Capitolo Secondo

 

 

OGGETTO E CARATTERISTICHE
DELLA FEDE  DI IVAN MERZ

  

Dalla guerra Ivan esce mutato nella sua interiorità e convertito. Ha chiara la visione della vita e di quello che vuole realizzare in essa. I valori religiosi sono al primo posto. Coll'andare del tempo la sua fede si approfondisce e comincia a dar frutti.

In questo capitolo vogliamo presentare la fede di Ivan come ci appare nella sua età adulta. Ci limitiamo qui al suo oggetto e alle sue caratteristiche generali lasciando per il capitolo seguente le sue espressioni che sono frutto della sua integrazione con la vita. Premettiamo intanto all'esposizione dell'oggetto e alle caratteristiche della fede di Merz una breve presentazione introduttiva sulla fede come vocazione, perché Ivan dopo la sua "conversione" ad un cattolicesimo praticante la vive in primo luogo sotto quest’aspetto. Anche in questo capitolo le dichiarazioni dei contemporanei di Merz ci completeranno ciò che risulta dai documenti stessi di Merz sulla sua fede.

 

A. Vocazione alla fede

 La fonte principale da cui appare chiaramente che Ivan capisce la fede come vocazione della sua vita è 1'interessante e l'importante corrispondenza con i suoi genitori dal 1921. Trovandosi già a Parigi come studente Ivan risponde giustificando le sue scelte ai preoccupati genitori che non capivano la sua vita intensiva religiosa. Scrivendo al padre gli cita il brano della lettera ai Galati dove Paolo si gloria della croce di Cristo.[1] Ivan sottolinea le parole "per cui il mondo mi è crocifisso ed io al mondo". Poi continua:

"Meditate bene sul significato delle parole sottolineate. In questo si trova la filosofia della felicità: bisogna mettere il centro di gravità nell'aldilà, dimenticare se stesso, lavorando per nostro Signore Gesú, che è unico eterno".[2]

 

Quando la madre gli rispondeva con una lettera preoccupata perché non capiva questo suo orientamento verso i valori religiosi, egli le scriveva:

"Lo sai che la vita all'università di Vienna, poi la guerra, lo studio e infine Lourdes, mi convinsero interamente della verità della fede cattolica, e perciò tutta la mia vita si muove attorno a Cristo Signore".[3]

 

In una lettera seguente, Ivan precisa le conseguenze derivanti dalla sua convinzione:

"La fede cattolica è la mia vocazione nella vita e deve esserlo per ogni singolo uomo senza eccezione. Siccome questa vita è solo una breve preparazione per l'eternità, è naturale che tutto il nostro lavoro sia diretto in questo senso".[4]

 

Da tale corrispondenza che è stata interamente pubblicata nella biografia di Ivan,[5] appare chiaro che egli guarda tutto alla luce di fede. Il suo programma per la vita, è chiaramente delineato: preparazione per l'eternità, lavoro per Cristo, fare la volontà di Dio, salvezza della propria anima e quelle degli altri nel maggior numero possibile.[6]

Le stesse convinzioni Ivan presentava nell'articolo su un giovane, Pierre Poyet, che era stato un esempio di vita cristiana. Descrivendo la sua conversione Ivan proietta in Poyet quei pensieri e quelle verità che erano stati determinanti anche per la propria conversione :

"Dio è diventato uomo e ha lasciato sulla terra la sua sposa, la Chiesa cattolica romana. E di fronte a questa idea tutto il resto è secondario: bisogna acquistare anime allo Sposo celeste, bisogna rinnegare e dimenticare se stesso, purché l'anima del compagno o dell'amico diventi cosciente partecipe dell'azione di Dio sulla terra".[7]

 

B. Oggetto della fede di Ivan

L'oggetto principale della fede di Ivan, come si vede dalla corrispondenza con i suoi genitori e poi da molti altri documenti, è Gesú Cristo. A riguardo della persona di Gesú non ha problemi teologici né esegetici. Per lui Gesú è il Dio incarnato, il Salvatore del mondo: e questo fatto accetta senza alcuna riserva o discussione, con tutte le conseguenze che da esso derivano per la sua vita. La sua visione di Cristo, rispetto a quella del suo diario, si allarga e approfondisce e lo porta alla maturità della fede. Questo Cristo della fede matura di Ivan è il Cristo del Regno di Dio, che lo chiama alla collaborazione per la diffusione del suo Regno nel mondo e nelle anime. Perciò Ivan non scrive molto su Gesú; non lo interessano i problemi teorici, ma egli è tutto orientato all'azione, spinto dall'interrogativo: che cosa posso fare per questo Gesú che mi ama; come testimoniargli il mio amore? Perciò anche i suoi numerosi scritti hanno piuttosto un'impronta apostolica; in essi è tutto preoccupato sul come avvicinare nel modo migliore gli uomini a Gesú; come impostare le organizzazioni cattoliche ed altre iniziative apostoliche, affinché si ottenga maggiore frutto spirituale per le anime.

Dove Ivan incontra Cristo? Oltre che nell'Eucaristia come si è visto già nel diario, che continua ad essere luogo privilegiato dell'incontro, si aggiunge un nuovo luogo, dove Ivan lo vede presente: nella gerarchia della Chiesa, corpo mistico di Cristo con al vertice il Romano Pontefice. Proprio nel Papa, come si vedrà in seguito, Ivan vede Cristo presente sulla terra. E la sua insistenza su questa verità e sul ruolo che il Papa, come vicario di Cristo ha nella Chiesa, era tanto originale da presentare una vera novità.

In ogni modo, il Cristo della sua fede matura è strettamente legato alla Chiesa e, soltanto attraverso la Chiesa e nella Chiesa, Ivan si incontra con lui. E perciò Cristo e il suo Regno, Chiesa, Eucaristia, Papa, vescovi, sacerdoti sono per Ivan realtà strettamente legate in un' unità armonica, che con difficoltà si possono isolare l'una dall'altra; e nella loro presentazione si deve tenere conto di questa stretta connessione che Cristo ha con il suo corpo mistico in tutte le sue dimensioni. Attraverso i testi e i fatti che riportiamo in seguito, cercheremo di illustrare le suddette affermazioni.

 

1. Gesú – amico. - In primo luogo Ivan mantiene con Gesú gli intimi rapporti di amicizia. Dagli esercizi del 1923, ci ha lasciato in questo senso preziosissime note da cui si vede quale tenero amore permeava il suo animo e lo portava alla totale consacrazione e affidamento a Cristo:

"Come è dolce Gesú dimorare nel Tuo esercito, servire sotto la Tua bandiera. E padre, e madre e tutto ciò che mi è caro, dimentico quando ricordo la Tua celeste comparsa e la Tua cara Madre. Gesú mi consegno tutto a Te. Mi piacerebbe più di tutto servirTi li, dove continuamente si medita di Te e solo, solo a Te e a nessun altro si serve".[8]

Di fatto, in questi esercizi spirituali, Ivan ha deciso di non sposarsi, di fare il voto di perpetua castità, (lo fece un mese dopo) e di rimanere nel mondo come laico, lavorando li per il Regno di Cristo. Dopo la sua decisione così prega:

"Ti prego, Gesú, di aiutarmi ad essere sempre simile a Te nello stato che ho scelto e a non cercare nessuna ricchezza; a essere docile alle Tue ispirazioni alla mia anima e ai consigli del mio direttore spirituale, di cui Tu ti servi, e a non avere altro Sposo all'infuori di Te, mio Salvatore. Non permettere che io diventi a Te infedele e dammi la forza di diventare sempre più simile a Te attraverso la sofferenza volontaria. Perciò Ti prego: dammi la possibilità di poter dedicare, nella mia professione, tempo sufficiente per meditare sulle verità eterne e per unirmi quotidianamente a Te, mio Dio".[9]

Cosciente dell'amore di Cristo, a cui non solo crede, ma lo sperimenta, ha compassione degli uomini che non conoscono Cristo: "Come sono miseri gli uomini, che non possiedono la felicità di avere Cristo e vivere secondo la fede cattolica".[10] Amare Cristo, per lui significa ottenere tutto, arrivare alla meta della vita, realizzare la vita in pienezza.[11]

 

2. Gesú eucaristico. - Luogo principale, dove Ivan incontra l'amico Gesú, è l'Eucaristia. Il rapporto all’Eucaristia presenta uno dei tratti essenziali della spiritualità di Ivan. Già nel diario appare questo suo singolare orientamento verso l'Eucaristia che non si può spiegare senza una grazia speciale, come afferma il suo padre spirituale.[12] La prima caratteristica del suo "trovare Cristo nell'Eucaristia" è la ferma e indiscussa fede nella presenza reale. Non la mette mai in dubbio. Unita a questo, è la sua convinzione del perché l'Eucaristia: in parecchie occasioni egli sottolinea 1'importanza vitale dell'Eucaristia per la vita spirituale. Parlando sulla preferenza di fare la nostra preghiera privata in chiesa, apporta una speciale ragione: "...la presenza misteriosa di Cristo nel tabernacolo, la sua speciale vicinanza dà alla preghiera maggiore sincerità; maggiore intimità, un più forte slancio e una maggiore profondità".[13]

L'Eucaristia è sempre legata col mistero della Chiesa intera. Cosi, parlando sul ruolo dello Spirito Santo, scrive: "Il governo dello Spirito Santo visibilmente appare nella Chiesa romana, in mezzo a cui brilla il Santissimo Sacramento. Esso è calmo, immobile, ma la sua esteriore attività la riprende la gerarchia cattolica. Per mezzo della sua Chiesa Cristo continua la sua vita tra gli uomini".[14] "Come il Papa è alla testa della gerarchia, cosi l'Eucaristia è alla cima dei sacramenti".[15] In modo particolare, sperimenta l'importanza dell'Eucaristia durante la sua visita a Lourdes.[16] Descrivendo il pellegrinaggio, afferma che i pellegrini ritornano alle loro case "profondamente convinti che il Creatore del mondo e il taumaturgo di Lourdes imprigionato regna nel tabernacolo di ogni chiesa cattolica e brucia dell'amore divino per le anime degli uomini con cui desidera spesso, anzi ogni giorno, di unirsi".[17]

Benché Ivan non abbia scritto trattati speciali sull'Eucaristia, molti suoi scritti, come vedremo anche in seguito, rivelano il profondo spirito eucaristico, di cui era permeato. L'idea eucaristica era una delle più importanti della sua pedagogia. religiosa e dominava nel suo lavoro educativo con la gioventù.[18]

 

3. Gesú Re. - Il Cristo della fede matura di Ivan è anche il Re che chiama gli uomini alla collaborazione per il suo Regno. Quando Papa Pio XI pubblicò l'enciclica "Quas primas" su Cristo Re, Ivan subito diffonde le sue idee e le commenta, aggiungendo le sue personali riflessioni. Cosi in una conferenza per le ragazze del SHO,[19] pubblicata dopo in un articolo, Ivan afferma,:

"Non basta che noi riconosciamo Cristo come Re nella  nostra vita privata e familiare. Cristo deve diventare il Re di tutta la vita pubblica, egli è Dio e Padrone di tutto".[20]

Constatando poi come Gesú di fatto è espulso da molti settori della vita umana, per i membri delle organizzazioni cattoliche questo fatto presenta una sfida: "Perciò nostro dovere è di diventare dappertutto gli apostoli del Regno di Cristo".[21] In modo molto ampio e sistematico, Ivan parla su Cristo Re e il suo Regno nell'opuscolo sull'Azione Cattolica.[22] Difatti il Regno di Cristo è il tema principale dell'opuscolo e tutto l'impegno dell'Azione Cattolica, secondo la concezione di Ivan, è nel servizio del Regno, per farlo crescere e promuovere dappertutto, sempre però in stretta connessione con la Chiesa, cioè secondo il modo e il desiderio della sua gerarchia. Da notare che l'opuscolo di Ivan comincia con il motto "Venga il tuo Regno" e termina con le ultime parole dell'Apocalisse "Vieni, Signore Gesú".

 

4. Cristo della Chiesa. - Un'ultima dimensione della visione di Cristo per la fede adulta di Ivan è la sua identificazione con la Chiesa, cioè la strettissima connessione di Cristo con il suo corpo mistico. Soprattutto la Gerarchia è quella che continua la missione regale di Cristo. Il testo più significativo, in questo senso, per la sua espressività, densità e chiarezza è quello dell'Inchiesta. All'ultima domanda dell'Inchiesta "perché amo la Chiesa Cattolica e il Santo Padre il Papa", Ivan cosi risponde:

"Perché in essa vedo la figura chiara del diletto Salvatore e Dio Gesú con tutte le sue perfezioni e, nel Santo Padre sotto la figura dell'uomo, vedo il mio Dio e mio Signore".[23]

In molti altri luoghi e scritti, Ivan lascia apparire questa sua profonda convinzione della vitale connessione di Cristo con la Chiesa. Cosi essa è "grandioso riflesso dello stesso Cristo infinito",[24] per mezzo della sua Chiesa "Cristo continua la sua vita tra gli uomini".[25] Preparando il pellegrinaggio dei giovani per l'Anno Santo 1925, a Roma, Ivan pubblica un articolo tutto impregnato del pensiero e delle convinzioni che Cristo è presente nella Chiesa Cattolica che, col Papa, a Roma ha il suo centro visibile:

"Nelle nostre anime apparve l'immagine della gigantesca chiesa di S. Pietro, nella cui ombra dignitosamente cammina la bianca figura del vicario di Dio, il Cristo eternamente visibile sulla terra... Per noi è necessario di andare a Roma... desideriamo quanto più fortemente possibile d'innestarci a Roma su Cristo - Dio, su Cristo eucaristico, su Cristo pietra, che vive nei Papi".[26]

 

5. Le altre verità di fede. - Insieme con Cristo, che è l'oggetto principale della sua fede, Ivan accetta senza discussione ne esitazione tutte le altre verità del deposito della fede cattolica, soprattutto quelle che si riferiscono al corpo mistico di Cristo. Qui prescindiamo dalla dettagliata presentazione di quest’aspetto perché è già compresa in altri capitoli dove parliamo sia della Chiesa[27] sia dell'integrazione della sua fede con la vita.[28] Però aggiungiamo soltanto una dichiarazione di D. Žanko, intimo amico di Ivan che pubblicò subito dopo la sua morte:

"Egli era puro e perfetto cattolico, cattolico col Papa e per il Papa, nella cui anima vivono tutti i libri santi, tutti i padri della Chiesa, tutti i concili, tutti i dogmi, tutte le encicliche, tutte le cerimonie, tutti i comandamenti, tutti i sillabi, tutti i catechismi, tutte le infallibilità, tutti i vescovi, tutti i sacerdoti, tutti i tabernacoli, tutti i poveri, tutti i religiosi di tutto il mondo".[29]

 

C. Le caratteristiche della fede di Merz

1. Intenso rapporto col soprannaturale. - Una prima caratteristica consiste nell'intensità del rapporto con il mondo soprannaturale. La sua fede non si esaurisce nell'impegno orizzontale che era certo forte e chiaro; egli è in un continuo contatto con l'invisibile. In molti passi del diario descrive la sua esperienza di questo mondo invisibile, che lo attirava, affascinava e che egli sentiva reale ed esistente.[30] Nel suo primo articolo stampato "Novo doba" (Epoca nuova) Ivan affermava che la vita è piena di felicità e della più profonda gioia solo quando l'uomo vive in modo ascetico e lavora contemplando, "penetrando in se, in quel mondo spirituale, largo e del tutto diverso, pieno di prospettive e di colori"[31] Questa vita dell'anima egli la considera come la vera vita, immutabile ed eterna, che non conosce né tempo né fine".[32] Chiedendo alla madre di pregare per la guarigione dei suoi occhi ammalati aggiunge che egli conta "con i fattori soprannaturali come con le cose più ordinarie".[33]

La sua sensibilità per il soprannaturale continua ad esprimerla nel contatto con la natura, come abbiamo già visto nel suo diario. "Tutta questa bellezza dall'eternità esisteva nell'idea di Dio", disse all'amico D. Žanko contemplando ammirato un tramonto.[34] Camminando una volta durante la notte, ciò che gli ricordava Gesú e gli apostoli che pregavano di notte oppure camminavano nei viaggi apostolici, dice così: "E il mistero della notte mi occupava sempre di più e nel moto del cosmo provai il polso di Colui, che era in Principio, che è adesso e che regnerà nei secoli dei secoli".[35]

È molto sensibile all’azione della Grazia nelle anime, la cui parola regolarmente scrive con la maiuscola. E ciò risalta in modo speciale nelle analisi letterarie delle opere che leggeva e dei loro personaggi. Presentando il dramma "Annonce fait a Marie", afferma che Claudel ha mostrato che "la Grazia è fattore reale nella vita umana, che “in modo del tutto naturale sostituisce il 'deus ex machina' del dramma pagano”.[36]

Lo stesso rileva per il romanzo "Le Voyage du Centurion" di Ernest Psichari: "L'incanto e grandezza di quest'opera sta nel fatto che è un vero documento, una magnifica analisi dell'azione della Grazia nell'anima di un uomo".[37] Cosi anche in altre opere letterarie.[38] Tale attività della Grazia, Ivan la vede in modo speciale nel santuario mariano croato, Marija Bistrica, dove "la Provvidenza come attraverso una grande grondaia versa le torrenti di Grazia, che di là si spandono come fiumi e ruscelli in tutte le nostre regioni".[39]

Luogo principale, dove egli entra in vivo contatto col mondo soprannaturale, è la liturgia. Descrivendo la partecipazione alla messa nel monastero dei trappisti, dice:

"Dopo certe lunghe preghiere cominciò la solenne messa conventuale. Come è dignitosa! Tutto si svolge così lentamente che l'uomo sente il polso dell'eternità. Perché aver fretta, quando l'uomo canta la lode a Dio, per cui è creato? L'uomo è arrivato alla sua meta, e lui soltanto deve contemplare".[40]

In una lettera ad un amico, dopo aver descritto i gesti, testi e melodie liturgiche, attraverso cui traspaiono i contenuti delle Parole divine facendo delle forme liturgiche le cime della bellezza creata, così continua:

"Questa trasparenza è così sottile, che attraverso essa stiamo quasi a contatto diretto con le idee eterne, soprannaturali, che illuminano il nostro intelletto e fanno felice la nostra volontà ed i nostri sentimenti. Questo è vera anticipazione dei piaceri estetici del cielo, anticipatio visionis beatificae".[41]

Soprattutto il canto gregoriano gli ravvicina il mondo invisibile e provoca in lui la brama per la patria celeste.[42] In questo senso, anche Lourdes l'ha aiutato molto a sentire la presenza del mondo soprannaturale e a pregustare il Cielo già sulla terra.[43]

Possiamo alla fine dire col suo amico D. Žanko: "Il mondo invisibile lo interessa e lo assorbe, come il mondo visibile lo fa con gli altri uomini. Esso è la sua vera patria Merz è sempre al confine di questi due mondi".[44]

 

2. Saldezza. - La fede di Ivan non conosce più dubbi né esitazione. Lo dichiara quando gli è posta la domanda, in un’Inchiesta, se ha dei dubbi religiosi. E la sua risposta è brevissima: No![45]

La sua fede salda appare, in modo speciale, nel suo ultimo scritto, prima di morire. Si tratta dell’abbozzo per l'epitaffio sulla sua tomba. Presentendo vicina la morte compose questo suo "testamento" in latino:

"Decessit in pace fidei catholicae.
Mihi vivere Christus fuit et mori lucrum.
Expecto misericordiam Domini et inseparabilem
plenissimam aeternam possessionem Smi Cordis Jesu.
I.M. dulcis in refrigerio et in pace.
Anima mea attinget finem suum quare creata erat.

EN THEO KYRIO.[46]

 

Il testo è così denso e chiaro che quasi non ha bisogno di commento. Di fronte alla morte in modo quasi solenne professa la sua fede, senza ombra, dubbio o incertezza. Tutto è perfettamente coerente con quanto scrisse alla madre sette anni innanzi: tuta la sua vita era in strettissima connessione con Cristo. Rivela la sua ferma e serena speranza nei beni della comunione con Cristo nell’aldilà.

La vita di Ivan non era altro che tutto ciò vissuto fino all'estrema conseguenza nella vita concreta.

 

3. Universalità. - Seconda caratteristica della fede di Ivan è la dimensione di universalità. Egli spesso mette in risalto che la fede cattolica è sopranazionale, ma nello stesso tempo è il principio dell'unione e dell'avvicinamento di tutti i popoli. Le sue idee in materia le ha esposte in una conferenza al grande convegno della gioventù cattolica a Maribor nel 1920, pubblicata poi come articolo dal titolo: "Unione cattolica internazionale degli studenti".[47] Questa sua apertura nella fede, che sorpassa tutte le barriere nazionali e abbraccia tutta la Chiesa con tutti i popoli, gli avvenimenti, le istituzioni, e le opere in essa contenuti, sarà una caratteristica significativa nel suo lavoro apostolico e nella sua vita spirituale.

 

4. Interrazione tra fede e vita. - Ivan ci ha lasciato nella, sua vita e attività un singolare esempio di integrazione tra fede ed esistenza. D’una parte la fede lo apre al mondo intero, dall’altra la fede permea tutto in lui. Senza scendere in particolari, qui accenneremo soltanto alle sue idee su questa necessità che la fede debba integrarsi in tutta la vita. Esse sono espressione della realtà già in lui realizzata.

Nell'articolo "Il nuovo tipo d’organizzazione accademica”,[48] Ivan spiega che l'associazione studentesca si occupa di sorpassare i conflitti, sorti tra scienza e fede. Questo impegno importante Ivan desidera che venga realizzato anche nel suo paese, in quanto la vera scienza può servire da apologia al cristianesimo e, d'altra parte, la fede può vivificare la scienza con i suoi contenuti.[49]

Soprattutto nell'arte, Ivan vede il grande compito della fede. Sono due le principali idee che Ivan spesso introduce nei suoi articoli ed in altri scritti a questo proposito. Le idee cristiane e in genere quelle religiose, fanno possibile la creazione di vere opere artistiche del valore duraturo.[50] D'altra parte, l’arte non deve essere fine a se stessa, ma dovrebbe essere sottomessa a fini superiori, usandola come mezzo d’apostolato e di diffusione della fede.[51] L'apice delle realizzazioni artistiche Ivan trova nella liturgia, perché essa è "unità artistica in cui collaborano tutte le arti, e che ha influito su tutte le arti".[52] Proprio per questa sua sintesi e influsso la liturgia è il miglior mezzo di presentare alla nostra immaginazione la vita nel cielo, e anche a prepararci ad essa.[53]

La fede ha un grande compito per la vita sociale del popolo. Le sue idee, a questo proposito, Ivan le espone in tre abbozzi di articoli, destinati a servire da materiale di conferenze all' HOS (Associazione Aquilina Croata). Il titolo comune ad essi è: Ordinamento sociale cristiano.[54] Prima Ivan analizza le moderne eresie filosofiche che hanno una grande ripercussione anche sulla vita sociale. Sono il liberalismo, il naturalismo e il razionalismo. A tutte e tre egli contrappone la dottrina della Chiesa e le sue soluzioni. Contro il razionalismo, per esempio, che esalta solo la ragione, Ivan propone fede e ragione. Il cattolico, dopo aver riflettuto con la ragione, deve domandarsi prima d’ogni atto: "E che ne dice la Chiesa di Dio?".[55] Lo stesso avviene riguardo al liberalismo: il cattolico deve seguire il principio: "La libertà è che l'uomo faccia solo quello che lo conduce alla verità e alla bontà. Tutto il resto non è libertà, ma libertinaggio".[56] Poi Ivan spiega come lo Stato ha il dovere di proteggere, difendere e promuovere la verità e la vera fede, che per lui coincidono con la fede cattolica. Nel terzo schema, Ivan tratta della socialità dell'uomo e delle diverse società a cui egli appartiene con doveri connessi. La più importante di tali società è la Chiesa: offre all'uomo di conseguire il suo ultimo fine, eterno e soprannaturale. Da ciò il suo dovere "di amarla più d’ogni altra società".[57]

Anche la vita economica ha rapporto con la fede, in quanto i beni materiali e il loro retto uso hanno lo scopo di aiutare l'uomo a passare "da questa patria temporale nella Beata Eternità, per cui è creato".[58] Perciò, secondo Ivan, anche la vita economica dovrebbe essere "dipendente dalla Chiesa, custode della moralità, in quanto gli atti economici, come tutti gli altri atti umani devono essere morali".[59] Nell'esporre questi principi, Ivan s’ispirava alla dottrina sociale delle encicliche di Leone XIII, come accenna nell'articolo,[60] dove espone l'azione socio-economica dei cattolici.

Della forte carica apostolica della fede matura di Ivan come una delle sue caratteristiche fondamentali qui non trattiamo, perché l'intera parte seconda è dedicata a questo tema.

 

D. La fede di Ivan  agli occhi dei suoi contemporanei

Dall'abbondante materiale, scritto dopo la morte di Ivan, abbiamo scelto solo le dichiarazioni più significative sulla sua religiosità e maturità di fede e rimandiamo al capitolo seguente per ulteriori dichiarazioni dei suoi contemporanei sulla sua santità.

L'amico e collaboratore suo, dott. Avelin Ćepulić, descrivendo il suo profilo religioso, dice che egli attraverso la guerra arrivò alla convinzione che le verità della fede sono una cosa grande e santa, che devono diventare nucleo di tutta la vita, così come Dio deve diventare centro di ogni anima immortale, secondo la fede che Dio stesso vuole.[61] Poi Ćepulić continua:

"Questa verità grandiosa è diventata la sua idea movente. Tutto ciò che non portava ad essa lo considerava secondario, fossero pure idee e progetti molto eccellenti e interessanti. Questa ferrea coerenza è un fenomeno così grande che di fronte ad essa ogni uomo non ha che da togliersi il capello e seguirla. Da questa conoscenza, che la volontà di Dio deve diventare il principale e unico indicatore della nostra vita, si è sviluppata in Merz la tendenza a coltivare intensivamente la vita spirituale, ciò che ha portato ricchi frutti. Questi semplicemente non era l'uomo di questo mondo. In lui, già sulla terra appariva lo spirito delle altezze del cielo".[62]

Un altro suo collaboratore, M. Mostovac, così esprime le sue impressioni sui soprannaturali atteggiamenti di Ivan riguardo alla vita e al mondo:

"Per me il defunto Ivan era ed è rimasto un uomo eccezionale. Il più straordinario fenomeno in tutta la mia vita... Per lui la nostra vita terrena e quella dell'aldilà facevano una completa unità. Perciò poteva essere superiore agli uomini e agli avvenimenti. Questo in tale misura che egli ci sembrava tutto immerso nella vita di oltre tomba e tendere ad unirsi al suo Dio quanto prima. La sua dimora fra noi era per lui come una stazione di passaggio, soltanto un adempimento del dovere di avvicinare il mondo alla Verità, alla Bontà e alla Bellezza. Quando parlò era come se per mezzo suo si esprimesse l'eterno insegnamento della Chiesa".[63]

La rivista dell'HOS, "Orlovska misao", nell'editoriale scritto subito dopo la sua morte così caratterizza la religiosità di Ivan:

"Il cattolicesimo del dott. Merz non era né estetico, né culturale, né politico e neppure sociale, ma era il cattolicesimo di Cristo, il cattolicesimo dell'anima, il cattolicesimo della religione, il cattolicesimo dei valori eterni, che naturalmente comprende l'uomo intero e sottomette a se tutto il resto nella visuale dell'eternità".[64]

Marica Stanković, maestra e grande guida dell'apostolato fra la gioventù femminile, su cui Ivan esercitò un decisivo e multiforme influsso[65] descriveva nel modo seguente l'arrivo di Ivan a Zagreb e la novità che portò con se:

"Un uomo nuovo appariva sul nostro orizzonte. Veniva l'uomo per cui la fede non era la tradizione, ma era la vita; e non considerava il lavoro cattolico come uno sport, ma come una lotta per le anime immortali".[66]

 

Particolarmente significative sono le dichiarazioni di stranieri su Ivan, sulla sua fede e la sua religiosità. Il 15. V. 1929 si celebrò a Parigi una messa di requiem per l'anniversario della sua morte. Mgr Beaupin, assistente dell'associazione "Les Amitiés Françaises", con cui Ivan durante il suo soggiorno a Parigi aveva avuto strettissimi contatti, pronunciò il discorso di ricordo dichiarando, fra l'altro, che "mai nella sua vita aveva incontrato un uomo di tale profonda convinzione religiosa".[67]

In modo speciale è interessante la dichiarazione del P. Irénée Hausherr, S. J., professore del Pontificio Istituto Orientale di Roma, che conobbe Ivan e con lui era rimasto in contatto. Dalla sua ampia testimonianza, che riportiamo in altro luogo[68] citiamo qui soltanto il seguente passo:

"Ivan Merz, c'était la paix; c'était, si je puis dire, le naturel dans le surnaturel; son autorité rayonnait d'elle même. Qu'on le comprit ou non, on subissait en sa présence comme un sentiment d'une présence plus spéciale de Dieu".[69]


[1] Gal 6,14-18

[2] KNIEWALD, Život, 129

[3] ibid.,130

[4] ibid.,131

[5] Cf ibid.,127-133

[6] Cf ibid.,129

[7] MERZ, Đak-apostol, in Luč 19-20(1922)24

 

[8] NAGY, Borac, 246

[9] L. cit.

[10] MERZ, Liturgijski kutić, in POS 1-2(1924)23

[11] Cf MERZ, Posjet odličnog Francuza, in NP 18(1925)4

[12] Cf VRBANEK, Vitez, 201

[13] MERZ, Liturgijski kutić, in POS 8(1923)144-145

[14] Id., Liturgijski kutić, in POS 8-9(1924)166

[15] L. cit.

[16] Cf MERZ, Najnovija čudesa u Lurdu 6

[17] MERZ, Naša Gospa Lurdska, in GĆM 2(1925)26

[18] Vedi P. II., cap. 4, A 1

[19] SHO = Sveza Hrvatskih Orlica (La Lega delle "Orlice"croate)

[20] Cf MERZ, Krist Kralj, in ZVD 8-9(1943)3

[21] L. cit.

[22] Cf MERZ, Katolička Akcija (Šibenik 1927)

[23] NAGY, Borac, 275; l'Inchiesta fu eseguita dal dott. D. Kniewald nel 1925 tra 400 giovani in vista della pubblicazione di un libro di formazione spirituale per i giovani. Dott.Kniewald chiese anche I. Merz di rispondere alle domande. Costui lo fece e consegnò personalmente le risposte al Dott.Kniewald. Le ri­sposte si sono conservate sino a oggi nel suo archivio, FP; sono invece pubblicate quasi interamente nell'opera Borac, citata in questa nota (p. 269-275).

[24] MERZ, Duhovna obnova po liturgiji, in Luč 1(1924)17

[25] Id., Liturgijski kutić, in POS 8-9(1924)166

[26] Id., U vječni Rim, in ML 3(1925)65-67

[27] Vedi intero Capitolo quarto della Parte Prima

[28] Vedi intero Capitolo terzo della Parte Prima

[29] ŽANKO D., Homo catholicus, in OM 1(1928-29)1

[30] Cf D 11-12-1915; 17-6-1916

[31] MERZ, Novo doba, in Luč 9-10(1919)213

[32] L. cit.

[33] KNIEWALD, Život,128

[34] ŽANKO, Duša, 269

[35] MERZ, U krilu sv. liturgije, in HP 12(1924)510

[36] Id., Katolička tragedija, in HP 9-10(1921)279

[37] Id., Egzotični roman, in Luč 5(1922)151

[38] Cf Id., Franc. kat. nat. roman, in Luč 1-2(1922)30; Id., Jammes Francis, in Luč 6(1922)165

[39] Id., Bistričko proštenište, in HP 19-20(1922)477

[40] Id., U krilu sv.liturgije, in HP 12(1924)512

[41] KNIEWALD, Život, 203

[42] Cf MERZ, Lurd, in KL 39(1924)478

[43] Cf KNIEWALD, Život, 172

[44] ŽANKO, Duša, 268

[45] NAGY, Borac, 272

[46] Ibid., 327

Portiamo qui la traduzione del testo latino:

"Decedette nella Pace della fede cattolica. Cristo fu per me vita, e morire fu un guadagno. Sono in attesa della misericordia del Signore e del possesso, pieno ed inalienabile ed eterno del Sacratissimo Cuore di Gesù. I. M. beato nel refrigerio e nella pace. La mia anima raggiunge il suo fine per cui era stata creata. IN DIO SIGNORE."

[47] Cf MERZ, Kat. đač. inter. unija, in Zora-Luč 2(1920)35-37; 3-4(1920)70-72

[48] MERZ, Novi tip, in ZV 2(1920)20-22

[49] Cf ibid., 22

[50] Cf MERZ, Proživljavanje rata, in HP 4-5(1920)94; Id., Manifest. kat. umjetnika, in NP

   105(1922)2-3

[51] Cf Id., Bistričko prošenište, in KP 19-20(1922)477

[52] Id., Liturgia i umjetnost, in ZV 6(1924)336

[53] L.cit.

[54] Id., Krsć. društv. poredak, in OV 1(1928)s.n.; 2(1928)s.n.; 3-4(1928)s.n.

[55] Ibid., 1(1928)s.n.

[56] L. cit.

[57] Ibid., 3(1928)s.n.

[58] MERZ, Vjera  i  gosp. život, in KT 27(1927)5

[59] L. cit.

[60] Id., Soc. ekonom. akcija, in KT 18(1927)5-6

[61] Cf ĆEPULIĆ A., Iz đačkih dana, in OM 9(1927-28)131

[62] L. cit.

[63] VRBANEK, Vitez, 257-238

[64] Studij dra Ivana Merza, in OM 9(1927-1928)129

[65] Vedi P. II., cap. 6, A 1-3; B 1

[66] STANKOVIĆ M., Merz - Božji čovjek svagdašnjice, in ZV 5(1938)284

[67] O-N, Zadušnice za dra Merza u Parizu, in NP 127(1929)8

[68] Vedi P. I., cap. 3, H I., nota 211

[69] HAUSHERR Irénée, Hrvati ne bi smjeli dopustiti, in GP 1(1973)12

Portiamo la traduzione del testo francese:

"Ivan Merz era la pace; era, se posso dire così, il naturale nel soprannaturale; la sua au­torità irradiava di per se stessa. Lo sì compre­se o no, si subiva in sua presenza come un sen­timento di una presenza più particolare di Dio".