan avesse sulla Messa, si può vedere dal seguente testo, tratto dal suo articolo "Rinnovamento spirituale secondo la liturgia":

"La cosa più grande che esiste nel mondo è la Chiesa, la cosa più grande nella Chiesa è la messa e, nella messa, la consacrazione. E come Cristo durante la sua vita terrena ha diretto tutti i suoi pensieri verso la Golgota, così anche la sposa di Cristo - la Chiesa - indirizza i suoi sguardi verso l'altare. Allora quello che accade sull'altare è la cosa più grande di tutto ciò che accade nel mondo. Lì avviene l'opera sociale per eccellenza, la preghiera e il sacrificio, che ha offerto Gesú sul Calvario per la salvezza di tutto il mondo, e che la gerarchia cattolica - detentrice dell'ordine sacerdotale di Cristo - pubblicamente offre a Dio per tutti gli uomini e nel nome di tutti loro".[55]

            In seguito, Ivan spiega come questo supremo atto della santa messa sia rivestito di vari simboli e gesti, affinché si possa meglio capire il suo significato. Il punto che gli interessa è però la comunione durante la messa:

"Siate convinti che la santa messa senza la santa comunione è, in un certo senso, frammentaria ... Il sacrificio è allora completo se nella messa ci uniamo a Gesú con i legami più intimi. Questo facciamo per mezzo della santa Comunione. Questo atto, dove il vostro corpo e la vostra anima si uniscono con la stessa Divinità, dev'essere il punto più alto della vostra vita; in questo atto è anche la vetta di tutta la santa Liturgia".[56]

Nonostante che il discorso sulla Eucaristia logicamente seguirebbe qui, proprio a causa della sua grande importanza che assumeva nella vita spirituale di Ivan, noi lo faremo poi in altro luogo.[57]

 

5. I testi liturgici. La comprensione dei testi liturgici era per Ivan d’estrema importanza, affinché potesse trarre dalla liturgia tutta l'utilità che essa offre. Oltre all'aspetto religioso, Ivan considera, in essi, anche il lato artistico - letterario, che dà per lui ancor maggior valore al contenuto religioso.

Quando apparve la traduzione del messale latino domenicale in lingua croata, Ivan subito scrisse una recensione intitolata: "Le meditazioni sul messale romano".[58] L' edizione del messale in croato, Ivan lo considera, dal punto di vista letterario, come un avvenimento di grande importanza, anzi come il libro più importante che abbiamo nella lingua croata.[59] Raccomandando il messale a tutti i membri del Movimento Cattolico Ivan aggiunge: "Siamo convinti che esso educherà un'intera schiera di solidi e diligenti operatori cattolici; e specialmente preghiamo Dio di risvegliare in molti lettori il desiderio per il sacerdozio o la vita religiosa".[60] Lo stesso giudizio Ivan l'esprime recensendo un libro di preghiera per i bambini intitolato: "Gesú amico dei piccoli",[61] che era orientato liturgicamente. La sua attenzione in modo speciale attirano gli inni liturgici e in genere la poesia liturgica e dichiara che "i più grandi capolavori della letteratura mondiale non si possono paragonare con le opere, che ha creato lo Spirito che guida la Chiesa".[62] Cosi, per esempio, l'inno "Jesu corona virginum" Ivan lo considera come "una vera perla della poesia cristiana", perché solo il cristianesimo poteva dare cosi "esaltante espressione poetica alla verginità".[63] La forma artistica dei testi liturgici per Ivan è soltanto a servizio del contenuto religioso dottrinale, che è quello principale su cui Ivan insiste. Per Ivan la liturgia è "la tesoreria della dottrina cristiana"[64] e il messale è la "tesoreria del sapere teologico";[65] essa "attraverso i secoli conserva la dottrina della Chiesa".[66]

Dopo il messale, Ivan, in modo speciale, apprezzava il Breviario che, insieme col messale, considera come "la più bella opera letteraria che l'umanità possiede".[67] È un fatto, che confermano i suoi amici,[68] che Ivan molto spesso recitava il Breviario. Egli stesso nell'Inchiesta dice che il Breviario, il Messale, il Vecchio e il Nuovo Testamento sono i libri da cui ha tratto maggiore utilità.[69] Anzi, è molto entusiasmato dal fatto che l'ufficio divino si preghi in tutto il mondo:

"Dalla terra... continuamente si alzano le preghiere al cielo. Tra i popoli cattolici ... non c' è ora ne minuto in cui i religiosi o i sacerdoti non preghino l'ufficio divino... E come il sole si muove dall'oriente all'occidente, così le ore e le preghiere si muovono dall'oriente all'occidente e non cessano mai. Oh, splendida Chiesa, che incessantemente in comunione con gli eserciti celesti, canti la lode al Creatore!"[70]

Ivan è cosi attirato dall'ufficio divino che organizza una "gita liturgica" degli studenti, membri della Congregazione mariana in Rajhenburg dai Trappisti con lo scopo di assistere alla loro messa e all'ufficio divino. Questa visita Ivan descrisse nell'articolo "Nel seno della santa liturgia".[71] Nelle feste maggiori Ivan andava dai francescani a Zagabria e insieme con loro diceva l'ufficio divino nel coro.[72]

Notiamo infine che Ivan molto spesso nelle conferenze che teneva nelle organizzazioni cattoliche, commentava i testi liturgici cercando di preparare i giovani ad assistere con maggiore comprensione alla messa.[73] Certi schizzi di queste sue conferenze si sono ancora conservati nel suo archivio. In modo speciale bisogna qui menzionare il suo piccolo corso sulla liturgia che per tre anni, dal 1922 al 1925, pubblicava nella rivista per la gioventù femminile "Posestrimstvo" nella rubrica "L'angolo liturgico". Si trattava di una generale introduzione alla liturgia e della spiegazione d’ogni realtà liturgica, seguita poi dal commento dei testi di varie parti dell'anno liturgico.

 

       6. Le altre realtà liturgiche. Ivan è cosi profondamente penetrato nel campo liturgico da toccare ogni dimensione della liturgia. Cosi in modo speciale tratta del problema della musica e del canto nella liturgia.[74] Insiste sul grande ruolo che la musica e il canto hanno nella liturgia. Precedenza a tutte le forme della musica Ivan la dà al canto gregoriano, che definisce come "carità che ha preso forma sonora".[75] È del parere che lo Spirito Santo ha influito sul suo sviluppo.[76] Il canto gregoriano in miglior modo risveglia in noi il desiderio per la patria celeste e ci suggerisce i godimenti celesti.[77] Sottolinea come il canto gregoriano ha influito sulla conversione di parecchi scrittori.[78]

            Un'altra dimensione che spesso metteva in rilievo è l'anno liturgico, di cui accentuava l'importanza e promuoveva la vita in connessione con esso. Scrive anche l'articolo ''La bellezza dell'anno liturgico"[79]. La sua importanza consiste nel fatto che esso riflette come uno specchio la vita di Gesú dalla sua dimora entro la Santissima Trinità attraverso la vita terrestre fino alla seconda venuta.[80] Fino a qual punto Ivan fosse permeato dello spirito dell'anno liturgico, l'attesta il fatto che molte sue lettere, invece della data, portano il nome della festa o del santo che si celebrava in quel determinato giorno quando scriveva.[81]

In molti suoi scritti Ivan si occupa del problema dell'arte nella liturgia e del loro mutuo rapporto. Ne pubblica anche un articolo speciale intitolato "La liturgia e l'arte".[82] Sottolinea il suo ruolo funzionale in quanto le varie forme artistiche attraverso cui la liturgia si esprime aiutano l'uomo a immaginarsi più facilmente le realtà celesti e a tendere verso di esse. Inoltre, da sua parte, la liturgia influisce molto sugli artisti, diventando per loro una vera scuola.[83] Sul valore religioso della parte estetica dei riti liturgici, Ivan si esprime così:

"La bellezza dei riti cattolici è così affascinante... che l'uomo che una volta ha sperimentato il suo incanto, sente nel suo animo il desiderio di lasciare tutto e di passare tutta la sua vita nelle preghiere liturgiche, cantando giorno e notte senza sosta i cantici di lode alla Santissima Trinità".[84]

Sull'apostolato liturgico di Ivan tratteremo nella parte dedicata alla sua vita apostolica.[85]

 

C. La vita eucaristica

 

Il rapporto all'Eucaristia era la dimensione fondamentale della vita spirituale di Ivan. La sua profonda convinzione sull’importanza dell'Eucaristia, per coloro che vogliono vivere il cristianesimo seriamente, l'esprime nell'articolo programmatico sul come impostare la vita spiri­tuale. Dopo aver enumerate varie forme di preghiera ed altri mezzi per la vita spirituale, così prosegue:

"Tuttavia non abbiamo ancora menzionato il mezzo migliore, che è per noi sulla terra quel fuoco che brucia in noi le ruggini del peccato e da vita alla nostra anima, così che anch'essa s'infiamma con nuovo ardore. Allora noi sperimentiamo in noi stessi la parola di S. Paolo che dice: vivo ma non vivo io stesso, vive in me Cristo (Gal 2,20). Questo è il frutto della S. Eucaristia. Essa ci guida alla cima della perfezione cristiana e della vera vita interiore. Essa è la nostra prima gioia sulla terra; per mezzo di essa diventiamo già partecipi della futura gloria celeste... La Santa Comunione rigenera in modo più veloce e più facile e eleva la nostra vita interiore. Nella Santa Comunione l'anima celebra i suoi trionfi, essa diventa simile al suo Divino Sposo, diventa divina".[86]

Anche in questo articolo, come in altre occasioni in seguito, Ivan sottolinea il merito di Pio X, a cui è profondamente riconoscente, per aver fatto possibile ai cristiani di comunicarsi ogni giorno.

Come si è già detto prima, Ivan si comunicava ogni giorno durante la messa. In questo suo proposito era così assiduo e fervoroso, che era pronto a qualunque sacrificio pur di non tralasciare la comunione. Agli amici, che lo persuadevano di tralasciare la comunione del giorno seguente, perché insieme con loro aveva lavorato fino a tarda notte, rispose: "In nessun modo l'uomo deve cedere al corpo, quan­do si tratta di una cosa così importante. Proprio in que­sto consiste l'educare la volontà: cioè mantenere l'ordine del giorno, nonostante che tutte le circostanze siano in apparenza contrarie".[87]

Anche riguardo l'eucaristia, l'esempio di Ivan in­fluiva moltissimo su coloro che lo vedevano sia comunicar­si sia in adorazione dinnanzi al S. Sacramento, oppure nel parlare di esso. Di numerose testimonianze che riportano i suoi biografi a questo proposito, come anche gli altri suoi amici in altre pubblicazioni, vogliamo sceglierne sol­tanto qualcuna. Così il p. Vrbanek, suo padre spirituale notava sul suo viso, mentre lo comunicava, l'espressione del desiderio sin­golare con cui riceveva l'ostia. Il suo comportamento du­rante la comunione rivelava la sua intensa partecipazione al convito angelico.[88] Un altro sacerdote suo amico, M. Blašković cosi si esprime:

"Quando gli davo la santa comunione, mi pareva come se del suo volto uscissero certi raggi, era cosi luminoso, trasfigurato quasi come si vede soltanto sulle immagini di S. Lui­gi... Mai dimenticherò questo minuto di rivelazione! Oh, tu meriteresti di celebrare ed io dovrei servirti: così dicevo emozionato a me stesso ritornando con lui in sagrestia, dove egli di nuovo a lungo pregava".[89]

Il P. Vrbanek, presentando nella sua biografia la vita eucaristica di Ivan, afferma che per lui l'Ostia era centro di tutto: e del programma giornaliero e della sua con­cezione della vita, dell'organizzazione aquilina; è l’idea centrale di un abbozzo per un'opera letteraria; centro di vita liturgica e di esteriori celebrazioni ecclesiastiche. "Dovunque Ivan appare, ci sarà certo qualcosa di eucaristico. Negli ultimi cinque anni della vita di Ivan, egli era anche presente in ogni manifestazione della vita pubblica cattolica: dovunque c'era qualcosa di bello e di grande che riguardasse l'Eucaristia, qui si trovava anche Ivan con il suo notevole contributo".[90]

Sul ruolo dell'Eucaristia nell'apostolato dell'edu­cazione, parleremo nel capitolo sull'apostolato di Ivan.[91]

 

D. La preghiera di Merz

 

1. Preghiera liturgica. L'ambiente principale della preghiera di Ivan, come abbiamo visto, era la liturgia. Questo nota anche il suo intimo amico D. Žanko:

"(Ivan) decisamente raccomanda l'oggettiva preghiera della Chiesa al posto di quella soggettiva, soprattutto quando si tratta della Messa. Semplici, seri, dogmatici e corti te­sti liturgici, attirano il suo temperamento, il suo intelletto e la sua fede più che gli ardenti formulari che ci portano all'estasi".[92]

           

2. Meditazione.  Però, oltre la preghiera liturgi­ca, Ivan ne conosce ed esercita altri modi. Egli stesso parla nell'Inchiesta: "Al mattino, medito 3/4 d'ora. La sera: il rosario, l'esame di coscienza, la preparazione del materiale per la meditazione del giorno seguente".[93] In mo­do speciale Ivan apprezzava la meditazione. Già durante la guerra, Ivan è stato iniziato da un francescano a Bolzano "nei segreti della meditazione sistematica", come egli stesso si esprime.[94] Dopo la sua meditazione sarà in contatto con la liturgia. La meditazione liturgica, cioè la meditazione sui testi del messale caldamente raccomanda agli altri e ne sottolinea la grande utilità, in quanto “... per mezzo della meditazione liturgica, ogni cattolico diventa gran­de e universale e sente tutto quello che sente la Chiesa".[95] Negli esercizi spirituali del 1923, Ivan trascrive su dieci pagine la parte del trattato di padre Roothan sulla meditazione, il che gli serviva come aiuto durante la medi­tazione.[96] Oltre i testi liturgici, Ivan si serviva, nel­le sue meditazioni, delle opere di P. Meschler, della Somma di S. Tommaso e della Dogmatica di Pesch.[97] Quanto fosse convinto dell'importanza della meditazione, si rileva dal seguente passo della lettera all'amico D. Marošević:

"... sono del parere che la regolare medita­zione è l'unico mezzo in cui l'uomo sulla terra non perde mai l'equilibrio e per cui gioiosamente, di giorno in giorno ... gioisce con Cristo o con Lui soffre".[98]

Sul valore e sull'importanza della meditazione-con­templazione, a cui dovrebbe tendere tutta la nostra vita terrena e tutte le attività umane, parla nell'opuscolo sul l'Azione Cattolica.[99] Il suo direttore spirituale, p. Vrbanek afferma nella sua biografia:

"È certo che (Ivan) possedeva gli inizi del­la contemplazione infusa, detta la preghie­ra del semplice intuito, la preghiera della pace e della semplice unione; quando l'anima è cosciente della vicinanza di Dio, in cui è unita con Dio come in un abbraccio e per cui lo Spirito Santo prega in essa".[100]

 

3. Rosario.  Ogni giorno Ivan diceva anche il rosario. In questo senso Lourdes ha esercitato decisivo influsso su di lui. Scrisse all'amico D. Marošević: "A Lourdes ho imparato che cosa è il rosario e questo mi è d'ora in poi caro, il migliore amico".[101] A proposito del Rosario i suoi biografi portano va­ri particolari con quale fervore, fedeltà e amore pregas­se il rosario.[102] Così, per esempio, in un'occasione disse come non capisse come mai certi impiegassero per il ro­sario 10 minuti, mentre egli invece aveva bisogno di una mezz'ora per dirlo devotamente. Era un fatto molto conosciuto che dicesse il rosario anche camminando per la strada.[103]

           

4.  Adorazione - Via crucis. Oltre il rosario, Ivan molto spesso durante la settimana nelle ore pomeridiane, come attesta il suo spirituale, faceva un giorno la via crucis e un altro giorno l'adorazione sulla galleria della basilica del Sacro Cuore a Zagabria.[104]

 

5. Devozione al Sacro Cuore.  Dal suo diario risul­ta, come anche da altre fonti,[105] che Ivan aveva una seria, ma non sentimentale, devozione al Sacro Cuore. Ancora da studente aveva fatto i nove primi venerdì del mese. Dopo la nona comunione, cosi commenta nel diario: "... Credo che contemplerò le profondità della Santissima Trinità. Limmenso amore di Cristo devo almeno in un certo modo meri­tare qui; mi sforzerò, con l'aiuto di Dio, di continuare, quanto più decisamente, l'opera della mia santificazione".[106] Prega anche il Sacro Cuore per la conversione dei suoi genitori, ed è lieto quando le preghiere gli sono esaudite, almeno per quanto riguarda il suo padre.[107]  I suoi genitori accettano la sua iniziativa e tutta la fami­glia si consacra al Sacro Cuore il 21 maggio 1925.[108]

Nell'anno 1927 quando c'era il pericolo che l'HOS, come organizzazione venisse sciolta, Ivan per salvarla propose di fare un voto al Sacro Cuore: tutta lorganizzazione si consacrerà a lui e si iscriverà all'Apostolato della preghiera. E il Sacro Cuore quasi per miracolo li conservò come scrive p. Vrbanek.[109] Dopo una pausa di sei anni, all'inizio del 1928, Ivan ricomincia a scrivere il diario e lo inizia con la frase: tutto all'onore del Santissi­mo Cuore di Gesú.[110] Il Sacro Cuore trova il suo posto anche nel suo ultimo scritto, uno schizzo per il suo epitafio: "Expecto misericordiam Domini et inseparabilem plenissimam aeternam possessionem Sacratissimi Cordis Jesu".[111]

 

6. Preghiera per gli altri. Ivan è convinto dellimportanza e del valore della preghiera per gli altri. An­zi la considera come la migliore carità fatta a un altro.[112] Così prega per la conversione dei suoi genito­ri.[113] Agli amici scrive che prega per loro e le loro necessità.[114] A coloro che gli si rivolgono chiedendo preghiere, volentieri fa questo servizio esortandoli nello stesso tempo di pregare anche personalmente: "Chi sa coraggiosamente attaccare il cielo, può ottenere tutto per mez­zo della preghiera".[115] In modo speciale prega per l'HOS, per i membri della presidenza e per tutto il Movimento Cattolico.[116] E, quando nel 1927, l'HOS fu in pericolo, al tempo della seduta quando si doveva decidere sulla sua sorte, Ivan passa quasi due ore nell'adorazione davanti al Santissi­mo. L'HOS era salvo.[117]

 

7. Atteggiamento edificante. Tutti coloro che vede­vano Ivan in preghiera, ne erano molto edificati, soprat­tutto per il suo sincero atteggiamento di rispetto e devozione. Era questo un vero apostolato di esempio. Tra varie testimonianze, a questo proposito, portiamo la seguente del suo amico D. Žanko:

"Quando pregavamo alla sua presenza, ci av­volgeva una certa brama benedetta, cosicché anche noi facevamo il segno della croce ada­gio e con le mani giunte, raccolti nei nostri pensieri e sentimenti, penetravamo nella pienezza della vita divina; presentivamo che lui solo fra noi pregava nel modo migliore, forse per tutti noi, e una certa segreta si­curezza, una certa nascosta gioia e pace en­travano in noi attraverso il suo volto dopo la preghiera... Chi con Merz si trovasse in chiesa, guardandolo avrebbe sentito la reale presenza di Dio. Perché la sua genuflessione era così piena di umiltà, di rispetto che ci indirizzava alla presenza della santa, pura, giusta, infinita Divinità di fronte a cui bisogna inginocchiarsi e consegnare tutta la nostra anima, come lo faceva anche lui".[118]

Molti hanno notato la pace e tranquillità nel comportamento di Ivan anche nei momenti difficili come qualcosa di insolito. In un'occasione, quando i presenti non potevano nascondere la loro ammirazione, Ivan ne dà la spiegazione:

"La causa consiste nel fatto che io secondo l'ordine che mi sono prefissato per il gior­no, pressappoco so tutto ciò che può accadermi; anzi so chi incontrerò e come mi compor­terò. La meditazione mi dà ogni giorno il tonno fondamentale del pensare; perché inquie­tarsi per la confusione dei pensieri, quando tutto è così semplice?"[119]

Terminiamo questa presentazione della vita di preghiera di Ivan con una constatazione del suo amico D. Žanko:

"L'azione esteriore di Merz è l'effusione fino al più piccolo dettaglio della sua vita interiore, della sua con­templazione. Egli non separava mai l'amore di Dio dall'amore verso il prossimo e, conseguentemente, le due forme della sua vita contemplativa e attiva, non potevano esistere una senza l'altra. Di qua proviene la sua umiltà, la non importunità al servizio di tutti, la pace gioiosa, si, quella indimenticabile, leggendaria pace di Merz e la sua magica azione interiore sugli uomini".[120]

 

E. Maria

Un posto importante nella vita spirituale Ivan lo riservava alla Madonna. Il rosario quotidiano, già menzionato,[121] era soltanto una fra molte espressioni di quel tene­ro, fiducioso e filiale atteggiamento che Ivan coltivava verso la Madre di Dio; di esso ci lasciò molte testimonianze.

Il suo rapporto con la Vergine possiamo già intravederlo sin dalle prime pagine del suo diario. Ne sono due gli aspetti che lo caratterizzano. In primo luogo egli si rivolge alla Madonna con delle belle preghiere, brevi, compo­ste da lui, per chiederle aiuto nelle difficoltà morali e protezione nella vita.[122] D'altra parte, la Madonna è per lui un ideale che incarna i sommi valori artistici ed etici e lo at­tira anche sotto questo punto di vista.[123]

Un ruolo decisivo per il suo rapporto con Maria lo ebbe il pellegrinaggio a Lourdes. Quella esperienza di fede, legata alla Madonna, che visse in questa città, non soltanto fortificò la sua fede, come egli stesso dichiara[124] ma lo fece un grande apostolo della Madonna di Lourdes. Lourdes come luogo di fede con tutti i suoi avvenimenti e protagonisti (apparizioni, miracoli, espressioni religiose) egli in primo luogo lo considera nel suo valore apostolico. Perciò pubblica vari articoli e un opuscolo,[125] cercando di diffondere non soltanto la gloria della Vergine, ma an­che di fortificare la fede cattolica. Inoltre tenne molte conferenze su Lourdes in vari luoghi e città, servendosi anche di diapositive: fatto che produceva edificante impres­sione a coloro che l'ascoltavano.[126] Il p. Vrbanek afferma che le conferenze sulla Beata Vergine egli le "teneva con tale convinzione ed entusiasmo da ricondurre molti al­la fede e ad una vita secondo la fede".[127]

E da notare che, già dalla sua giovinezza, era mem­bro della congregazione mariana e che lo rimase fino alla morte. Anzi, dal 1923, esercitava anche la funzione di se­gretario.

Notiamo infine che la sua consacrazione al Signore per mezzo del voto di castità è legato alla Madonna.  Il primo voto temporaneo, che fece a 19 anni per la festa dell'Immacolata, lo commenta nel diario con le parole seguen­ti: "Qualche giorno fa ho fatto voto alla Beata Vergine della mia castità fino al matrimonio. Forse essa durerà fino alla morte."[128] Il suo presentimento si è difatti verificato. Per la festa dell'Immacolata del 1923, Ivan fece il voto di perpetua castità.[129] Sia il collegamento diretto del primo voto con la Madonna sia la scelta della festa dell'Immacolata, per ambedue i voti indica di quale grado Ivan vivesse il suo rapporto con la Beata Vergine.[130]

 

F. Per l'ascesi verso la santità cristiana

 Come risulta dal suo diario, Ivan sentiva in sé una forte spinta verso la perfezione cosicché, verso la fine della guerra essa coinciderà con l'ideale della santità cristiana, da cui si senti fortemente attratto.[131] Nel suo diario del dopoguerra, ci lasciò varie riflessioni sulla santità. Da esse si rivela quale alta concezione e sti­ma ne avesse. Dopo aver letto la biografia di Santa Elisabetta, da cui rimase particolarmente impressionato, nota nel diario queste sue riflessioni:

"I santi sono gli essere ideali, super-uomi­ni nel vero senso della parola; sono le lu­ci e le colonne della Chiesa... I grandi santi sono la fonte di tutto; sono i promotori del Regno di Dio sulla terra... La vita delle anime sante sono opere d'arte, superiori ad ogni opera d'arte, al di sopra della ra­gione umana; sono apparizioni celesti sulla terra, davanti a cui bisogna inginocchiarsi e piangere di gioia immensa"[132]

            Così entusiasmanti parole sulla santità poteva scrivere l'uomo che in se stesso portava una potente tendenza verso la sua realizzazione. Come abbiamo già visto, Ivan esce dalla guerra con un programma già ben definito: essa riguarda l'organizzazione della sua vita; e, in questo programma, era incluso anche il tendere verso la perfezione. In modo molto chiaro Ivan lo esprime nel suo primo artico­lo stampato "L'epoca nuova" che riflette sia la sua visione del mondo maturatasi durante la guerra e poggiata completamente sui principi religiosi, sia il programma per la vita pratica. Scrive cosi:

"La lotta per la perfezione, per l'ascesi de­ve essere il nostro pane quotidiano. Essa ci apre gli orizzonti interiori, fa di noi uomini non egoisti, mantiene in noi la lotta con il male e ci da la forza di non soccombere".[133]

E difatti il tendere verso la perfezione cristiana, era per Ivan "il pane quotidiano" come vedremo subito in seguito.

Dati i limiti di questo lavoro, purtroppo non possiamo presentare nei suoi particolari tutto quell'eroico e gigantesco sforzo, quel cosciente impegno della sua volon­tà a vivere la santità da cui si sentiva fortemente attratto: il materiale su ciò è abbondante. Ci limiteremo a indicare i momenti principali, che destano piena ammirazione del suo sforzo di giovane nella realizzazione "dell'opera del­la santificazione".

 

1. Direttore spirituale.  Oltre ai mezzi sopranna­turali già menzionati (liturgia, eucaristia, preghiera), Ivan si è scelto anche il direttore spirituale che lo accompagnò nel suo cammino verso la perfezione. A Parigi esso fu p. Pressoir, il p. spirituale di un seminario parigino. Arrivando a Zagabria, Ivan scelse il gesuita p. Josip Vrbanek, che gli rimase direttore spirituale fino alla morte. Come attesta p. Vrbanek, Ivan si confessava regolarmente una volta la settimana e ogni sabato pomeriggio si tratteneva da lui in colloquio spirituale.[134] Il legame col suo confessore Ivan lo concepì molto seriamente, come dichiara una sua collaboratrice M. Majetić: "Quando doveva decidere qualcosa di molto importante, anche nel lavoro organizzativo, soleva dire: 'Devo consultare il mio direttore spirituale.' Dopo averlo con­sultato era sicuro di essere sulla giusta via".[135]

Questa sua prassi concorda del tutto con quanto diceva nel programma per la vita spirituale ai congregati mariani; proviene dalla sua intima convinzione sul modo d'agi­re:

"Chi ricorda il rinnovamento della vita interiore per mezzo della Santa Comunione, de­ve per forza ricordare la santa confessione. Questi due sacramenti sono fonte del conti­nuo ed efficace rinnovo della vita interiore d’ogni cattolico. Legata a ciò è la scelta del confessore ordinario. Dio, cioè, vuole guidare gli uomini per mezzo d’altri uomini. Il confessore riceve da Dio la grazia speciale per mostrarci la sua volontà. Lui ci dirà quali difetti fuggire e quali virtù pratica­re".[136]

 

2. Esercizi spirituali. Mezzo speciale per il progresso nella vita spirituale, Ivan considera gli esercizi spirituali. Già da studente a Vienna e a Parigi egli li fa ogni anno e continua con questa prassi come professore a Zagabria. Quanto sia convinto della loro utilità si vede dal fatto che li organizzava e raccomandava ai giovani e ai suoi collaboratori.[137] Nell'ultimo anno della sua vita voleva farli della durata d’otto giorni, ma la morte lo impedì.[138]

Durante gli esercizi prendeva degli appunti. Di certi esercizi si sono conservate queste note e rappresentano un preziosissimo documento della sua vita interiore, del suo serio impegno nella vita spirituale e nel cammino ver­so la santità.[139] Negli esercizi riesce a scoprire, aiutato dal suo padre spirituale, il suo difetto principale: la precipitazione nella preghiera e nel lavoro.[140] So­prattutto sono importanti le decisioni che faceva durante gli esercizi programmando la sua vita ascetica e di cui parleremo in seguito.

Gli esercizi spirituali del 1923 furono particolarmente decisivi per la sua vita. In essi Ivan definitivamente sceglie il suo stato di vita, cioè rimanere nel mondo come laico però completamente consacrato col voto di castità perpetua al Signore e dedicato interamente all'apostolato.[141] Sceglie anzi un ruolo determinato in questo apo­stolato: correttore delle organizzazioni cattoliche, dato che ne constatava le permanenti deviazioni dalla vera dottrina.[142] Da questi esercizi Ivan ha lasciato note particolarmente ricche e significative, che rivelano l'alto grado della sua intimità col Signore e insieme la decisa prontezza di rimuovere tutti gli ostacoli che lo impedissero nel servizio divino. Cosi scrive, dopo aver pregato Ge­sú, di rimuovere dal suo animo tutto quello che lo fa tiepido e indeciso nel suo servizio:

"Decido d'ora in poi di vivere nella casa paterna una vita interamente consacrata a Te. Se avvertirò che tale vita mi ostacola anche minimamente nel fare la Tua volontà anche nelle cose più piccole e che altrove potrei fare di più per la Tua gloria, Ti prometto che lascerò la casa paterna".[143]

 

3. Programmi ascetici.  Oltre a questa scelta fon­damentale Ivan si diede un vero programma di vita, "le direttive per la vita" come egli li chiama, o, in altro luogo questo programma chiama anche "regola". Ci sono tre redazioni di questo suo programma. La prima redazione risale a Parigi. Nel diario del 4 novembre 1921 nota che si è fatto "le direttive per la vita" come risultato della sua sofferenza (una malattia agli occhi). Questi suoi propositi li riportiamo qui interamente:

           

1. Dormire sul duro. 2. La doccia giornalie­ra con acqua gelata. 3. Al mattino non man­giare niente. 4. Il venerdì provare la fame. 5. Interrompere spesso mentre mangio con il miglior appetito. 6. Nessun giorno tralasciare la ginnastica. 7. Non parlare mai di se stesso. 8. Soltanto pranzo e cena. 9. Una volta al mese, non mangiare ne bere per 24 ore. 10. Regalare ai poveri il superfluo dei miei beni. 11. Mai parlare del proprio dolo­re. 12. Parlare il meno possibile. 13. Ogni giorno, almeno una volta, pregare Iddio inten­samente. 14. Andare nelle situazioni sgrade­voli. 15. Benedire il proprio dolore. 16. Alle volte provocarsi di nascosto qualche dolore (ricordarsi delle pene dell'inferno). 17. Fare le proprie cose nel modo più nascosto. 18. Interrompere alle volte il più buon son­no per andar a guardare le stelle. 19. Nella notte più oscura, andare per luoghi bui per vincere la paura e fortificare la fede. 20. Accettare con gioia le umiliazioni davanti alla gente. 21. Non abbandonarsi mai troppo unilateralmente alla scienza. 22. Essere sem­pre in più stretto contatto con la vita. 23. Quando sorge il sole essere pronto per il proprio lavoro (l'estate alle ore 4,  l'inverno alle ore 5). 24. Guardarsi dall’unilateralità nella scienza che uccide la gioia."[144]

            Se si tiene presente che Ivan aveva 25 anni quando li stilò, se ne avverte il particolare stato d'animo tutto teso verso i valori della vita ascetica. I suoi compagni di studio,[145] come anche la padrona di casa dove Ivan abitava,[146] testimoniano da parte loro, non conoscendo questo suo programma, come Ivan vivesse una vita molto ascetica e diventasse di giorno in giorno sempre più perfetto.[147]

            La seconda redazione della sua "regola" che si è conservata è del 1926. Ivan la compose durante gli esercizi spirituali che fece in quell'anno.[148] Sono facilmente riscontrabili notevoli modifiche. Ivan infatti dovette adattare la sua vita ascetica alle nuove circostanze di vi­ta: lavoro professionale, apostolato, vita in famiglia. Sono le nuove situazioni, a cui Ivan non soccombe, ma a cui subito contrappone nuovi atteggiamenti corrispondenti al suo ideale e al generale indirizzo della sua vita. Li ri­portiamo nella loro integrità:

 

1. Tutto il lavoro deve svolgersi senza fretta, a tempo debito, con ordine.

2. Al tempo stabilito alzarsi in fretta dal letto. (Meglio stabilire l'alzarsi più tardi che non farlo puntualmente).

3. Prima della meditazione, determinarne la durata, (senza fretta!).

4. Camminare per la strada regolarmente con ritmo moderato, gli occhi diritti davanti; i pensieri oc­cupati nella meditazione del mattino.

5. Nella sala dei professori fare prima i lavori più necessari; poi parlare con gli altri professori, affinché si affezionino al Cristo.

6. In classe entrare lentamente e raccolto, sapendo prima quale materia insegnerò.

7. Senza grave motivo non tralasciare l'esame di coscienza del mezzogiorno al tempo debito. Regolar­mente deve durare 10 minuti. Prima di esso l'An­gelus Domini. Pregare per Carlo e Biserka.

8. Con i genitori parlare in modo raccolto, soprat­tutto con la madre.

9. Non aver fretta con gli allievi.

10. L'esame di coscienza della sera di solito alme­no 10 minuti. Controllare l'ultimo biglietto della confessione.

11. Esercitare con coscienza i doveri della profes­sione e questo considerare la croce della mia vita, per la mia giornaliera crocifissione; es­si portano la benedizione nel lavoro per la salvezza delle anime nell'Azione Cattolica.

12. Per non ritirarsi di fronte alle difficoltà, gli sforzi fisici non li valuterò da solo, ma chie­derò consiglio al direttore spirituale.

13. Alzarsi sempre in modo da arrivare un quarto d'ora prima dell'inizio della messa, per poter in tutta calma fare la meditazione fino alla s. Co­munione. Rimanere fino a quando il sacerdote se ne va dall'altare, se c'è ancora la comunione dopo la messa; se non, rimanere ancora almeno 5 minuti dopo la santa messa. Alzarsi il più tar­di alle 5 3/4 a condizione che il dormire non sia meno di sei ore.

14. Alla mamma portare spesso quello che le reca gioia. Andare da lei quando chiama e sopportare questo come un sacrificio per lei (sia pure lasciando un'impressione infantile). L'altare della Madonna!

15. La domenica sentire ordinariamente due messe. Dedicarsi ai genitori, agli amici (conversazioni amichevoli). Un'ora, la domenica, d’adorazione (regolarmente di sera).

16. Guardarsi dalla precipitazione.

17. Provocare in me incessantemente atti d’amore verso il buon Dio, il mio Salvatore. (Mi muovo come un pesce del mare nel mio buon Dio!). Questo mi proteggerà dalla fretta, darà la pace ed ecciterà l'amore negli altri.

18. Quando parlo in pubblico, parlare tranquillamente, prepararmi bene, almeno per mezzo della meditazione. Non parlare ex abrupto. Altrimen­ti non accettare di tenere conferenze.

19. Dopo cena, non lavorare: eccetto la lettura spirituale.

20.  Soltanto per vera necessità andar a parlare con la domestica.

21. Quando c'è altro cibo mangiare pochi dolci.

22. Prima di ogni confessione, riprendere i propo­siti e dire come li ho mantenuti.

23.  Guardarsi nel modo più serio anche dalla minima allusione al 6° comandamento.[149]

 

Assieme a questo foglio, nell'archivio di Ivan si è conservato un altro foglio su cui aveva scritto i consigli e i suggerimenti del direttore spirituale.[150] Paragonando i suoi propositi con i consigli del padre spirituale, risulta che i numeri 15, 16, 17 e 18 sono di fatto i consigli del padre spirituale che Ivan ha accettato e incorporato nel suo programma ascetico.                                               

 

La terza ed ultima redazione della sua "regola" di cui non si può stabilire una data esatta, ma che Ivan ha composto certamente dopo il 1926, elenca i seguenti propositi:

1. Prima d’ogni preghiera ricordare la meditazione mattutina.

2. Quando c'è abbastanza di altro cibo, mangiare il meno possibile dolci.

3. Prima di ogni preghiera (adorazione, meditazio­ne) determinare la durata.

4. Non lavorare mai dopo la cena.

5. Un piccolo segreto: Gesù, desidero per Maria di amarTi ogni giorno di più. (Bouquet spirituel).

6. Come penitenza esercitare gli obblighi professionali il più perfettamente possibile.

7. Per penitenza considerare come regola di dormire a sufficienza ogni secondo giorno.

8. Comunicarsi ogni giorno e, secondo la possibili­tà, fare la visita al Santissimo.

9. Incondizionatamente, come penitenza, alzarsi da letto con velocità quasi elettrica, sempre, sen­za eccezioni. Alzarsi all'ora decisa la sera (anche se a causa della fatica della giornata dovrei riposare). Non mettermi a letto una seconda vol­ta.

10. Durante ogni pasto fare qualche penitenza per la salvezza delle anime.

11. Qui regulae vivit Deo vivit (Chi vive secondo la regola, vive per Dio): perciò senza gravi motivi non cambiare mai le mie regole.

12. Nell'Avvento non dare a nessuno l'occasione di ridere.

13. Ridere soltanto in segno di gioia spirituale.

14. Quando mi servo dei mezzi tecnici per la diffu­sione della gloria di Dio tenermi almeno all' altezza del mondo laico (con le stesse necessità) quando essi lavorano per guadagnare.

15. Il mio parlare e il mio comportamento verso il prossimo deve favorire e non distruggere la sua contemplazione.

16. Essere quanto più ordinato possibile.

17. Ama nesciri et pro nihilo reputari.

18. Con gli uomini che non hanno colpa di non esser cattolici, parlare nello spirito dell’anima della Chiesa e valutare se fanno quello che la legge naturale da loro chiede, e prendere spunto da quella disposizione naturale che è in loro.

19. Mai criticare il cibo.

20. Non stuzzicare, soprattutto non la mamma.

21. Amare il santo silenzio.

22. Durante la levata del mattino, la pulizia e il cammino verso la chiesa pensare alla s. Eucari­stia.[151]

 

Queste sue regole Ivan le ha trascritte a macchina su un piccolo biglietto che ha portato anche all'ospedale con il suo messale, lì dove passò gli ultimi giorni della sua vita.[152]

Abbiamo riportato questo programma spirituale-ascetico di Ivan in tutta la sua ampiezza per mostrare proprio come la sua vita di fatto fu un continuo tendere verso la perfezione cristiana. Dopo l'attenta lettura di questi suoi propositi, ci si impongono le seguenti riflessioni: a) Ivan mostra un deciso, serio e incondizionato proposito di perfezionarsi continuamente; b) Molta attenzione Ivan ri­volge alla penitenza interiore, cioè alla vittoria della sua volontà, a liberarsi dal legame alle cose gradevoli e ad acquistarsi le virtù che desiderava; c) Anche le penitenze corporali Ivan ha in molta stima, soprattutto il digiuno e la veglia. Di fatto queste sue penitenze fisiche Ivan le ha ridotte al minimo; anzi certe le ha completamente elimina­to nell'ultimo anno, sottomettendosi al consiglio del direttore spirituale e del medico.[153] d) Da questi suoi propositi s’intravedono molto bene anche le sue imperfezioni e i suoi difetti, che non nasconde, ma riconosce e conti­nuamente cerca di eliminare dalla sua vita.

A proposito della vita ascetica di Ivan, si potreb­bero dire ancora molte altre cose, data la ricca disponibilità di testimonianze e documenti, il che però oltrepasse­rebbe i limiti del nostro lavoro. Per una particolareggiata presentazione della vita ascetica di Ivan, illustrata dalle testimonianze dei suoi amici e conoscenti, che provano che Ivan veramente traduceva nella prassi il suo alto programma spirituale, rinviamo alle sue biografie.[154]

Alla conclusione ci sia permesso di portare una citazione di Ivan con cui si difende da coloro che l'avevano pubblicamente deriso a causa della sua vita ascetica. Ivan procede in modo positivo mostrando il vero senso della parola ascesi:

"Ascesi (askesis) significa bella, sottile elaborazione. Quell'uomo che coscientemente adopera i mezzi, per svilupparsi in uomo cri­stiano completo è asceta. Come si vede, la parola ‘asceta’ significa mirabile, ideale sforzo dell'uomo. Ogni cristiano deve essere asceta".[155]

 

4. Lettura spirituale. Essendo professore di let­teratura Ivan dovette leggere molto. Difatti leggeva molte opere letterarie già dalla sua giovinezza perché la letteratura in genere lo interessava sempre molto. D'altra par­te, Ivan si è presto reso conto dell'importanza della let­tura spirituale per colui che vuole vivere seriamente una vita cristiana. Sulla lettura spirituale che esercitò tut­to il tempo della sua vita, come si vede anche dal suo programma ascetico, Ivan ci ha lasciato una preziosa testimonianza nell'Inchiesta che riportiamo.[156] Le risposte di Ivan alle domande dell'Inchiesta ci rivelano l'importanza che egli dava alla lettura spirituale:

Quali libri leggo più volentieri di tutto?

- Filosofici (scolastici) e teologici.

Quali libri mi hanno portato maggiore utilità fino­ra?

- Donat: Ethica, Breviario, Messale, Vecchio e Nuo­vo Testamento.

 

Che utilità mi hanno portato?

- Ho lasciato la visione estetico-letteraria del mondo e ho cominciato a guardare la vita come è nel­la realtà, nella concezione del Creatore.

Come finora hanno influito su di me i romanzi che leggevo?       

- Mi hanno allargato gli orizzonti (ho letto soltanto opere di valore letterario), ma in essi ho trovato proporzionalmente un vuoto per quanto concerne le verità filosofico-teologiche.

Quale libro di devozione ho letto?

- Moltissime opere classiche della letteratura teo­logica (ascetica).

Che utilità vi trovo?

-Soltanto le opere classiche (S. Francesco de Sales, Scheben, S. Agostino) mi offrono solida istruzione per la vita spirituale.

Quali riviste e giornali leggo?

- Tutte le riviste cattoliche - francesi e italiane.

 

G.  Incontro con la croce

La presentazione della vita spirituale di Ivan non sarebbe in nessun modo completa, se omettessimo il suo at­teggiamento verso il problema della sofferenza e della croce "che in modo più marcante lo fa eccellere dal cerchio dei fedeli ordinari e lo eleva nell'ordine eroico degli uomini santi".[157] La realtà della croce è continuamente presente nella sua vita; con essa è unito in modo organico e costituisce un aspetto essenziale della sua spiritualità ed esperienza di fede. Appena compiuti 18 anni, Ivan arri­va alla seguente convinzione: "La vita deve essere un sacrificio".[158] Con il passare degli anni Ivan passa tutte le fasi di questa profonda verità: dalla lotta contro il peccato della sensualità, attraverso la mortificazione per prevenire le passioni, nell'incontro con la reale sofferenza e dolore durante la guerra; poi continua nella volontaria penitenza  e nell'accettazione della malattia e della mor­te come sacrificio che offre a Dio per i nobili scopi a cui ha consacrato anche la vita.

È impossibile in questo lavoro offrire una presentazione completa e un commento esauriente dei numerosi testi ed altri documenti in cui Ivan parla della sofferenza e della croce e che rivelano i suoi atteggiamenti verso queste realtà in tutte le loro sfumature. Perciò, anche in questa area della esperienza di Ivan, ci limiteremo a delineare le componenti principali del suo atteggiamento verso la sofferenza e la croce.

 

1.  Il senso del dolore. Incontrandosi con la sof­ferenza, Ivan non la rifiuta, neppure rimane di fronte ad essa in un atteggiamento scettico e stoico. Ma l'accetta, cercando di giustificarla e scoprirne il senso.

Arrivando già da giovane alla convinzione che la vita deve essere sacrificio, Ivan nello stesso tempo intui­sce il suo valore. Proprio perché la vita è "una lotta molto difficile", perché richiede molte rinunce, essa ha un contenuto più alto; anzi il premio a questa lotta contro le seduzioni della vita (“bellezza”), che portano al peccato, è l'eternità.[159] Questi pensieri Ivan li nota nel contesto delle riflessioni sulla bellezza femminile che può se­durre gli uomini deboli e portarli alla trasgressione del­le norme morali. Il suo diario contiene molte pagine su cui Ivan sviluppa le sue riflessioni sulla sofferenza e croce, che sono il risultato della lotta dell'uomo spirituale contro la legge della carne.[160]

L'esperienza della guerra e l'incontro intensivo con le sofferenze al fronte, scatena una serie di riflessioni molto approfondite sul senso e sul valore della croce. Pro­prio in guerra Ivan, aiutato dalla grazia invisibile, arri­va a capire il profondo significato della sofferenza nella sua vita e, in genere, nella vita umana. Quasi ogni pagina del suo diario bellico porta un qualche pensiero sulla croce e sul dolore come riflesso della situazione che Ivan vive. Tutti questi testi possia­mo riassumerli nella sintesi seguente:

Ivan non si lamenta per il fatto che deve soffrire, al contrario soffre volen­tieri, sia per essere solidale con l'umanità sofferente,[161] sia perché cosi è simile a Cristo,[162] sia per essere solidale con i compagni.[163] Le sofferenze costan­temente avviano i suoi pensieri verso i valori religiosi,[164] finché Ivan stesso concettualizza questa esperienza affermando che la sofferenza stimola l'uomo alla serietà e lo conduce alla religione[165] e anche alla perfezione.[166] Oltre a questa funzione individuale, Ivan intuisce il suo valore anche per il progresso della cultura. Anzi, i valori della cultura sono in stretto rapporto causale con la sofferenza.[167] Arriva inoltre alla convinzione che il "mysterium crucis" è la fonte della vita e del progresso.[168]

Le sue conoscenze ed esperienze sulla croce e sul dolore a cui arrivò durante la guerra, Ivan aveva intenzione di esprimere anche in veste letteraria, nel progetto di un romanzo. Ce ne ha lasciato solo un abbozzo nel suo dia­rio. Si tratterebbe di un uomo moderno che ha tutto dalla vita. Parte per la guerra dove, attraverso la sofferenza e tante privazioni, giunge al cristianesimo. Dopo la guerra vive in modo ascetico, il che lo rende padrone delle cose d’ogni giorno. Tuttavia l'ascesi per se stessa non risol­ve tutto. Ci vuole il Messia che da il senso completo alla vita. Attraverso la meditazione e la riflessione, quest'uomo finalmente arriva al centro di tutto l'universo - Hostia - intorno a cui gira tutto. L’opera finirebbe con il passo dell'Apocalisse in cui si presenta l'"Agnus" come il "centrum universi".[169] Verso la fine della guerra, le riflessioni di Ivan sulla sofferenza si collegano strettamente con il mistero di Cristo e la sua croce. In questo senso l'ha anche aiutato molto il libro "De Imitatione Christi" che legge al fronte facendone spesso degli accenni nel diario e trascrivendo varie citazioni.

 

Il suo primo articolo stampato "L'epoca nuova" che di fatto è il testo della conferenza che ha tenuto all'as­sociazione degli studenti croati a Vienna, subito dopo la guerra, non è niente altro che un inno alla sofferenza e alla croce che portano grandi frutti, creano nuovi uomini e delle quali bisogna tenere conto nella vita individuale come in quella apostolica. Ivan cita anche una frase del mi­stico tedesco Tauler: "Ricordate bene, o voi uomini che state meditando: il piu veloce cavallo che vi porterà alla perfezione è la sofferenza".[170]

 

Con queste convinzioni non è da meravigliarsi che Ivan fosse anche molto sensibile ai motivi della sofferenza e del sacrificio, presentati ed elaborati nelle varie ope­re letterarie che leggeva, e di cui ci da ampie recensioni.[171] Cosi, per esempio, afferma che Claudel nel suo dramma Annonce faite à Marie è riuscito ad analizzare la psi­cologia del completo sacrificio.[172]

 

2. Lo spirito di sacrificio. Lo spirito di sacri­ficio così significativo per la sua fede matura, Ivan ce lo rivela in molte occasioni.

Su un foglio che risale all'inizio della sua attività a Zagabria, Ivan ha delineato vari problemi trattati dopo con il proprio padre spirituale. Uno di essi Ivan lo formula cosi: "Come mi educherò alla sofferenza e al sacrificio ...? Come incomincerò la scuola della vera sofferenza?"[173] Si vede anche dai testi che accompagnano queste frasi, come fosse preoccupato di assimilare lo spirito di sa­crificio nella prassi della sua vita spirituale. Questo entusiasmo per il sacrificio lo si nota ancora in modo più espressivo nella lettera scritta a un amico, tre settimane prima della morte. Prendendo spunto dall'esempio di sacri­ficio del personaggio principale del romanzo "Le Pauvre sous l'éscalier" continua:

"L'eroismo del sacrificio cristiano e soprannaturale che fra due beni sceglie il più perfetto, entusiasma l'uomo; una grande luce illumina l'intelletto e la volontà, e i senti­menti abbracciano questa virtù e vogliono assimilarsi(!). Sono profondamente convinto che, fuori della Chiesa, per il cristiano non c'è completa bellezza ed arte ...".[174]

 

3. Il valore apostolico della sofferenza. Un comune denominatore di molti testi, che rivelano il suo atteg­giamento verso il sacrificio e la sofferenza incontrati attraverso la sua vita in varie forme (personale ricerca dell'abnegazione, malattia, incomprensione degli altri etc.), è la profonda convinzione sul valore apostolico della sof­ferenza sia per la santificazione personale sia per il be­ne soprannaturale degli altri.

Cosi, già a Parigi, essendo in pericolo di diventa­re cieco, ragiona nel modo seguente:

"Per l'idea soffrirei piuttosto direttamen­te, ma Dio sa meglio quale sia la cosa migliore per la Chiesa e per me. Se allora tutti i progetti, tutto il mio lavoro fatto finora, è apparentemente vano, la Chiesa tuttavia crescerà e Cristo verrà una seconda volta. Un uomo più o meno poco importa. Interessa soltanto che quest'uomo faccia la volontà di Dio in questi momenti".[175]

 

Benché non lo dica espressamente è sottintesa la convinzione dell'utilità del sacrificio. Da notare l'obietti­vo o "idea" che attira le energie apostoliche di Ivan:  la Chiesa e la venuta di Cristo.

Nella descrizione della vestizione di una novizia benedettina,[176] a cui ha assistito e ne è rimasto particolarmente impressionato, Ivan analizza vari aspetti di que­sta cerimonia e ne individua il profondo significato del sacrificio e il suo valore. La novizia rinuncia al mondo, prende la croce consacrandosi al Signore, "affinché si salvi il Babilon pagano, migliaia di prostitute e libertini". Si rivolge alla Madonna, Regina delle Vergini, pregandola che infonda nella novizia l'olio della santità, "affinché il profumo del sacrificio che si consuma, riempia la terra con i suoi vapori". Continuando, Ivan esclama: "Oh, come sono grandi le anime che rinunciano completamente alla vita.”[177]

La corrispondenza personale di Ivan soprattutto ci rivela la convinzione profonda sul valore apostolico della sofferenza. Scrivendo al p. Krešo Pandžić sulle difficol­tà che incontra nel lavoro apostolico, esprime che la fiducia nel Signore è l'unica condizione perché le difficoltà non nuocciano. Poi continua: "Che anche in futuro ci saranno croci, questa è la legge, perché non c'è salvezza e santificazione delle anime senza la sofferenza: secondo l'esempio del Maestro".[178]

Esortando l'amico malato D. Maroševića d’offrire le sofferenze per il Movimento Cattolico, così commenta:

"Il cattolicesimo da noi non si diffonderà se non ci saranno Operatori, Supplicanti e Sofferenti. Questa è una legge per la diffu­sione del Regno di Dio sulla terra. Il nostro Movimento finora ha creato solo il primo tipo (operatori)... Abbiamo pregato meno, e soffrivamo solo quando si doveva. L'ultimo tipo sicuramente è la cima - imitazione del completo Sacrificio del Salvatore sulla cro­ce - e vedo nel nostro movimento già un notevole numero di sofferenti. Siccome il caso non esiste, ritengo, che il piano della Providenza consiste proprio in questo: di capi­re il mistero della Sua vita - soffrire per gli altri".[179]

 

Lo stesso atteggiamento esprime sette anni dopo scrivendo ad una maestra ammalata, esortandola a consegnarsi al­la volontà di Dio:

"Già, Lei stessa sa meglio di me che, con la sofferenza, l'uomo può fare più per la dif­fusione del Regno di Gesù che con i dotti dibattiti, con gli splendidi discorsi e con gli articoli ... Con gli occhi terreni forse non vedrà i frutti di questa sofferenza, ma su, nel Cuore Divino, apparirà quante anime sono state salvate per mezzo di esso; a quante imprese cattoliche la sofferenza ha portato benedizioni".[180]

Abbiamo già visto, nel programma ascetico di Ivan come egli consideri i suoi obblighi professionali e il loro adempimento come croce della sua vita, "che attira benedi­zione al lavoro per la salvezza delle anime nell'Azione Cattolica".[181] Per mantenere questo proposito, come risulta dalle sue note spirituali fatte durante gli esercizi del 1926, Ivan parte dalla premessa che egli "milita sotto la guida del Re crocifisso". Anche la Sposa di Cristo è crocifissa lungo tutti i secoli. Perciò "anche io devo essere partecipe di questa gloriosa somiglianza. La vita senza croce - la vita comoda - dovrebbe essere per me la più grande vergogna".[182]

Tre mesi prima di morire, già malato, Ivan lascia la seguente preziosa riflessione nel suo diario:

"Questa nostra sofferenza è come se avesse creato i miracoli nella madre che ora prega abbastanza facilmente anche il rosario. Ella dice che oggi ha recitato per me qualche centinaio di Padre Nostro e Ave Maria. È la prova sperimentale di come la sofferenza sia il mezzo più valido per salvare e santificare le anime. Beate quelle anime che con gioia, ricevono dalle mani del Signore ogni dolore e unite a Gesù li offrono per la diffusione della Chiesa di Gesù - nelle anime e nella società".[183]

 

Anche la morte prematura Ivan l'accetta e l'offre in spirito di sacrificio, come attesta il suo direttore spirituale. Come hanno riportato i suoi amici subito dopo la sua morte, Ivan parlava spesso negli ultimi giorni di vita sulla necessità che qualcuno dei membri dell'HOS fosse sacrificato, affinché il sacrificio e la sua presenza dinnanzi a Dio portasse la be­nedizione all'HOS.[184] P. Vrbanek, il suo padre spirituale riporta nel suo libro una preziosa testimonianza dell'ulti­mo colloquio con Ivan, prima che egli partisse per l'ospedale. La conversazione toccava proprio il problema del sacri­ficio nelle parole del vangelo: "Se il grano non muore". E Ivan si era congedato da lui con le parole: "Si, di questo sono convinto già da molto tempo: bisogna sacrificarsi! Io sono pronto!"[185] Già morente, come ancora riporta p. Vrbanek, Ivan conferma con i cenni di offrire la sua vita per l'HOS.[186]

Riassumendo questa presentazione sull'atteggiamento di Ivan di fronte al problema della croce e della sofferenza, possiamo affermare che Ivan ha realizzato in modo esemplare il rapporto tra la sofferenza personale e il suo va­lore salvifico, e la croce di Cristo. La legge pasquale del mistero di Cristo Ivan lo visse e lo esperimentò accettan­done coscientemente tutte le conseguenze. Da rilevare, in questa sua esperienza della croce, due punti importanti: da una parte, la dimensione ecclesiale, Ivan soffre da membro della Chiesa per la diffusione della Chiesa nelle anime. Dall'altra, la dimensione apostolica. Non soltanto in quanto offre le sue sofferenze e la sua vita per gli altri, ma diventa apostolo della sofferenza, cercando di risvegliare anche negli altri il senso della croce, spingendo loro dare valore alle loro sofferenze.

 

H. La carità di Ivan Merz

Non è lo scopo di questo lavoro offrire una presen­tazione particolareggiata di tutte le virtù di Ivan, cosa che difatti ha fatto già il suo direttore spirituale con il suo volume su Ivan, in vista del processo di beatificazione.[187] Cercando però di presentare la maturità della fede di Ivan Merz, non possiamo fare a meno di dire almeno qualche parola su come Ivan ha realizzato e vissuto la princi­pale virtù che unisce e corona tutte le altre: la carità - amore.

D. Žanko vede il segreto della grandezza di Ivan Merz proprio nell'amore. Dice: "Non si tratta tanto di verità, quanto di amore e di cuore (da cui esse sono state predicate): per mezzo loro esse colpivano le anime di buo­na volontà".[188]

Non vogliamo ripetere tutto quello che è già stato detto sul rapporto di Ivan con il Cristo e il mondo soprannaturale. Risulta chiaramente che Ivan possedeva senz'al­tro, in un grado non comune, la virtù dell'amore verso Dio. C’interessa qui piuttosto come Ivan vive la seconda dimen­sione dell'amore cristiano, cioè la carità verso il prossimo. Il suo impegno apostolico per la gioventù, a cui consa­crò difatti tutta la vita, promuovendo il loro bene sopran­naturale e la salvezza delle loro anime, già ci dice molto sulla sua carità verso il prossimo. Nella seconda parte parleremo ampiamente del suo apostolato.[189] Faremo allora qualche accenno su come la sua carità si esprimeva in molte circostanze della sua vita quotidia­na. P. Vrbanek in un intero capitolo della biografia mostra come Ivan praticasse, nella sua vita, tutte le sette opere di misericordia, sia quelle spirituali che quelle corpora­li.[190]

Ci sia permesso menzionare solo alcuni fatti assai importanti, che mostrano l'estensione e sensibilità del­la carità di Ivan. Ancora studente a Parigi, Ivan si era iscritto all'Associazione di S. Vincenzo di Paoli, e, da membro, aveva avuto cura di una famiglia povera della periferia parigina: egli la frequentava settimanalmente e l'a­iutava anche finanziariamente, per quanto glielo permette­vano i suoi modesti mezzi di studente.[191] Venendo a Zagreb il 10% del suo salario lo dava ai poveri.[192] Non soltanto quest’aiuto materiale, ma anche il suo atteggia­mento umile verso i poveri, che non conosceva nessuna divisione di classe, edificava molto coloro che n’erano testimoni. La sua amicizia con un povero lustrascarpe che lavo­rava vicino a casa sua è molto conosciuta e descritta spesso nelle pubblicazioni su Ivan.[193] La sua comprensione per i mendicanti, in cui rispettava la dignità umana e cristia­na, è messa in rilievo da un testimone che assistette a un edificante incontro di Ivan con un mendicante.[194] Da notare poi il suo aiuto morale a una suora che lavorava nell'apostolato difficile tra le prostitute,[195] come anche la grande comprensione e l'aiuto dato a un ex-religioso, che in quel tempo era stigmatizzato dall'opinione pubblica. Ivan invece gli rimase vicino per tutta la sua vita e costui gli fu immensamente riconoscente.[196]

Non vogliamo né possiamo esaurire ora tutti i vari episodi della vita di Ivan, in cui la sua carità cristiana si manifestò. Terminiamo con una dichiarazione che Ivan fece quando una giovane gli espresse tutta la sua riconoscenza, perché spinto dalla carità aveva perduto tutta la giornata per lei, cercando di procurarle all'ultimo momento i documenti necessari per il viaggio a Lourdes: "Il giorno che l'uomo consacra a un altro non è perdita ma guadagno! Giorni, quando non facciamo niente per gli altri, ma lavo­riamo soltanto per noi, questi sono i giorni perdu­ti".[197]

 

I. I contemporanei sulla santità di Ivan Merz

Proclamare santa una persona non spetta a noi, ma alla competenza della Chiesa e della sua gerarchia. Perciò, le righe che seguono non vogliono in alcun modo precedere il giudizio della Chiesa. Semplicemente vogliono completare la presentazione della fede matura di Ivan Merz nella sua dimensione più alta, quella che chiamiamo santità; limitan­doci soltanto alle testimonianze di coloro che gli furono vicini, che lo vedevano ogni giorno, che furono testimoni delle sue virtù e che le loro impressioni spesso riassumevano nella parola "santo”, oppure nei termini equivalenti. Evi­dentemente non possiamo portare qui tutti i testi che ci  parlano della santità di'Ivan: abbiamo scelto soltanto quelli più significativi, delle persone che ci sono parse più autorevoli.

Scrive P. Jäger, S. J., allora ancora studente:

"Parlando con lui, osservavo: sempre il so­lito buon Ivan; quale in Chiesa, sulla stra­da, tale anche a casa, sempre padrone di se stesso, buono come un bambino innocente e schietto. In una parola, tutti noi studenti lo consideravamo un santo".[198]

 

Dott. Čedomil Cekada, canonico della diocesi di Sa­rajevo, uno dei più distinti e più influenti sacerdoti di Bosnia, il nestore della stampa cattolica in Croazia che pubblicò parecchi articoli su Ivan in uno di essi cosi de­scrive le sue impressioni sul comportamento di Ivan:

"Alla sua presenza si avvertiva quel tipico, istintivo e profondo rispetto che l'uomo sempre sente di fronte a una persona che è asceticamente più alta di lui. Chiaramente si vedeva nel dott. Merz la completa padronanza di se stesso: che tutte le parole e i suoi gesti erano dettati da una tendenza coscien­te e diretta, di fare in tutto quel che è me­glio... Era mortificato e serio, devoto ed "entusiasta per tutto ciò che è Dio, e d'altra parte altamente intelligente, distinto e naturale, senza niente di strano. Non so se mai nella vita ho visto un uomo in cui grandezza spirituale e santità cosi aperta­mente risplendevano come nel compianto dott. Merz."[199]

Lo stesso autore in un altro articolo, "Il nostro santo in frac",[200] sottolinea come la vita di Ivan Merz fosse la "reale attualizzazione di un alto concetto della santità". Anzi osa affermare che su Merz "sono sperimentalmente provati la grazia e mondo spirituale". Egli è, per il cattolice­simo croato, "un capitale che non si può mai abbastanza apprezzare".[201]

Inoltre il dott. Čekada, in un altro articolo dice: "Merz è il tipo del santo laico moderno che, attraverso tutte le peripezie della moderna vita intellettuale ha portato sem­pre accesa la fiaccola della fede ed è riuscito ad arriva­re a Dio e a sentirlo in tutte le complicate e agitate ma­nifestazioni dell'umano pensare e volere."[202]

Un altro distinto sacerdote della diocesi di Zagabria rev. Leopold Rusan ha scritto: "La santità del dott. Ivan Merz si leggeva in ogni suo sguardo, in ogni suo passo, soprattutto nelle parole e nelle opere nonostante vi nascon­desse sempre quanto voleva"[203]

 

Marica Stanković ha scritto molto su Ivan e sulla sua santità. Ecco una sua breve dichiarazione, scritta in occasione del 15° anniversario della morte di Ivan:

"Si, anche noi accanto a Merz vivo abbiamo sentito che ci trovavamo presso una guida, un maestro, un santo. E oggi che sono già passa­ti 15 anni della sua morte, oggi ancora con maggiore convinzione affermiamo che un santo è vissuto nelle nostre file. La sua figura infat­ti dopo 15 anni non si è oscurata, ma ogni giorno ci è più vicina, chiara, attraente".[204]

 

K. Volinski, descrivendo con ammirazione, le virtù di Ivan, le paragona a quelle degli apostoli e dei marti­ri. Impressionato dalla grandezza spirituale di Ivan scri­ve:

"Non c'è il minimo dubbio che il suo nome, prima o poi, sarà conosciuto in tutto il mon­do cristiano: egli è una figura del tutto eccezionale. In queste parole non notiamo trac­cia di prematuro panegirico o, peggio, d’iperbolismo".[205]

 

Dušan  Žanko da parte sua, in un primo articolo su Merz mette in rilievo tutta la grandezza dell’ "Homo catholicus". Fra l'altro dice: "Il dott. Ivan è stato un miracolo nel secolo presente, e tali miracoli genera sempre quel suo unicamente retto cattolicesimo religioso ecclesiale".[206]

Parecchi, in sua presenza, avvertivano un'atmosfera soprannaturale, perfino la presenza di Dio.

"Chi con Merz si trovava in chiesa, osservandolo, sentiva la reale presenza di Dio. Perché la sua genuflessione era cosi piena di umiltà, rispetto e cuore, che avviava alla presenza della santa, pura, giusta, infinita Divinità, dinnanzi alla quale bisogna inginocchiarsi e dare tutta l'anima, come faceva lui".[207]

 

La stessa impressione riportava p. Irénée Hausherr: "Qualcuno ci creda o no, alla sua presenza si sentiva una del tutto particolare presenza di Dio".[208]

E il Cardinal Franjo Šeper nei suoi ricordi dice: "Nella vita ho incontrato soltanto due persone che solo con la loro comparsa, agiva­no in modo speciale e creavano intorno a sé quasi un'atmo­sfera soprannaturale. Uno di questi due era il dott. Ivan Merz".[209]

Portiamo due testimonianze ancora del mondo france­se, con cui Ivan è stato in stretto contatto. Il giornale "La Croix" del 23 maggio 1928 annuncia, con un articolo commemorativo, la sua morte e descrive brevemente la sua vita. Mette specialmente in rilievo il suo progetto di fondare un quotidiano cattolico per cui era venuto in Francia e stu­diava il sistema organizzativo del giornale cattolico "La Croix" e della "Bonne Press". L'articolo termina con le parole: "Cette mort prematurée a brisé des grands espoirs, mais il rest aux catholiques yougoslaves une consolation: c'est que M. Merz est mort comme un saint après avoir veçu comme un saint".[210]

 

Un'altra testimonianza molto significativa ci viene dal P. Irénée Hausherr, professore del Pontificio Istituto Orientale di Roma che conobbe Ivan da studente a Banja Luka. Poi si erano incontrati a Parigi e a Roma. Dopo la morte di Ivan, nel gennaio del 1929, P. Hausherr scrisse i suoi ricordi su Ivan in una lettera indirizzata al P. Sakač, ri­cordi che poi furono pubblicati nelle sue biografie e interamente nel Portavoce della Postulatura. Ecco soltanto i passi più significativi.

"Ivan Merz è uno dei due o tre uomini la cui memoria è per me la più cara e la più bea­tificante... Io non sono precisamente un credulone né sono portato, oltre misura, all'ammirazione per tutto quello che va sotto il nome di "gente santa". Della perfezione cri­stiana, io ho una idea troppo alta per tro­varla facilmente realizzata: essa non è la devozione apparente, né la mortificazione, né l’austerità di vita e neppure la stessa de­dizione al prossimo, fosse pure eroica. Essa, credo, è tutta di un pezzo e consiste in una trasformazione totale di tutta la perso­nalità, o se preferite, una trasposizione in Dio di tutte le sorgenti della nostra energia... In poche parole, il santo mi sembra che sia colui il quale trova in Dio, fin da que­sto mondo, una tale beatitudine che libera da tutte le ricerche di personali consolazioni, non sogna altro che esplicare tutta la sua vita a servizio dei figli di Dio... Ho sentito il bisogno di fare queste considerazioni as­tratte perché I. Merz mi ha fatto l'impressio­ne di averle realizzate più che ogni altro...".[211]

 

Le prime voci per l'inizio del processo di beatifi­cazione di Ivan Merz risalgono al 15° anniversario della sua morte, quando l'intero anno scolastico 1942-43 dentro l’organizzazione dei “Križari” (I Crociati) viene proclamato l'anno di Ivan Merz. B. Loborski pubblica nel Nedjelja, settimanale dei Križari, un articolo dal titolo: "IL SANTO DI DIO - per la beatificazione del fratello dott. Ivan Merz".[212] Nell'articolo, l'autore esprime la gene­rale convinzione della santità di Merz e il desiderio di molti di iniziare il processo per la sua beatificazione. Dice all'inizio dell'articolo:

"Fino a quest'anno non osavamo parlarne più concretamente... E tuttavia Ivan è il nostro santo. Un santo moderno, nel vero senso del­la santità... E conveniente che abbraccia­mo Merz come un dono della Provvidenza, che - come santo di Dio - lo portiamo all'altare. Egli ha meritato per sua grandezza nelle piccole cose di ogni giorno - e questa grandez­za forse è la pia grande - l'aureola di san­to".[213]

 

La seconda biografia uscita l'anno successivo, scritta dal P. Vrbanek, direttore spirituale di Ivan era compo­sta, oltre che per essere il manuale dei giovani per meglio seguire Merz nell'esercizio "della vita e della perfezione cristiana", da servire anche al processo di beatificazione di Ivan Merz.[214] Perciò P. Vrbanek ha impostato tutta la sua biografia sullo schema delle virtù cristiane; e la loro eroicità egli ha cercato di provare attraverso le varie testimonianze dei contemporanei di Merz.

Soltanto dopo la guerra, nel 1958, il Cardinale Franjo Šeper, allora arcivescovo di Zagabria, apre il processo per la beatificazione di Ivan Merz.

 


[1] Cf ŽANK0, Duša, 265

[2] Vedi P. I., cap 2, B 4,  nota 25

[3] NAGY,Borac, 270

[4] L. cit.

[5] MERZ, Novo doba, in Luč 9-10(1919)210-214

[6] Id., Što hoćemo, in Zora-Luč 1(1920)4

[7] Id., Katolička Akcija 55

[8] ibid., 57

[9] ibid., 55

[10] ibid., 57

[11] ibid., 50

[12] ibid., 49

[13] La cattedrale di Đakovo è una tra le più belle cattedrali cattoliche della penisola Balcanica

[14] Let. del p. I. Kukula al p. J. Vrbanek del 15-9-1942, FMV

[15] NAGY, Borac, 270

[16] MERZ, Unutrašnja snaga, in KL 51(1925)618-619

[17] ibid.,618

[18] Cf l. cit.

[19] Id., Duhovna obnova, in Luč 1(1924)12

[20] L. cit.

[21] Cf ibid., 15-17 

[22] Cf  ŽANKO, Duša, 270; Id., O Božjem čovjeku, in ND 21(1929)4

[23] ŽANKO, Svjetlo na gori, in OS 6(1928)166

[24] Dr Ivan Merz, in KT 21(1928)1

[25] Cf MERZ, Unutrašnja snaga, in KL 51(1925)618

[26] Vedi p. II., cap 5, A 1

[27] Cf VRBANEK, Vitez, 167-168

[28] ŠEPER F., Ljubav prema Crkvi, in GP 2(1974)6.

[29] La tesi del Rev.M.Škarica contiene nel manoscritto 511 pagine

[30] D 5-4-1920

[31] Cf D 4-11-1921; MERZ, Nešto o 1jepoti, in ZV 5(1924)264

[32] KNIEWALD, Život, 126

[33] MERZ, Unutarnja snaga, in KL 51(1923)618-619

[34] Ibid., 618

[35] Cf Id., Duhovna obnova, in Luč 1(1924)12-13

[36] Id., Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)84

[37] Id., Liturgijski kutić, in POS 10(1923)185

[38] Id., Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)82

[39] Cf ibid., 82

[40] Id., Liturgijski kutić, in POS 5(1924)103

[41] Id., Duhovna obnova, in Luč 1(1924)11-17

[42] Cf ibid., 13

[43] Cf ibid., 14

[44] ibid., 17

[45] Cf ibid., 15.

[46] Ibid., 17

[47] L.cit.

[48] L.cit.

[49] MERZ, Nešto o ljepoti, in ZV 5(1924)263

[50] Cf ibid., 262

[51] Cf Bibliografia No 10, 17, 25

[52] Cf MERZ, U krilu, in HP 12(1924)512

[53] ibid., 517

[54] Cf NAGY, Borac, 269-270

[55] MERZ, Dunovna obnova, in Luč 1(1924)13

[56] ibid.,17

[57] Vedi P. I., cap. 3, C

[58] MERZ, Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)82-86

[59] Cf ibid., 84

[60] L.cit.

[61] Cf MERZ, Isus prijatelj malenih, in KL 43(1925)551-552

[62] Id., Ljepota crkv. god., in ZV 4(1926)214

[63] Cf id., Himan djevica, in ZVD 5(1925)107

[64] L.cit.

[65] Id., Isus prijatelj  malenih, in KL 43(1925)552

[66] Id., Domaće vijesti, in NP 75(1923)4

[67] Id., Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)83

[68] Cf NAGY, Borac, 232-233; HAUSHERR, Hrvati, in GP 1(1973)12

[69] Cf NAGY, Borac, 270

[70] MERZ, Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)83

[71] Id.,U krilu, in HP 12(1924)510-518

[72] NAGY, Borac, 229

[73] Ibid., 308-309

[74] Vedi Bibliografia No  14, 27, 34

[75] MERZ, Liturgijska predavanja, in ND 18(1924)3

[76] Cf id., Gregorijanska glazba, in ZV 1(1928)35

[77] Cf id., Lurd, in KL 39(1924)478

[78] Cf id., Crkveni koncert, in NP 69(1923)3

[79] Id., Ljepota crkvene godine, in ZV 4(1926)214-220

[80] Cf id., Razmatranja o rim. mis., in HP 3-4(1922)82

[81] Cf KNIEWALD, Život, 124 e 129; anche A FC

[82] MERZ, Liturgija i umjetnost, in ZV 6(1924)336-340

[83] Cf id., Francis Jammes, in Luč 9-10(1922)265

[84] Id., Liturgija i umjetnost, in ZV 6(1924)337

[85] Vedi P II., cap. 3, B 1; cap 4., A 3; cap 5., A 2

[86] MERZ, Unutarnja snaga, in KL 51(1923)619

[87] ŽANKO, O Božjem čovjeku, in ND 21(1929)4

[88] Cf VRBANEK, Vitez, 202

[89] NAGY, Borac, 256

[90] VRBANEK, Vitez, 203

[91] Vedi P. II., cap 4, A 1

[92] ŽANKO, Duša, 270-271

[93] NAGY, Borac, 269

[94] Ibid.

[95] MERZ, Duhovna obnova, in Luč 1(1924)17

[96] VRBANEK,Vitez,195; vedi anche A FV

[97] VRBANEK, Vitez, 195-196

[98] Let. M-Marošević, s. Luca 1921, FC

[99] Cf MERZ, Katolička Akcija, 37-38

[100] VRBANEK,Vitez,197

[101] Let.M-Marošević, s.Luca 1921, FC

[102] Cf VRBANEK, Vitez, 209-212

[103] Ibid., 210

[104] Ibid., 203

[105] Cf Ibid., 204-208

[106] D 5-9-1919

[107] Cf D 20-1-1921

[108] Cf VRBANEK,Vitez, 205

[109] Cf ibid., 206-207

[110] D 21-1-1928

[111] NAGY, Borac, 527; vedi Capitolo Secondo, nota 46, traduzione.

[112] Cf MERZ, Cartolina-Marošević  27-1-1922, FC

[113] Cf D 20-1-1921

[114] MERZ, Let-Protulipac 7, 19-8-1927 FC

[115] Cf BRAJŠA Ćiro, Dr Ivan Merz, in HS 105(1931)2

[116] MERZ, Let-Protulipac 4, 10-1-1926 FC

[117] Cf VRBANEK,Vitez, 204

 

[118] ŽANKO, O Božjem čovjeku, in ND 22(1929)2

[119] L.cit.

[120] ŽANK0, Duša,265

[121] Vedi P. I., cap 3, D 3

[122] Cf D 14-12-1914; 22-7-1914; 17-1-1915; 3-7-1915

[123] Cf D 19-12-1914; 20-1-1915

[124] Cf KNIEWALD, Život,130

[125] Vedi Bibliografia No 98-104; 119

[126] Cf VRBANEK, Vitez, 210 e 212

[127] Ibid., 210

[128] D 12-12-1915

[129] Cf VRBANEK,Vitez, 185

[130] Per gli ulteriori particolari sul suo atteggiamento e le sue espressioni verso la Madonna rinviamo alle sue biografie: VRBANEK, Vitez, 208-212; NAGY, Borac_, 255-259

[131] Vedi P. I., cap. 1, B 3

[132] D 29-11-1918

[133] MERZ, Novo doba, in Luč 9-10(1919)213

[134] Cf VRBANEK, Vitez, 176 e 218

[135] NAGY, Borac, 240

[136] MERZ, Unutarnja snaga, in KL 51(1923)619

[137] Cf VRBANEK,Vitez, 54.114.115.156

[138] MERZ, Lett-P. Perica 23-3-1928, FC

[139] Cf NAGY, Borac, 243-252

[140] Ibid., 270

[141] Ibid., 245-247

[142] Ibid., 244

[143] Ibid., 247

[144] Cf KNIEWALD, Život, 256; anche FP

[145] Cf NAGY, Borac, 194-195

[146] Cf KNIEWALD, Život, 117

[147] Cf NAGY, Borac, 195

[148] Cf ibid., 248-252

 

[149] Cf l.cit.

[150] Cf ibid., 252

[151] Cf ibid., 255-254

[152] Cf KNIEWALD, Život, 225

[153] Cf VRBANEK, Vitez, 176

[154] Cf ibid., 172-179;  anche; KNIEWALD, Život, 211-215; NAGY, Borac, 257-259

[155] MERZ, Na adresu, in KL 2(1925)20

[156] Cf NAGY, Borac, 270-271

[157] ŽANK0, Duša, 265

[158] D 10-3-1915

[159] Cf l. cit.

[160] Cf D 19-6-1914; 22-7-1914; 30-8-1914; 25-5-1915; 25-1-1916

[161] Cf D 20-3-1916

[162] Cf D 6-4-1916

[163] Cf D 25-12-1917

[164] Cf D 18-5-1917; 18-11-1917; 20-6-1917

[165] Cf D 13-12-1916

[166] Cf D 28-12-1916

[167] Cf D 26-11-1916

[168] Cf D 26-4-1917

[169] Cf D 25-3-1918

[170] MERZ, Novo doba, in Luč 9-10(1919)213

[171] Cf id., Franc. kat. nat. roman, in Luč 1-2(1922)28

[172] Cf id., Kat. tragedija in HP 9-10(1921)283-284

[173] Id., Questions, FP

[174] KNIEWALD, Život,205

[175] D 12-2-1921

[176] Cf D 4-11-1921

[177] L. cit.

[178] MERZ, Let-Pandžić 11-4-1928, E 52/33

[179] Id., Let-Marošević, s. Luca 1921, EC

[180] Id., Let-Majetić 21-2-1928, FG

[181] Vedi P. I., cap. 3, F 3, no. 13.

[182] Cf NAGY, Borac, 250-251

[183] D 13-2-1928; La madre di Ivan era gravemente mala­ta negli ultimi anni di paralisi.

[184] Gf CEROVAC D., Pok. dr. Ivan Merz i Orlovstvo, in NP 54(1928)4.

[185] Cf VRBANEK, Vitez, 150-151

[186] Ibid., 152-153

[187] Cf ibid.,7

[188] ŽANKO, Duša, 249

[189] Vedi P. II., cap 3, A-B

[190] Cf VRBANEK,Vitez,140-144

[191] Cf NAGY, Borac, 195-196

[192] Cf VRBANEK,Vitez,140

[193] Cf NAGY, Borac, 299

[194] Cf KNIEWALD, Život, 239-240

[195] Cf NAGY, Borac, 309-310

[196] Cf NAGY, Prijatelj mladih,108

[197] MAJETIĆ Mira, Let-p.Vrbanek 12-8-1940, FMV

[198] JÄGER Ivan, Moj susret s Ivom, in Život 5(1938)303

[199] VRBANEK, Vitez, 235

[200] ČEKADA Č., Naš svetac u fraku, in KT 19(1933)^

[201] L.cit.

[202] ČEKADA Č., Barbarić, in KT 36(1935)3

[203] VRBANEK,Vitez, 214

[204] Ibid., 91

[205] VOLINSKI. K., O dru Ivanu Merzu, in HP 6(1928)140

[206] ŽANKO D., Homo catholicus, in OM 8(1928-29)97

[207] ŽANKO D., O Božjem čovjeku, in ND 22(1929)2

[208] HAUSHERR I., Hrvati ne bi smjeli dopustiti, in GP 1(1973)12

[209] ŠEPER F., Ljubav prema Crkvi, in GP 2(1974)5

[210] Le Dr Yvan Merz, in La Croix, (23-5-1928)4

[211] HAUSHERR I., Hrvati ne bi smjeli dopustiti, in GP 1(1973)11-12

[212] LOBORSKI B., Svetac Božji, in ND 29(1942)1

[213] L. cit.

[214] Cf VRBANEK, Vitez, 7