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PARTE PRIMA
IVAN MERZ UOMO DI FEDE MATURA
Premessa
Trattando la realtà della fede matura come si realizza in un
soggetto determinato, nel nostro caso nella persona di Ivan Merz,
bisogna prima stabilire che cosa intendiamo con questo termine "fede
matura". Questo concetto, è ovvio, presuppone un’autentica
esperienza religiosa cristiana vissuta nella "nuova creatura in
Cristo" di cui Paolo spesso parla nelle sue lettere. La realtà
dell’“uomo nuovo", fatto all'immagine di Cristo, può essere
descritta in vari modi secondo le categorie sia delle scienze
antropologiche che di quelle teologiche. Noi, in questa premessa
seguiamo il pensiero di E. Alberich come viene esposto nel suo
volume "La natura e compiti di una catechesi moderna"[1].
E. Alberich nella fede matura distingue l’aspetto formale e
l'aspetto materiale. L'aspetto formale in primo luogo consiste
nell’integrazione della fede con l'insieme della personalità ed i
suoi valori che in un ordine gerarchico girano attorno
all'atteggiamento della fede. Si presuppone la maturità psicologica
che è capace di riconoscenza dell'altro e di libera donazione. Una
fede matura inoltre deve essere intellettualmente approfondita. Sa
distinguere gli aspetti essenziali da quelli secondari e accessori.
E anche critica in quanto, in continuo contatto con la parola di
Dio, discerne l'autentico del falso e smaschera vari compromessi sia
d’ordine pratico che dottrinale. Inoltre è creativa, nella ricerca
di nuovi valori; aperta alle persone e agli altri valori; attiva in
quanto si esprime continuamente nell'impegno operativo, traducendo
le esigenze dinamiche del messaggio religioso cui aderisce.
Dal punto di vista materiale la fede matura consta di tre
dimensioni. In primo luogo la fede matura è caratterizzata dalla
conversione, che è la sua anima. L'individuo cambia decisamente una
determinante concezione di vita per aderire personalmente e
totalmente al mistero di Cristo come massimo valore della sua vita.
In un secondo momento essa si esprime negli atteggiamenti e
conoscenze che costituiscono il suo cuore, che si esprimono poi in
un terzo momento nelle forme di vita e d’azione, sue dimensioni
integranti. Queste forme di vita e d’azione sostanzialmente
consistono nella preghiera personale e liturgica che culmina
nell'Eucaristia; nella carità e servizio, nell'apertura a tutti
attraverso il dialogo e infine nell'impegno apostolico.
Indipendentemente da queste previe riflessioni sul concetto della
fede matura e senza cercare di imporre tali categorie, in questa
prima parte cercheremo di presentare la fede di Ivan Merz in tutte
le sue dimensioni come scaturisce dalla sua vita e azione, dalla sua
ricca esperienza di fede. Soltanto nella conclusione cercheremo di
indicare i paralleli tra la vita di fede d’Ivan e le esigenze per
un'autentica fede matura.
VERSO ZA MATURITA UMANA E RELIGIOSA
Seguire lo sviluppo spirituale di una persona che diventa in
seguito di una portata grande per il suo ambiente è sempre
attraente, soprattutto quando possiamo farlo in base ai documenti
autentici come è il caso per Ivan Merz. Si possono in questo modo
individuare vari influssi che incanalavano la maturazione di Merz
verso la sua pienezza; influssi sia umani, dell’esperienza ordinaria
di vita, sia quelli imprevedibili della Grazia che è quasi palpabile
nella sua giovinezza, descritta nel suo ampio diario.
Questo capitolo presenta l'itinerario dell'evoluzione spirituale
di Merz con speciale accento sull'aspetto religioso come risulta dal
diario. All'esposizione dell' evoluzione premettiamo un breve
prospetto biografico, necessario quadro di riferimento per situare
meglio sia il suo sviluppo spirituale che la sua vita apostolica,
che verrà presentata nella seconda parte.
La presentazione dello sviluppo spirituale di Ivan Merz non
esaurisce tutti i temi possibili che si potrebbero elaborare nei
loro dettagli, partendo sempre dal suo ampio diario. Abbiamo scelto
soltanto le tematiche significative per il nostro tema, che ci fanno
vedere la sua ricca esperienza di fede nella sua evoluzione.
La vita di Ivan Merz[2]
la possiamo dividere in tre periodi significativi: a) Infanzia e
giovinezza: 1896-1914; b) Periodo di studio e di maturazione:
1914-1922; c) Lavoro professionale ed apostolico: 1922-1928.
Ivan Merz nacque a Banja Luka, in Bosnia, il 16 dicembre 1896. Il
padre, ufficiale dell'esercito austriaco, faceva in quella città il
capo della stazione ferroviaria. I genitori gli dettero
un’educazione buona, ma senza nessuna profondità
religioso-cristiana. La madre, d’origine ebraica, era passata al
cristianesimo in modo formale prima di sposarsi col padre di Ivan. E
questi crebbe in un ambiente piuttosto liberale. A Banja Luka Ivan
frequentò la scuola elementare e media superiore, che terminò nel
1914 col esame di maturità in modo eccellente[3].
Il secondo periodo della vita di Ivan Merz di formazione
professionale e di maturazione si può dividere in altri cinque
sottoperiodi, di cui ognuno presenta una tappa significativa nella
sua evoluzione.
l. Nell' autunno del 1914, Ivan entrò nell'Accademia Militare
secondo il desiderio dei genitori, che volevano seguisse la carriera
militare del padre. Ivan in realtà non era affatto contento della
scelta perché in contrasto con le sue aspirazioni alla letteratura e
all'arte. Dopo tre mesi, infatti, con il consenso dei genitori, Ivan
lascia l'Accademia.[4]
2. Nel gennaio del 1915 cominciò lo studio all'Università di
Vienna. Non poteva ancora dedicarsi a quello cui si sentiva portato,
ma per contentare i suoi, che gli volevano dare una vocazione
pratica, s'iscrisse alla facoltà di diritto, frequentando però anche
delle lezioni di letteratura alla facoltà filosofica. Questo
periodo, come risulta dal suo diario, è caratterizzato da una forte
crisi intellettuale, religiosa e morale che Ivan riesce però a
superare bene.[5]
3. La Prima Guerra Mondiale era nel suo pieno corso e Ivan nel
1916 venne chiamato alle armi del governo austriaco sotto la cui
dominazione era il territorio della Bosnia. Venne inviato al fronte
dove restò fino alla fine della guerra. L'esperienza della guerra e
di tutte le sofferenze che vide e subbi in questo periodo
sollecitarono la maturazione d’Ivan sul piano religioso. Dalla
guerra esce completamente convinto della verità del cristianesimo.
Valori religiosi d'ora in poi occuperanno nel suo animo il primo
posto.[6]
4. Finita la guerra Ivan finalmente riesce a realizzare il
proprio desiderio: iscriversi all'Università di 'Vienna in
letterature romanica e germanica. Oltre lo studio accademico Ivan
allargò i suoi orizzonti culturali frequentando spesso l'opera,
concerti, musei e gallerie d'arte. Parallelamente Ivan visse una
profonda vita spirituale con i primi orientamenti verso
l'apostolato. Membro dell'organizzazione degli studenti croati
cattolici "Hrvatska" di Vienna, di cui era pure segretario, si dava
da fare fra i suoi compagni a spargere l'idea dell'importanza della
vita spirituale ed ascetica. Nello stesso tempo era membro della
congregazione mariana. Ed era un assiduo frequentatore di conferenze
in temi religiosi che qua e là si davano. Fece anche gli esercizi
spirituali per la Pasqua del 1920, ed essi saranno decisivi per il
suo orientamento liturgico nel futuro.[7]
5. Nell' autunno 1920, ottenuta una borsa di
studio dalla Francia, parti per Parigi dove continuò i suoi studi di
letteratura alla Sorbonne e all' Institut Catholique. Continuò una
vita profondamente religiosa ed ascetica come risulta dal suo diario
e da altri documenti. Si diede a cuore di conoscere quanto più
dettagliatamente possibile la vita cattolica dei francesi,
frequentando vari personaggi importanti nella Chiesa, specie laici
intellettuali cattolici e convertiti. Teneva poi contatto con molte
organizzazioni cattoliche, cercando di conoscerne lo spirito come
anche il funzionamento in vista del suo lavoro apostolico che aveva
già in programma.[8]
Il terzo ed ultimo periodo della vita Ivan lo passò a Zagreb dal
1922 al 1928. Al ritorno da Parigi a Zagreb, dove nel frattempo si
erano trasferiti i suoi genitori, Ivan trovò subito posto come
professore delle lingue francese e tedesca nel Seminario
arcivescovile della città, impiego che tenne fino alla sua morte.
Consegui nel 1923 la laurea in filosofia all' Università di Zagreb
con la tesi per la quale aveva raccolto materiale in Francia, dal
titolo: L' influence de la liturgie sur les écrivains francais à
partir de Chateaubriand jusqu' à nos jours. Dal 1923 al 1925 Ivan
con l'amico dott. Drago Æepuliæ frequentò privatamente un corso
abbreviato di filosofia scolastica e di teologia, sotto la guida del
P. Alfireviæ S. J..[9]
Tutto il tempo libero Ivan lo dedicava all'apostolato nelle
organizzazioni della gioventù cattolica. Subito al ritorno da Parigi
nel 1922, era stato eletto presidente dell' "Hrvatski Omladinski
Katolièki Savez" (Lega della gioventù cattolica croata). L'anno
seguente l'associazione si trasformo nell' "Hrvatski Orlovski Savez"
(Lega aquilina croata.) ed Ivan ne diventò vicepresidente e
segretario, mantenendo gli incarichi fino alla sua morte.
La Lega Aquilina Croata (HOS) era l'ambiente preferito e più
importante in cui Ivan svolse con frutto il suo apostolato tra la
gioventù. Ne diventò l'anima e l'ideologo principale. Suo primo
merito fu che la Lega Aquilina Croata mise cosi le basi dell'Azione
Cattolica diventandone precorritrice nella Croazia. Nei giovani
membri della Lega, ma anche fra tutti i cattolici croati,
soprattutto gli intellettuali, Ivan diffuse un nuovo atteggiamento
verso la Chiesa, svegliò in loro il "sentire cum Ecclesia".
Introdusse il culto del Papa e promosse la filiale ubbidienza alla
gerarchia ecclesiastica.[10]
Durante gli ultimi sei anni della sua esistenza Ivan condusse una
esemplare vita cristiana, strettamente legata alla Chiesa e alle sue
pratiche di devozione e l'ascesi, tanto da meritarsi ancor vivo il
titolo di "santo" da parte dei suoi intimi. Non si sposò, ma nel
1923 fece il voto di perpetua castità consacrandosi completamente al
Signore.[11]
Notiamo che Ivan, oltre le virtù cristiane poco comuni,
possedette anche delle rilevanti doti naturali. Suo padre
spirituale, J. Vrbanek dichiara: "Forte talento nella memoria, nel
giudizio e nella volontà era riuscito ad imparare dieci lingue, a
padroneggiare la materia sufficiente per due dottorati, acquistare
conoscenze per quattro professioni: ufficiale dell'esercito,
professore, scrittore e sacerdote".[12]
Perciò non è meraviglia che Ivan unendo queste doti naturali allo
slancio apostolico e alle virtù cristiane abbia esercitato un
magnifico influsso sugli altri, sia durante la vita sia dopo, fino
ai nostri giorni.
Mori il 10 maggio 1928 per meningite, in seguito ad
un'operazione, quando non aveva ancora compiuto i 32 anni. Le sue
virtù eroiche, la sua opera apostolica e la fama di santità spinsero
le autorità ecclesiastiche locali di Zagreb ad aprire nel 1958 il
processo informativo diocesano per la sua beatificazione.
Il diario d’Ivan Merz è la fonte principale per la conoscenza
della sua personalità e della sua evoluzione su tutti i piani:
umano, intellettuale, affettivo, artistico, letterario, religioso,
filosofico, cristiano ecc. Consta di venti quaderni[13]
(ottocento pagine dattiloscritte). Abbraccia il periodo dal 1914
fino al 1921 continuativamente. Qualche pagina fu poi aggiunta nel
1924 e nel 1928.
Cominciò a scriverlo appena compiuti i 17 anni, invitato dal suo
professore Ljubomir Marakoviæ che un giorno in classe aveva spiegato
l'utilità del diario.[14]
Lo scopo di esso, venuto a maturarsi pian piano, Ivan lo definisce
nel modo seguente: "Volevo educare la mia interiorità e creare dalla
mia anima un capolavoro. Sento che sono ancora lontano dalla meta".[15]
Nelle pagine di questo diario Ivan ha lasciato preziosissimo
documento dell'evoluzione verso la maturità umana e
religioso-cristiana. Vi scrive tutto quello che vive dentro e fuori
di sé. Con le sue doti di letterato e d’acuto osservatore nota ed
esprime ogni vibrazione, anche quelle più intime, dell'anima. Oltre
le intuizioni intellettuali verso i vari problemi della vita si
rispecchia anche la sua anima artistica e la straordinaria ricchezza
dei sentimenti. L'interesse letterario lo portava a leggere molto,
in genere libri di valore letterario, di cui dava ampie recensioni
accompagnate da riflessioni personali e la griglia dei criteri di
valutazione.
A voler riassumere il contenuto di questo ampio diario si può
dire: vi si sente un'anima alla ricerca della Verità, della Bontà,
della Bellezza, della Perfezione, che è pian piano attirata e poi
invasa da Dio, il compimento di tutte le nobili aspirazioni.
Da un’attenta lettura del diario appaiono alcune tematiche, o che
si profilano attraverso tutto esso, o si accentuano in determinati
periodi. L'ampiezza del diario e il gran numero dei temi trattati
non permettono a questo nostro lavoro limitato di farne una
dettagliata analisi dei contenuti. Ci limiteremo in questa sezione
(B) di enumerare i gruppi di problemi e di soffermarsi su quelli che
meritano maggior interesse per il nostro tema generale, lasciando
per la sezione C) la presentazione dell'evoluzione religiosa
propriamente detta, e per gli altri capitoli d’accenni ad altri temi
da trattarsi in seguito.
Una delle prime esperienze che Ivan risentì molto, ed è già nella
prima pagina del suo diario, fu l’esperienza del primo amore,
idealistico e del tutto giovanile. Parallelamente a questi ricordi
Ivan spesso riflette sull'arte, soprattutto letteraria, i cui valori
occupano nella sua anima prima della guerra il posto centrale. Il
problema della vita sotto l'aspetto intellettuale della ricerca
della Verità, oppure come lui lo chiama "il problema faustiano"
domina molte pagine del diario anteguerra, soprattutto nel periodo
degli studi a Vienna. Recensioni di opere letterarie e riflessioni
su altre manifestazioni artistiche (opera, concerti, gallerie d'arte
ecc.) occupano buona parte del diario. L'incontro con la sofferenza
e il male durante la guerra provoca una continua serie di
riflessioni sul senso della vita e della morte, sul dolore e il
ruolo della croce nella vita. I problemi morali, soprattutto quelli
dell'amore, della sessualità e della purezza che Ivan prova, li
tratta con tutta franchezza e sincerità. In molti luoghi riflette
sulla transitorietà delle cose, sui loro limiti e accenna agli
ideali di vita cui aspira. I valori religiosi in tutta la loro
multiformità sono presenti dall'inizio del diario per salire al
primo piano durante la guerra e rimanere dominanti nel periodo
postbellico. Notevole la tendenza alla perfezione e alla santità
cristiana, cui Ivan si sentiva attratto, spinto dall’invisibile
grazia divina; ne lascia parecchi testi e accenni nel diario bellico
e del dopoguerra.
In seguito daremo un breve sguardo su qualche argomento di
particolare interesse per il nostro tema generale e per meglio
illustrare lo sviluppo della personalità di Ivan.
1. L'amore umano. Verso gli anni 16 Ivan aveva conosciuto
nell'ambiente familiare una ragazza, di nome Greta Teschner, della
sua età e se ne era innamorato in modo ideale, platonico. Questo
primo amore lasciò profonde tracce nell'animo di Ivan anche per la
tragica fine che fece la ragazza. Si sarebbe tolta la vita perché
ingannata da un altro uomo. Nel diario di Ivan ritorna parecchie
volte e per un lungo periodo il suo ricordo.
Analizza i suoi sentimenti e le sue esperienze di questo primo
amore. Esso già compare nella prima pagina del diario nella dedica
che segue i versi da Byron: "Questo è la mia corona che depongo
sulla sua tomba. Al santo e stimato ricordo del primo amore che mi
ha rigenerato".[16]
Un mese dopo Ivan scrive come la morte di lei gli ha provocato come
una "frattura" dell'anima e che la propria giovinezza gli sembra
andata in tomba con lei.[17]
Dall'analisi di numerosi altri testi in cui Ivan ricorda questo suo
primo amore, si possono ricostruire gli elementi di questa
frattura-rigenerazione. In primo luogo si rende conto delle varie
componenti che costituiscono la totalità dell'amore umano e la loro
mutua subordinazione, cioè dalla parte erotica alla dimensione
oblativa.[18]
Il dinamismo dell'amore e della sessualità deve essere regolato dai
principi morali e dai fini superiori, altrimenti si può arrivare al
suicidio.[19]
Soprattutto ci vuole educazione in questo senso, in primo luogo
quella familiare, la cui mancanza porta a conseguenze tragiche.[20]
L'incontro con la morte della persona amata causò in Ivan una serie
di riflessioni e di approfondimenti sul senso della vita, della
morte, della fede e dell'aldilà.[21]
Anzi il fatto della tragica morte di Greta, la ragazza, lo spinse a
pregare molto spesso per la sua anima e così si avvicinava a Dio.[22]
Col tempo questa esperienza del primo amore si cristallizzò in
qualcosa di molto elevato e sublime che gli rese più facile prendere
degli atteggiamenti corretti quando incontrava altre ragazze e
donne.[23]
Per di più, questa esperienza lo avvia verso la castità perpetua
come espressamente nota nel diario accennando che ha fatto "il voto
di castità alla Beata Vergine fino al matrimonio", ma che forse
"durerà fino alla morte".[24]
A parte che 1'esperienza del primo amore gli ha portato tanti
vantaggi, il suo atteggiamento verso questa realtà umana come tale
non era tuttavia risolto con il suo voto di castità. Numerosi sono i
passi del diario dove Ivan tratta di questo problema che gli se
presentava anche dopo l'esperienza del primo amore con
intensità sia a livello teorico che pratico[25]:
egli riuscirà bene a risolverlo e a superarlo.
2. Ricerca della Verità. Al talento artistico si
aggiungeva in Ivan una forte propensione alla filosofia e alla
ricerca della Verità, che spesso nel diario egli scrive con lettere
maiuscole. Le due tendenze trovano in un primo tempo piena
soddisfazione nella letteratura. Soprattutto è impressionato da
Faust di Goethe: "L'opera é proprio divina. In ogni occasione, in
ogni stato d'animo trovo il passo corrispondente".[26]
Il problema faustiano gli si presenta fino alla fine della guerra e
lo si trova in molte pagine del diario. "La vita è la lotta per la
Verità e perciò osserviamola!".[27]
Questo assioma ripetuto che Ivan né spiega né dimostra, mostra che
Ivan non si perde in vuote speculazioni, ma attraverso studio e
osservazione della vita, arriva finalmente a capire che cosa è la
Verità.[28]
Pero non è strada facile. "La lotta eterna è in me, fame eterna io
sento. Sempre cerco la verità, gioisco quando scopro qualche
pensiero nuovo".[29]
Ci ha lasciato bellissime analisi della sua anima nell'angosciosa e
tormentosa ricerca della luce, nella crisi intellettuale, nei dubbi.[30]
Queste considerazioni erano spesso legate a problemi religiosi, e
data l’onestà e coerenza di Ivan le logiche deduzioni portarono la
sua ricerca di Verità fino all'alveo della verità cristiana. Cosi
alla fine della guerra, che ha solo affrettato il processo di
ricerca egli può affermare che "il cristianesimo ha dato la
soluzione a tutti i problemi sotto ogni aspetto".[31]
Due anni dopo con maggior convinzione ancora dichiara che: "... il
cristianesimo è la verità assoluta ..."
[32]
3. Il senso morale. Da molti testi del diario risulta che
Ivan era molto sensibile alle esigenze della legge morale naturale e
distingueva bene varie situazioni, anzi si sforzava di analizzarle
per non agire contro la propria coscienza e seguire l'imperativo
morale di fare il bene.[33]
In caso di dubbio si rivolge a Dio per avere la luce di sapere come
agire.[34]
Le mancanze, i limiti, le debolezze non se li nasconde né li
giustifica, ma ha il coraggio di riconoscerli e condannarli.[35]
La sensibilità per i valori morali specialmente risalta quando
parla delle mancanze morali del suo ambiente e le critica, specie
nell'Accademia militare dove ha incontrato molta immoralità.[36]
D'altra parte è pieno d’ammirazione per le persone che incarnano le
virtù morali.[37]
Ma sentiva in se una forte tendenza alla perfezione morale, come
fa capire dall'inizio del suo diario.[38]
Si domanda: "Da dove proviene in me tanto desiderio per il
perfezionamento di me stesso, per avvicinarmi a Colui che è più
grande; perché qualche forza soprannaturale sempre mi dice: fa
digiuno, non mangiare troppo, sii super-uomo.”[39]
Soprattutto il diario bellico è pieno di cenni e d’analisi sulla
perfezione morale verso cui non solo aspirava, ma che si sforzava di
praticare.[40]
All'inizio tutto ciò era fortemente influenzato dall'ideale
faustiano, dal concetto del super-uomo, dominatore di se e dei
propri istinti. Durante la guerra si trasformerà a poco a poco
nell’ideale cristiano della perfezione e della santità.[41]
S'è già visto[42]
che 1'educazione ricevuta da Ivan in famiglia non aveva avuto
un'impronta religiosa speciale poiché i genitori non erano
praticanti. Il dott. Ljubomir Marakoviæ, professore di Ivan al
liceo, che lo conosceva bene, dichiara: "In Merz fino alla fine del
liceo, non era affatto svegliato il senso della fede e la vita di
fede".[43]
Sarà lo stesso professore ad esercitare il più forte influsso nel
cambiamento religioso d’Ivan. Come insegnante assai competente in
letteratura e dalla vita esemplarmente cristiana, non solo
s'intratteneva con lui in amichevoli discorsi letterari, che lo
interessavano, ma gli era pure d’esempio e di guida nel campo morale
e religioso. Ivan lo cita, spesso nel suo diario,[44]
sottolinea le sue qualità per affermare, poi già maturo, che era
stato proprio lui che l'aveva "salvato per l'eternità."[45]
Questo avvio ai valori religiosi, in cui il suo professore aveva
avuto un ruolo importante era stato naturalmente facilitato dalla
natura di Ivan dotata di sensibilità per i valori dell'arte e quelli
etici e morali.
Vogliamo dare ora una presentazione analitica della sua
esperienza religiosa: 1.- Rapporto generale verso la fede; 2.-
Concetto di Dio; 3.- Esperienza di Cristo; 4.- Atteggiamento verso
la Chiesa.
1. Sentimento religioso. Pensieri religiosi s'insinuano
già nelle prime pagine del suo diario di liceo quando parla
dell'arte, della vita, della bellezza, dell'esperienza del primo
innamoramento. I principi del cristianesimo non sono in lui al primo
posto né sono norma di vita. È progressivo l'avvicinamento alla fede
cattolica. Attraverso la rivista Gral, che gli prestava il
professore Marakoviæ, conobbe meglio la fede che cominciava ad
affascinarlo. "Quanto più conosco il cattolicesimo - scriveva -
tanto meglio vedo che è inesauribile".[46]
Era ancora un "cattolicesimo estetico", dirà egli stesso più tardi
di queste sue espressioni, in cui la fede restava subordinata alla
sua visione artistico-estetica del mondo.[47]
All'Accademia militare le convinzioni religiose messe a dura
prova nell'ambiente, cominciano a prendere una forma più solida. Con
dispiacere Ivan constata che per i suoi compagni “l'ideale non è
Dio... essi disprezzano la religione ... non pensano alla
transitorietà, al Creatore di queste magnifiche leggi naturali".[48]
Ha trovato solo un compagno che ha capito i suoi ideali e le sue
aspirazioni e col quale poteva parlare con schiettezza. Era un
italiano, Peppino. Lasciando l'Accademia e riferendosi a lui scrive:
"Almeno uno ha compreso la grandezza dell'idea cui aspiro. Benché
non sappia ancora che questo è solo cattolicesimo, pian piano se ne
renderà conto".[49]
All'inizio degli studi all'Università di Vienna questo
"cattolicesimo - idea cui aspirava" passò una forte crisi, sia per
l'incontro con la letteratura liberale sia per la vita della grande
città in cui s'immerge. Nel diario del tempo Ivan ha delle
interessanti descrizioni della lotta interiore, che provava per
trovare giustificazione e motivi sufficienti alla sua fede.[50]
Ragionando, riflettendo logicamente arriva a Dio, il dubbio però
rimane. Non si rifiuta di credere né si ritira in una posizione di
scetticismo e d’agnosticismo:
"E nonostante tutto il dubbio io credo! Pero non basta solo
credere. La nostra fede deve essere un sistema, deve essere la guida
della vita, per non agire contro il principio della giustizia e
dell'eternità. Le religioni danno dei sistemi. Io dico anche: aut
catholicus aut nihil. In questo senso in me non c'é stato mai
neanche il minimo dubbio. So e sento che il cattolicesimo è l'unica
vera religione... Delle altre non ho mai pensato che potrebbero
essere migliori dalla cattolica... Nonostante che creda sono uomo e
in fondo alla mia anima rimane il dubbio, che mi fortifica perché è
la causa della lotta interiore e della verifica che vivo da uomo".[51]
La crisi di fede passa presto. L'esperienza della guerra
contribuisce a rimuovergli ogni dubbio e a convincerlo che solo la
fede cristiana possiede la verità a cui vale la pena di dedicare
tutta la vita.[52]
In questo senso Ivan scrisse a suo Padre:
"Sono riconoscente a Dio che ho partecipato alla guerra, perché
essa mi ha insegnato molte cose che non avrei altrimenti mai
conosciuto. Desidero vivamente di diventare di nuovo libero per
adattare la vita secondo quello che ho capito che è giusto".[53]
2. Il concetto di Dio. Ci sono tre serie di considerazioni
su Dio, fin dall'inizio del diario di Ivan.
a) Una prima serie che ricorre spesso nei primi tre anni, che
considera Dio partendo dalle creature. È un Dio piuttosto
filosofico, della ragione, che scopre nel cosmo, nella bellezza
della natura. Le considerazioni e meditazioni sul Creatore di cui
ammira la grandezza, la potenza, come altri attributi, lo portano ad
uno stato di adorazione.[54]
b) Un'altra serie di testi presenta Dio vicino alla realtà umana
di ogni giorno. Tutto riporta a Dio: tutti gli esseri, gli animali,
le persone, la storia, gli avvenimenti, se stesso con i propri stati
d'animo, la filosofia, la ricerca della verità presso i popoli
antichi. Non sono considerazioni elaborate, ma piuttosto i cenni di
sfuggita, sufficienti però a farci capire che Dio per Ivan non era
una verità astratta, ma un essere mischiato alla vita e
continuamente presente all'agire quotidiano.[55]
c) Particolarmente significativa è la terza serie di testi in cui
Ivan descrive i propri atteggiamenti nei confronti di Dio:
preghiera, fiducia, completa rassegnazione alla sua volontà,
sottomissione nella conduzione della Providenza. Sono testi
prevalentemente scritti durante la guerra e frutti delle "situazioni
limiti", di momenti in cui Ivan guardava la morte in faccia, si
trovava in pericolo di vita oppure pativa i disagi che la vita di
guerra comporta. Una volta quando le bombe gli cadevano vicino,
ricorda le parole con cui Gesù tranquillizzava i discepoli
spaventati dalla tempesta e soggiunge:
"Perché temere? Egli dall'alto sa che cosa sarà di me. Mi ama
infinitamente e sa se è meglio per me che perisca o che viva ancora.
Perché allora temere quando Lui determina le mie vie? Bisogna
vivere, eternamente lodarlo e non preoccuparsi del pericolo di
morte".[56]
3. L'esperienza di Cristo. Insieme a Dio, anche Cristo
emerge dall'inizio del diario. Spiccano due linee della sua
concezione di Cristo e dell'incontro vitale con lui.
a) L'idea principale, del primo gruppo di testi è il Cristo che
domina la storia, la guida nonostante gli insuccessi e conflitti tra
gli uomini e le nazioni. Coloro che si staccano da lui vanno
incontro a maggiori conflitti, e verso la rovina.[57]
Sono considerazioni piuttosto teoriche. Già nei primi mesi di diario
appare come si renda conto del sacrificio di Cristo, benché non
ancora in tutte le sue conseguenze. Per Pasqua, due mesi prima che
scoppiasse la Prima Guerra Mondiale, quando la situazione politica
molto tesa pesava, nota:
"Appena qualcuno si è ricordato chi è colui che si è sacrificato;
Lui - che è lo scopo e la meta dei nostri eterni desideri, che è il
Signore della cosmica eternità ed infinità, che dirige ogni
dettaglio della natura, ogni filo d'erba ed ogni formica".[58]
b) Più numeroso è il gruppo di testi che esprimono la relazione
personale a Cristo. Il filo rosso che unisce tutti i suoi sentimenti
è l'Eucaristia. Cristo Eucaristico sta al centro del suo rapporto
con lui. (Sono 22 i passi del diario dove parla dell'Eucaristia).
Non trova difficoltà ad accettare il mistero della presenza reale di
Cristo, e se qualche volta gli vengono dei dubbi - ciò che
capita solo all'inizio - li caccia via con sforzo di fede.[59]
La comunione gli rappresenta la "fonte della vita".[60]
Lo riempie di gioia, di luce e di felicità.[61]
E in essa trova la forza di lottare contro le passioni.[62]
Sente il desiderio di adorare ed eternamente ammirare "questo
splendore, questa grandezza, questo ineffabile Amore".[63]
L'Ostia - Agnello sacrificato costituisce per lui centro dell'universo
intorno al quale gira l'umanità, la natura, il cosmo, la vita oltre
la tomba.[64]
Durante la comunione sente proprio in modo sperimentale e insolito
la gioia e la felicità della presenza di Cristo:
"Se ricordo i miei sentimenti durante la Comunione mi meraviglio,
come se si trattasse di un sogno misterioso, mirabile, bello, di un
certo sentimento, di una certa atmosfera, che adesso non ho. Però
quando sono immerso in questo sentimento dimentico tutto: solo una
cosa mi attira, irresistibile, una preghiera tira l'altra. Desiderio,
brama, continuo tendere, ci vuole proprio uno sforzo per cessare di
tendere là".[65]
Questo testo come altri simili[66]
riceve luce da quel che il p. J. Vrbanek, padre spirituale di Ivan,
diceva di lui: possedeva uno speciale carisma riguardo il suo
rapporto all'Eucaristia.[67]
E tale orientamento con gli anni si accrescerà cosi da diventare una
delle dimensioni fondamentali della sua spiritualità.[68]
4. Atteggiamento verso la Chiesa. Per il nostro argomento
generale è molto importante vedere come e in che misura l'idea e la
realtà della Chiesa è presente nel periodo della sua maturazione
spirituale e quale atteggiamento egli prendeva nei suoi confronti.
Nonostante che l’esempio del sacerdote, il quale gli insegnava
religione nella scuola media superiore sia stato negativo riguardo
la sua vita di fede, anzi "disastroso", come Ivan stesso si esprime,[69]
sembra tuttavia che questo triste fatto non abbia avuto conseguenze
nel suo rapporto generale verso la Chiesa. In un primo tempo,
essendo ancora liceale, Ivan riconosceva la Chiesa come autorità
spirituale, che bisogna ubbidire "altrimenti senza autorità non c'è
concordia".[70]
Scrisse queste parole rimproverandosi di aver partecipato a un
divertimento durante la quaresima, cosa in quel tempo vietata ai
cattolici. Simile atteggiamento rivela anche astenendosi dal
partecipare a sedute spiritistiche: "Fino a quando non riceverò il
permesso della Chiesa non mi mischierò in profondità. Già,
l'autorità bisogna riconoscerla, altrimenti tutto l'ordine va al
diavolo".[71]
Da questi due testi come anche da quelli dove egli si rimprovera di
aver mancato alla messa domenicale,[72]
risulta una Chiesa concepita come autorità, che garantisce l'ordine
della società intera e non è puramente un ente spirituale.
Parallelamente a questa concezione coesiste quella della Chiesa
che promuove la cultura, l'unione e l'amore fra gli uomini. In un
primo testo, benché non si esprima in questi termini, dal tono si
intravede che ha per essa anche un legame affettivo. Descrivendo una
gita con amici nel paese di Zrinj alla fine della frase aggiunge
proprio in italiano le parole sulla Chiesa: "Già da lontano si
vedeva la chiesa e la sua vista mi fu gradita. Chiesa nostra!".[73]
Tre anni dopo, trovandosi al fronte, scrive:
"Ho guardato dal Monte Cuca a Roana. Nella pianura si vede la
città con la chiesa. Chiesa, Dio mio, la cima e il centro della
cultura e di tutta 1'umanità ... Giù mi attira il cuore; desidero
gli uomini, lavoro, colorito di varie lingue e di attività ...
Desidero le istituzioni culturali, le varie associazioni, i vari
ordini che operano nell' umanità. Il centro di tutto sia il nostro
Signore Gesù, che ha santificato tutta la natura e l'attività
dell'umanità nella Chiesa, suo corpo vivo".[74]
Come si vede qui è presente anche la convinzione di una Chiesa,
corpo mistico di Cristo, cioè l'intuizione della stretta unione fra
Cristo e Chiesa.
Dalla guerra, Ivan esce completamente convinto della verità del
cristianesimo con precisi orientamenti per la sua vita. L'idea di
Chiesa si approfondisce, cerca di conoscerne la multiforme realtà
attraverso contatto con le varie associazioni, istituzioni e persone
ecclesiastiche. Sente il desiderio di impegnarsi nelle sue file, per
i suoi interessi. Perciò prega "che il caro Gesù ci aiuti a vincere
satana in noi stessi, che amiamo nostro Creatore e il nostro
prossimo, affinché possiamo cosi glorificare e estendere la
santissima Chiesa".[75]
In un altro luogo formula una preghiera al defunto vescovo Mahniæ,
perché dal Movimento Cattolico escano forti personalità "che
lavoreranno solo per la santissima Chiesa cattolica.[76]
Osserva che i cattolici croati non hanno una politica delle grandi
linee la cui "alfa e omega sarebbe la diffusione della Chiesa di
Cristo".[77]
La Chiesa, per Ivan, ha una più esatta visione del mondo alla cui
luce tutto guarda e giudica, oggettivamente.[78]
Ad ogni generazione che viene, essa "indica il vero senso di vita".[79]
Bisogna studiare la storia della Chiesa e la sua attuale attività
per rendersi conto "che essa è l'unica che tira l'umanità in
avanti."[80]
Trovandosi in pericolo di diventare cieco, si consegna a Dio
perché Lui sa "che cosa è il meglio per la Chiesa e per me".[81]
Anche se con questo tutti i suoi piani e il suo lavoro,
apparentemente fallirebbero, sarebbero inutili, "tuttavia la Chiesa
crescerà e Cristo verrà la seconda volta '![82].
Ivan identifica i suoi interessi e fini della sua vita con quelli
della Chiesa. Costatando come il Movimento Cattolico in quel tempo
era unitario, come "ogni membro è un individuo cosciente del suo
lavoro per la Chiesa" precisa le esigenze principali di questo
lavoro per la Chiesa e dentro di essa: "Solo bisogna sforzarsi che
il legame con la Chiesa sia, quanto più forte possibile, che accanto
alla capacità e alla consapevolezza dei capi si trovi presso loro
l'eroismo dell'umiltà e della sottomissione".[83]
Il testo già preannuncia un fondamentale tratto dell' "ecclesialità"
di Ivan, l'ubbidienza e filiale sottomissione alla gerarchia, che
poi sarà la causa che egli divenga un "signum contradictionis" del
suo tempo.[84]
L'intimo collegamento con la Chiesa e i suoi fini, non gli
impedisce di essere critico, quando nota qualcosa nella Chiesa
stessa che ne impedisce la missione principale. Egli critica il suo
attaccamento alla forma latino-romana. Non voler esprimere la realtà
ecclesiale sotto le forme d’altre culture, Ivan lo considera come
"grande errore di responsabili ecclesiastici"[85].
Afferma anche che "l'eternità dello Spirito, che guida la Chiesa,
deve mostrarsi: essi in ogni forma, in ogni lingua può tenere forte
e unita questa grande organizzazione".[86]
Ivan certo riconosce che la forma romana ha dato alla Chiesa i
massimi valori. Ma continua:
"Essa non è unica, e la Providenza divina desidera anche che essa
non sia l'unica. Con questo si deve perdere lo slancio giovanile, e
alla fine la rigidezza prende il sopravvento, e tracce di questo si
possono osservare già. Le liturgie nazionali devono innestarsi sulla
vita della Chiesa e cosi in questa entreranno forti torrenti vitali
che rigenereranno tutto il popolo. Noi, oggi, appena possiamo
capire, ma la storia della Chiesa giudicherà in altro modo. La
Chiesa è un organismo vivo che si sviluppa ed essa difatti ha finito
di vivere la fase romana o latina, perché finora i romani erano i
portatori della cultura cattolica ..."[87]
Ivan pensa che se la Chiesa ortodossa, soprattutto, fra gli
slavi, si unisce alla Chiesa cattolica da questa unione uscirebbe
una nuova vitalità: la Chiesa stessa resterebbe arricchita dalla
creatività delle culture nazionali e della presenza di nuovi
elementi della spiritualità cristiana propri alle Chiese separate.[88]
Più tardi però egli stesso si assimilò dopo completamente alla
forma della liturgia latina: i tempi non erano ancora maturi per
tirare tutte le conseguenze dalle primordiali convinzioni.
Nel desiderio che la Chiesa adempia bene la sua missione, Ivan si
accorgeva delle mancanze dei suoi principali rappresentati, i
sacerdoti. Già durante la guerra osservava che i cappellani militari
o non predicavano bene[89]
o lasciavano i soldati al fronte senza conforto spirituale. Quando
l'Austria cominciava a perdere la guerra, questi "sacerdoti della
Chiesa atemporale" richiamavano i soldati al loro giuramento, come
se esso fosse stato più importante della vita stessa degli uomini.[90]
Non sfuggiva neppure il Seminario di Zagabria alle sue amare
osservazioni. Così notava nel suo diario che esso formava i
sacerdoti di uno spirito superficiale e senza dar loro un ideale
elevato. Questi poi nel loro ministero non capivano lo slancio
apostolico dei giovani laici che si vorrebbero impegnare nel lavoro
per la diffusione della fede e creano con la loro opposizione solo
difficoltà al Movimento Cattolico.[91]
Ivan é convinto che per il progresso e la promozione del
cristianesimo, "in primo luogo è il clero che deve essere santo".[92]
D'altra parte Ivan era molto impressionato dopo aver assistito a
St. Gabriel in Austria alla prima messa di 17 missionari che stavano
per partire per le loro missioni "Fanno una impressione eroica. Se
noi giù avessimo missionari, fortemente si diffonderebbe 1'eroica
comprensione del cristianesimo... Beato il popolo che genera
missionari".[93]
Concludendo questa sezione sulla presenza della Chiesa nel diario
di Ivan, possiamo dire che in germe sono presenti già tutti gli
elementi componenti la sua concezione della Chiesa: l'avrebbe solo
elaborata ed arricchita con nuovi elementi, soprattutto con quello
del papato, come si vedrà in seguito.
[1] Cf ALBERICH E., Natura e
compiti di una catechesi moderna (Torino Leumann
1974)111-120
[2] KNIEWALD D., Dr Ivan Merz -
život i djelovanje (Zagreb 1932)
[3] Cf ibid., 11-30
[4] Cf ibid., 30-36
[5] Cf ibid., 37-59
[6] Cf ibid., 63-97
[7] Cf ibid.,101-115
[8] Cf ibid., 116-133
[9] Cf ibid., 134-138
[10] Cf ibid., 141-194
[11] Cf ibid., 207-216
[12] Cf VRBANEK J., Vitez Kristov - Dr
Ivan Merz. (Zagreb 1943)163
[13] L'originale del Diario si conserva
nell'archivio di Ivan Merz, Postulazione per la sua
beatificazione, Zagreb.
[14] Cf D 27-2-1914
[15] D 28-2-1916; scriveva questo prima di
partire per la guerra quando pensava che forse non l'avrebbe
più ripreso
[16] D 27-2-1914; riportiamo in
seguito il Motto del diario che Ivan cita nella
traduzione tedesca:
"In meiner Jugend hegte ich das Sehnen
Der Ländern Herz mit meinem zu durchdringen,
Nationen zu erleuchten, und zu steigen -
Ich wusste nicht wohin - vielleicht zu fallen,
Doch fallen wie ein stürzender Koloss,
Der niederspringt von blendend hoher Zinne,
Doch selbst in seines Abgrunds schwarzen Schlund,
Der Nebelsaulen auf zum Himmel schickt,
Die dann als Wolken wieder niedersturtzen –
Wohl tief, doch noch gewaltig liegt".
BYRON, Manfred, 111, 1
[17] Cf D 16-3-1914
[18] Cf D 9-5-1914; 16-5-1914
[19] Cf D 4-7-1914
[20] Cf D 2-8-1914; 11-12-1914
[21] Cf D 4-7-1914; 9-3-1914; 16-3-1914;
.16-10-1915
[22] Cf D 4-7-1914
[23] Cf D 9-3-1914
[24] Cf D 12-12-1915
[25] Cf D 14-6-1916; 22-7-1914
[26] D 3-5-1914
[27] D 4-7-1914
[28] Cf D 28-2-1916; 15-8-1916;
23-11-1916; 17-12-1916; 13-12-1916
[29] D 26-8-1916
[30] Cf D 17-5-1915; anche tutto il
periodo dal gennaio 1915 alla fine del 1916.
[31] D 29-11-1918; Ivan ha sottolineato la
parola: tutti
[32] D 19-1-1920
[33] Cf D 4-3-1914; 5-3-1914; 6-3-1914;
5-6-1914
[34] Cf D 6-3-1914
[35] Cf D 21-3-1914; 7-12-1914; 14-1-1916;
23-1-1916; 19-7-1916
[36] Cf D 12-6-1914; 23-7-1914;
18-6-1915; 219 al 2212-1914
[37] Cf D 23-7-1914; 7-6-1915; 28-2-1916
[38] Cf D 27-2-1914; vedi nota (16)
[39] D 18-5-1917
[40] Cf D 27-1-1918; 10-5-1918; 23-8-1918;
13-12-1916
[41] Cf D 29-11-1918
[42] Vedi P. I., cap. 1, n. I. A
[43] MARAKOVIÆ Ljubomir,Napomena,
in HP 7-10(1938)338
[44] Cf D 2-7-1914; 18-6-1915;
13-9-1915; 18-9-1915; 3-8-1920
[45] Cf NAGY Božidar, Borac s
bijelih planina (Zagreb 1971) 274
[46] D 26-4-1914
[47] Cf KNIEWALD, Život,18
[48] D 21-9-1914
[49] D 22-12-1914
[50] Cf D 17-5-1915
[51] D 17-5-1915
[52] Cf D dal 18-5-1916 al 10-10-1918
[53] KNIEWALD, Život,65
[54] Cf D 2-5-1914; 4-7-1914; 9-5-1915;
21-6-1914; 11-12-1915; 5-7-1917
[55] Cf D 6-8-1914; 13-12-1914; 23-6-1915;
29-6-1915; 27-12-1915; 17-1-1916; 17-6-1917; 30-1-1921 ;
27-7-1921
[56] D 18-5-1917
[57] Cf D 12-4-1914; 29-6-1914; 25-7-1914;
18-8-1915; 12-6-1917
[58] D 12-4-1914
[59] D 25-3-1914
[60] Cf l. cit.
[61] Cf D 27-5-1916; 24-6-1916
[62] Cf l. cit.
[63] D 24-2-1916
[64] Cf D 9-9-1917; 25-3-1918
[65] D. 27-12-1915
[66] Cf D 24-11-1915; 25-10-1915;
23-1-1916
[67] Cf VRBANEK, Vitez, 201
[68] P. I., cap. 3, C
[69] NAGY, Borac, 274-276
[70] D 2-3-1914
[71] D 18-8-1915
[72] Cf D 26-7-1914; 4-5-1914
[73] D 29-5-1914; le parole "Chiesa
nostra" Ivan ha scritto proprio in italiano.
[74] D 4-6-1917
[75] D 21-3-1919
[76] D 28-12-1920
[77] D 7-10-1920
[78] Cf D 12-1-1920
[79] D 12-2-1921
[80] D 30-1-1921
[81] D 12-2-1921
[82] L. cit.
[83] D 16-11-1920.
[84] ŽANKO Dušan, Duša Dra Ivana Merza,
in Život 5(1938)246
[85] D 18-12-1918
[86] D 18-12-1918
[87] L.cit.
[88] Cf l. cit.
[89] Cf D 8-12-1914
[90] Cf D 26-7-1918
[91] Cf D 6-9-1920
[92] L. cit.
[93] D 14-5-1920
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